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Data: 06/11/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Decadenza, voto il 27. Berlusconi: «Il Colle ha ancora tempo per darmi la grazia»

ROMA Da mercoledì 27 novembre Silvio Berlusconi potrebbe non essere più un senatore della Repubblica. Decaduto per effetto della Legge Severino. Fatalità la pallina nella roulette del calendario dei lavori di Palazzo Madama si è fermata proprio sul giorno del compleanno di Julia Timoshenko, l’ ex ministra ucraina rinchiusa in carcere da due anni, più volte evocata come un incubo da Berlusconi («mi faranno marcire in prigione come lei»). E ora qualcuno potrebbe dire che il Cavaliere se l’è tirata. Se non fosse che la data è il risultato di un tira e molla in cui ognuno tirava da qualche parte. Il Pd per disarcionarlo subito, cioè dopo l’approvazione della legge di Stabilità e prima dell’8 dicembre, giorno delle primarie. Lealisti e falchi di Forza Italia per aggiungere sabbia alla clessidra e tenere sulla corda alfaniani e governo. I grillini che volevano votare ieri stesso la decadenza. E Sel che si sarebbe accontentata di anticipare di qualche giorno il voto.
CRIMI SOTTO ACCUSA

La Conferenza dei capigruppo aveva deciso la data a maggioranza. Sel e M5S avevano invece chiesto - come da regolamento - che in mancanza di unanimità a pronunciarsi sul calendario fosse l’Assemblea (che poi ha respinto le loro proposte). Alla fine, giorno più giorno meno, la sostanza non cambia. E nulla dovrebbe cambiare anche dopo che l’Ufficio di presidenza avrà valutato il comportamento di Vito Crimi, l’ex capogruppo 5 Stelle accusato di aver violato la segretezza della giunta per le elezioni pubblicando tweet e post su Facebook nel corso della seduta. Prima la Mussolini, poi il capogruppo azzurro Schifani sono tornati alla carica chiedendo di invalidare il lavoro della giunta. Il presidente Grasso ha garantito che l’Ufficio di presidenza cercherà di acquisire «ulteriori conoscenze informatiche e telematiche». Oggi si saprà se ci saranno conseguenze.
CLEMENZA IN EXTREMIS

E il Cavaliere? Ssostiene che ci sarebbe ancora la possibilità di un atto di clemenza del Colle. «Dicono che per avere la grazia bisogna aver iniziato a scontare la pena - ha confidato il leader di Forza Italia a Bruno Vespa per il suo ultimo libro - dunque sarebbe ancora in tempo». Né Berlusconi, né la sua famiglia o suoi avvocati hanno presentato finora una domanda al presidente Napolitano, che - come rivelato da Vespa - aveva ricevuto riservatamente il 9 agosto Gianni Letta e l’avvocato Franco Coppi per tastare il terreno. Il capo dello Stato si sarebbe però irrigidito per le dimissioni in massa dei ministri di Forza Italia e avrebbe accantonato l'idea della grazia.
Aver fissato la data del voto a fine novembre per i falchi del Pdl è «un nuovo strappo della maggioranza». Da qui accuse e controaccuse. Per stoppare le polemiche è intervenuto personalmente Berlusconi. Che non si fa illusioni sulla decadenza ma invita i suoi a non continuare «ad alimentare motivi di divisione». Ma l’appello sembra cadere nel vuoto. Raffaele Fitto attacca Alfano per la riunione notturna con i ”governativi”: «E’ sconcertante che dopo l’appello all’unità del Cavaliere si sia svolta una riunione di corrente». Immediata la replica di Gaetano Quagliariello: «Fitto di correnti se ne intende».

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