ROMA Mario Diana, l’imprenditore prestato alla politica che aveva abbandonato il Pdl per contrasti con il governatore Ugo Cappellacci mettendosi alla guida di “Sardegna è già domani”, è stato tradito dall’amore per le cose belle. Orologi di lusso, penne Montablanc e soprattutto i libri preziosi, per i quali avrebbe speso 41 mila euro: copie del “Mundus novus”, costo 10 mila euro, di un “San Francesco d’Assisi” da 7.500 euro, volumi per i quali, all’acquisto, avrebbe contemplato «espressamente» la tramandabilità ai figli. A Carlo Sanjust, enfant prodige del Pdl e presidente della Commissione Cultura è stato fatale il giorno indimenticabile del ricevimento di nozze: un banchetto da 23 mila euro con 300 invitati che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati pagati con i soldi destinati al gruppo in Consiglio regionale. I due esponenti dell’Assemblea sarda sono stati arrestati ieri con l’accusa di peculato assieme all’imprenditore del catering Riccardo Cogoni nell'ambito dell'inchiesta-bis della procura di Cagliari sul presunto uso illecito dei fondi pubblici. Per il gip Giampaolo Casula la custodia cautelare dei due esponenti politici, già indagati, è giustificata dal rischio dell’inquinamento di prove legato alla presentazione di fatture false per giustificare gli acquisti. Totale delle spese folli presunte: 200 mila euro per Diana, 50 mila euro per Sanjust, mentre un altro consigliere del Pdl, Onorio Petrini, è indagato con l’accusa di avere speso seimila euro per acquistare ciotole in argento. Un nome, il suo, che si aggiunge ai più di 50 consiglieri di tutti gli schieramenti (su 80) finiti sotto la lente dei magistrati. I loro nomi sono gli ultimi in una lista interminabile di consiglieri di tutti gli schieramenti che in sedici regioni su venti sono al centro delle indagini sulle spese pazze. Dalla mappa restano escluse per ora solo Toscana, Puglia, Abruzzo e Veneto. Il caso più vicino in ordine di tempo è quello dell’Emilia Romagna, dove sono indagati per peculato tutti i nove capigruppo e dove il denaro che avrebbe dovuto essere utilizzato per l’attività politico-amministrativa, sarebbe stato usato per comprare salumi e formaggi, panettoni e aceto balsamico, un asciugacapelli, un divano letto e persino per l’ingresso in un bagno pubblico (50 centesimi). Il contagio dello shopping compulsivo va da Nord a Sud. In Calabria sono indagati 13 politici regionali. Le accuse vanno dal peculato, al falso alla truffa: nella lista della spesa balli cubani, valigeria, profumi, senza dimenticare caffè, cornetti e gelato inviati con le condoglianze ai familiari di un assessore «in occasione di un evento luttuoso». Nel Lazio il sistema del presunto utilizzo illecito dei fondi ha preso il nome dell’ex capogruppo del Pdl in Regione, Franco Fiorito. Mentre “er Batman di Anagni” è stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi per la presunta appropriazione di 1,3 milioni, la magistratura sta eseguendo accertamenti sui conti di 13 ex consiglieri del Pdl. In Lombardia le indagini sono partite alla fine del 2012, quando sono finite nel mirino le spese relative a pranzi, viaggi e libri dei consiglieri della Lega, Renzo Bossi compreso, e del Pdl. A maggio è toccato al Pd. Secondo la Corte dei conti a guidare la classifica dei rimborsi non dovuti è il Carroccio, con quasi 600 mila euro di spese contestate. In Campania, a luglio, la bufera si è abbattuta su quasi tutta l’assemblea, 60 consiglieri indagati con l’accusa di peculato per aver dissipato 2 milioni e mezzo: feste di compleanno, tintura per capelli, sigarette e persino il pagamento della tassa sui rifiuti. Ciclone anche in Basilicata, dove due assessori e un consigliere sono stati arrestati in aprile, 48 gli indagati. L’inchiesta ha provocato le dimissioni del governatore di centrosinistra Vito De Filippo, sotto accusa per l’acquisto di 3.840 euro di francobolli, e lo scioglimento del consiglio. Si tornerà al voto il 17 e 18 novembre.