ROMA Cresce l'irritazione del governo per la girandola di proposte della propria maggioranza sulla legge di stabilità, tutte al momento prive di coperture certe. Cosa che ha solo contribuito al cortocircuito comunicativo sulla manovra. In attesa degli emendamenti che dovranno essere presentati domani in commissione Bilancio del Senato il Tesoro ha ripreso l'ultimo dossier rognoso dell'anno, quello sulla seconda rata dell'Imu, per la quale il ministro Fabrizio Saccomani ha fatto capire la difficoltà a trovare i fondi per cancellarne il pagamento. Ad indisporre l'esecutivo è stata la ripetuta richiesta, tanto del Pd che del Pdl, di aumentare l'impatto della manovra, specie del taglio al cuneo di un paio di miliardi, senza indicare coperture certe, come pure richiesto dal premier Enrico Letta ai segretari dei partiti la scorsa settimana. Il Tesoro ritiene che le entrate proposte dal Pd (nuova versione della Tobin tax o aumento dell'aliquota sulle rendite finanziarie) sarebbero inferiori alle indicazioni: per esempio la «Gogle tax, per il governo, darebbe 50-60 milioni e non 1 miliardo come stima Francesco Boccia (Pd), presidente della commissione Bilancio della Camera. Stesso discorso per i tagli proposti dal Pdl, come l'abolizione delle Province o degli Iacp, o il condono delle cartelle Equitalia, stoppato dal sottosegretario Pier Paolo Baretta. Ma sul tavolo del Tesoro è stato ripreso il dossier sulla seconda rata Imu, che scade il 16 dicembre, e sulla quale Baretta ha confermato l'impegno del governo a non farla pagare. In serata, da Londra, Saccomanni ha ammesso: «Non sarà facile evitare la seconda rata dell'Imu, ma si può fare». L'ipotesi più accreditata, sostenuta anche da Scelta civica, è quello di utilizzare le entrate derivanti dall'aumento del valore delle quote delle banche in Banca d'Italia.