Genova - «Il sindaco sta imboccando una strada pericolosa, e a questo punto rischia seriamente problemi di ordine pubblico. Non si può tagliare per un anno lo stipendio e tenere sulle spine 2.500 lavoratori per poi presentarsi senza la minima idea di come portare in salvo l’azienda». Non usa mezzi termini, il sindacalista della Faisa Andrea Gatto, nel descrivere lo stato di tensione conclamatosi ieri in serata tra lavoratori Amt e giunta comunale. «Una vera presa in giro - rincara Luca Lagomarsino dell’Ugl trasporti - il sindaco ha soltanto detto che i dipendenti dovranno rinnovare i propri sacrifici ma senza spiegare come intenda rispettare i patti siglati con noi nel 2012». Così sarà sciopero dei tranvieri, è deciso. Anche se sulla data è necessario ancora un passaggio: il 14 novembre è previsto lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil (che riguarda anche i bus Amt, fermi dalle 9 e 35 alle 13 e 35), dunque sarà necessario trovare un giorno tra il 24 (dalla precedente astensione devono passare dieci giorni) e il 7 dicembre (dopo scatterà una sorta di moratoria per evitare disagi eccessivi nel periodo pre-natalizio). Lo sciopero sarà di quattro ore, ma è quanto accadrà diversi giorni prima, che veramente conta: la settimana prossima i sindacati convocheranno l’assemblea dei lavoratori, un summit generale che potrebbe anche decidere azioni di protesta estemporanee e non programmate.
«Senza interventi, il 2014 tornerà a essere un anno di profondo rosso per Amt - aveva dichiarato in mattinata a Primocanale il sindaco Marco Doria - un anno di passivo di bilancio, che rischia di portare l’azienda in fallimento». «Il caso di Amt - ha aggiunto - è il caso più complesso che l’amministrazione si trova di fronte. Un conto è fare intervenire un socio privato in condizioni di minoranza in un’azienda che il Comune continua a controllare: entra un socio nuovo, rimangono i dipendenti e i contratti. Un altro è la cessione dell’azienda: nelle condizioni che si mettono per la cessione si introduce la clausola sociale, chi rilevasse l’azienda dovrebbe assorbire la totalità dei dipendenti con i loro contratti di lavoro». Concetti più o meno ribaditi dal primo cittadino nei due incontri tenutosi nel pomeriggio a Palazzo Tursi, il primo con i capigruppo e i segretari dei partiti a suo sostegno in maggioranza e la seconda con i sindacati Amt. Tra i partiti, Sel è tornata a pronunciarsi a favore di un mantenimento dell’azienda al 100% in mano pubblica (ribadendo l’idea di lanciare un azionariato sociale), mentre Pd, Lista Doria e l’esponente di Diritti e Libertà De Benedictis sembrano più o meno allineati sulla prospettiva della privatizzazione.
Ancora indefinita la posizione al proposito della giunta (oltre a Doria all’incontro c’era anche l’assessore Anna Maria Dagnino), limitatasi ieri a mettere sul banco la grave difficoltà dell’azienda, “affetta” anche per il 2014 da un passivo previsto di 10 milioni. Ai quali si aggiungono i problemi a investire. «Non riusciamo ad acquistare nuovi bus - ha allargato le braccia la Dagnino - per patrimonializzare e investire servirebbero altri 30 milioni». Lunedì è prevista una nuova riunione di maggioranza. L’ennesima stagione calda del trasporto pubblico locale, però, è già iniziata. «Parole campate in aria - inquadra Andrea Gamba della Filt Cgil - il sindaco ci è parso solo voler prendere tempo. Così però non funziona, non si può che andare allo sciopero».