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Pescara, 24/03/2026
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Data: 09/11/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Atac, il dossier degli sprechi. Il rapporto del collegio sindacale: furti di gasolio, finanza creativa e nessun controllo

Errori contabili, operazioni finanziarie spregiudicate, fatturazioni inesistenti. Tutto contenuto in un dossier Atac. E una serie di stralci sottoscritti da Renato Castaldo, del collegio dei sindaci, inviati alla Procura. Documenti dove viene ricostruita una parte della storia dell’azienda, quella più occulta. Intanto, sono 23 gli indagati per due inchieste che potrebbero ricongiungersi. Due i fascicoli aperti dalla procura sui biglietti Atac clonati. E tre dipendenti sul registro degli indagati. Il Comune sarà parte civile.

Quel dossier che fa tremare l’Atac, finanza creativa e furti di gasolio

Operazioni finanziarie spregiudicate, bandi di gara sospetti, errori contabili, fatturazioni inesistenti o perdute, forniture incontrollabili. Se i ventidue milioni di utili del bilancio Atac - passato da meno 179 milioni del 2011 a meno 156,7 milioni del 2012 - sono bastati lo scorso aprile a far approvare il bilancio, non sono serviti a far tacere il collegio sindacale su quanto sta accadendo in azienda da anni. E’ tutto contenuto nel dossier di undici pagine firmato lo scorso aprile, di cui il Messaggero è venuto in possesso, che compone la relazione sul bilancio d’esercizio 2012 e in una serie di stralci sottoscritti da Costantino Lauria, Renato Castaldo ed Emiliano Clementi, del collegio dei sindaci, inviati alla Procura della Repubblica per allargare i temi al fronte giudiziario. Documenti dettagliati dove viene ricostruita una parte della storia dell’azienda, quella più occulta, con la sparizione di un fiume di denaro legato a doppia mandata a «decisioni gestionali temerarie e censurabili» che hanno esposto Atac negli anni a «enormi rischi economici», garantendo invece ai vari amministratori premi di produzione e stipendi da favola, in una sorta di continuità trasversale alla politica, dall’epoca Veltroni ad Alemanno, all’attuale dirigenza Marino, dove una buona fetta di funzionari e dirigenti sono rimasti saldamente al loro posto.
L’ANALISI CONTABILE
Alla fine dell’esercizio 2011 la direzione centrale amministrazione finanza e controllo, su indicazione del collegio sindacale, avvia un’analisi di pulizia contabile. Vengono individuate nei conti «fatture da ricevere» e «note di credito». Aree, come scrivono i sindaci «di indubbia confusione e incoerenza». Alla fine emerge una cifra nel conto «fatture da ricevere» di 156.662.268 euro e di 121.668.921 di storni collegati: un saldo negativo di quasi 35 milioni di euro di giustificativi sui rimborsi, che non ci sono. Una mancata capitalizzazione, questa ipotizzata, che da sola rischierebbe di far saltare l’azienda.
35
Milioni di euro il saldo negativo sui rimborsi
di alcune fatture
«Errori contabili - scrivono i sindaci - che hanno influenzato in maniera negativa i bilanci degli anni precedenti».
CARBURANTE SOSPETTO
Una equipe di ingegneri e tecnici, nel 2011, viene incaricata di fare verifiche su delicati aspetti gestionali e rapporti contrattuali. La prima analisi riguarda il controllo delle attività in tutti i depositi per la fornitura di gasolio. «Sono emersi mancati e insufficienti controlli del personale preposto ai rifornimenti - scrive il collegio - incertezze sui quantitativi realmente forniti, incongruenze sulla fornitura dei carburanti». E se non bastasse questo, sotto accusa finisce pure la base contrattuale «fonte di gravi disfunzioni e carenze sulle condizioni di fornitura e di capitolato». Intanto, negli anni, alcuni dipendenti vengono pizzicati mentre escono dai depositi con centinaia di litri di carburante.
Stessa cosa per i contratti di service e fornitura di pneumatici affidato dal 2009, dove le verifiche hanno evidenziato «criticità e la necessità di aggiustamenti contrattuali», scrivono nel loro rapporto gli esperti, spiegando che sono in corso altre attività di intelligence su delicati aspetti gestionali e tecnici.
OPERAZIONI CREATIVE
C’è la questione della Bank of Ireland che fece perdere ad Atac 7,5 milioni di euro. Un’operazione perfezionata nel 2006 dall’allora ad di Trambus Filippo Allegra e dal dirigente Fausto Concezzi. Vennero acquistati titoli obbligazionari «zero cupon» (ovvero senza riconoscimento di cedole di interessi fino alla scadenza) emessi dalla banca irlandese, collocati da JPMorgan, con scadenza nel 2021 per 20 milioni.
40
Milioni di euro investiti da Atac in obbligazioni collocate da JPMorgan
Poi altri 20 milioni con scadenza nel 2026. Ma l’acquisto, fatto con il Tfr dei dipendenti, come spiega il dossier «avvenne a un valore del tutto incongruo, pari al valore nominale in un caso (ovvero 20 milioni) e nell’altro al 99,95%, vale a dire lo stesso prezzo che sarebbe stato riconosciuto ad Atac stessa molti anni dopo». Morale, quasi 8 milioni di mancate plusvalenze il danno subito da Atac.
Altra questione la «Us cross boarder lease», concepita nel 2003 dal cda: una sorta di vendita fittizia della flotta per ricavarne un prestito. All’epoca il sindaco della città era Walter Veltroni e presidente dell’azienda Mauro Calamante. «Un’operazione - scrive in un rapporto inviato alla procura sempre Castaldo - che ha posto in luce gli enormi rischi economici ai quali era esposta Atac e l’esistenza di decisioni gestionali indubbiamente temerarie e censurabili. Costato all’azienda l’esborso di 28 milioni di euro».
LA GUERRA DEI PARTNER
Altro tema. La Tevere Tpl, principale sub contractor di Atac per le linee periferiche, in relazione a un mancato adeguamento del contratto rivendica una cifra, stabilita in 31 milioni di euro (da contratto del 2005) dopo un lodo arbitrale nel 2009. Questa cifra sale a un certo punto a 94 milioni di euro. Un’operazione fatta saltare all’ultimo da alcuni dirigenti, ma sulla quale si è aperto un altro capitolo. In pratica, secondo alcuni dirigenti, una parte di dirigenti di Atac avrebbe gonfiato i conti nei confronti del fornitore, per garantirgli un rimborso maggiore.
PULIZIE GONFIATE
Anomala, per il collegio, anche la gara 2011 per il servizio di pulizia con un valore a base d’asta di 95 milioni di euro: vecchia storia che finisce nel dossier 2013. L’importo da un anno all’altro, infatti, aumenta del 30%. Non solo la ditta Ati (un’associazione di imprese di cui fanno parte aziende storiche di fornitori e alcuni sindacati) che se lo aggiudica offre un ribasso del 3,81%. Situazione sospetta, visto che in altre gare simili i ribassi vanno dal 17% nelle gare Consip, al 33% nella gara con Grandi Stazioni, per gli stessi analoghi servizi. Infine, scrivono i tecnici nei documenti, «è emerso che la società aggiudicatrice avrebbe ridotto drasticamente al personale le ore di lavoro, violando il contratto».

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