Indaga la procura di Roma, ai pm un dossier dell’azienda Il meccanismo avrebbe generato 70 milioni fuori bilancio
ROMA Una fabbrica parallela di biglietti contraffatti destinati alla creazione di fondi neri per finanziare la politica sulla base di un patto bi-partisan. Il meccanismo fraudolento si sarebbe sviluppato 13 anni fa all’interno dell’Atac, l’azienda di trasporto pubblico di Roma, un colosso di dimensioni europee che attraverso il sistema di bigliettazione sotterranea, la cui regia resta per ora occulta, avrebbe generato un flusso di denaro fuori bilancio enorme, stimato in 70 milioni di euro, a fronte di un deficit annuo di 150 milioni. È una maxi-truffa ancora senza responsabili quella su cui indaga la procura di Roma, un filone dell’inchiesta aperta nel 2010 e culminata l’anno dopo con la denuncia di quindici persone per la falsificazione dei titoli di viaggio avvenuta all’esterno dell’azienda, parte lesa nel procedimento. Mentre per l’inchiesta madre la procura ha già chiesto il rinvio a giudizio delle persone coinvolte, il fascicolo sulla clonazione, aperto dal pm Alberto Pioletti con l’ipotesi di truffa e falso, è contro ignoti. Nessun avviso di garanzia sarebbe ancora stato inviato, ma tre dirigenti sarebbero nel mirino. «Se i fatti sono veri, spero che siano arrestati e venga buttata la chiave» commenta il sindaco Ignazio Marino, mentre il presidente del Consiglio comunale Mirko Coratti chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta. I biglietti fantasma, scrive “la Repubblica”, cominciano a essere prodotti, probabilmente in una stamperia clandestina, a partire dal 2000. Il sistema ormai oliato ha un nuovo imprimatur durante una cena avvenuta nel 2008, quando al governo, dopo anni di amministrazioni di centrosinistra, arriva il centrodestra. È una pacificazione nel segno dei soldi in cui Atac è utilizzata come una banca, che stampa biglietti, cioè denaro, senza alcun controllo, sotto la regia di un gruppo di persone diventate inamovibili. All’indomani delle rivelazioni, l’amministratore delegato Danilo Broggi, in carica dal 27 luglio scorso, conferma di essere a conoscenza degli illeciti consumati ai danni dell’azienda perché Atac, ricorda, «ne ha fatto oggetto di indagine interna sin dal 2010». Nel 2012 i risultati di quell’inchiesta, commissionata a uno studio legale esterno, vengono consegnati alla procura, mentre con l’arrivo di Broggi vengono avviati ulteriori «approfondimenti sui processi organizzativi per verificare eventuali inerzie». Gli esperti incaricati da Atac stimano un giro di denaro proveniente dai biglietti contraffatti di 40-50 milioni. «La maggior parte degli illeciti - dicono - sono avvenuti con complicità interne. Ciò perché il settore dei titoli di viaggio è vasto e complesso» e «viene favorita la formazione di chiesette consolidate sulle quali il controllo diventa difficile. Il sistema di bigliettazione elettronica - concludono - è del tutto indifeso».