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Pescara, 20/03/2026
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Data: 27/10/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fondi per ricostruire il Pd lancia la mobilitazione

IL TERREMOTOLa sede del Pd si trasforma in casa degli aquilani. Dopo una conferenza stampa fiume, il segretario cittadino, Stefano Albano ha fatto sostituire le bandiere che sventolavano sulla sede dei Democrat con quelle neroverdi della città, annunciando per domani alle 17, un’assemblea cittadina nella sede del partito. Qualcuno ha definito l’evento come un attivo allargato in cui si parlerà delle iniziative di mobilitazione che verranno messe in piedi nei prossimi giorni. Anche perché, con tutta la buona volontà, è difficile immaginare che un cittadino di centrodestra possa varcare la soglia dei Democrat. Dunque, il Pd cerca di tenere fuori dalla porta la politica, facendola però rientrare dalla finestra con un colpo da maestro: eleggere L’Aquila quale terreno di incontro o di scontro dei 4 candidati alla segreteria nazionale del Pd. Si chiederà loro in che punto dell’agenda è la questione L’Aquila, ma anche la soluzione. «Voterò chi dimostrerà di fare meglio» la butta lì il sindaco Massimo Cialente con un’entrée a sorpresa a conferenza stampa cominciata e un auspicio: «Spero che Giorgio de Matteis non venga a rimettere le bandiere anche qui». «Non avremo tentennamenti - aggiunge Stefano Albano che per la causa aquilana si farà da parte nella corsa alla segreteria provinciale - Se necessario manifesteremo anche contro il governo Letta». Non prima di aver sensibilizzato di nuovo il segretario Guglielmo Epifani. Domani sarà stilato un documento delle azioni di lotta. In vista lo sciopero generale promosso dai segretari nazionali che hanno inserito L’Aquila nella piattaforma di rivendicazione e ancora azioni di lotta in tutte le declinazioni.I RIBELLIDal sindaco giunge invece un’altra proposta a sorpresa: far partire dall’Aquila un movimento dei sindaci ribelli contro le scelte del governo. «Sto contattando quelli della Val di Susa e gli altri perché bisogna far capire che il Paese sta crollando e i soldi non possono essere usati per F35 e Tav ma per mettere in sicurezza le nostre città». Giovanni Lolli continua a tenere i conti della ricostruzione: «Servono oltre 3 miliardi, non pretendiamo di avere tutto, ma non può essere accettabile neanche lo zero messo in finanziaria con la sola possibilità di anticipo di un miliardo già conquistato che servirà solo a finanziare progetti già approvati». Lolli boccia anche il piano Legnini relativo ai 600 milioni di euro aggiuntivi perché «lontani anni luce dalle esigenze del cratere, e poi disponibili dal 2017. In occasione dello sciopero, faremo in modo che la città si fermi, perché l’Italia deve capire», chiosa.CASSE VUOTEInsomma l’amara verità è che da domani negli uffici per la ricostruzione sarà di nuovo in mostra il cartello «soldi finiti», mentre a febbraio la ricostruzione si fermerà. Inoltre, facendo una proiezione sui tempi per la ricostruzione, con il flusso delle risorse promesse L’Aquila sarà ricostruita nel 2035 e non in sei anni, ha detto chiaramente Cialente. Bollato anche il piano presentato dal centrodestra che la Pezzopane ha giudicato piuttosto confuso. Non poteva mancare un piccolo spot pro-Renzi: «Il sindaco di Firenze è con noi e sosterrà la nostra battaglia».

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