Il Comune pronto ad acquisire l’area nel degrado della vecchia stazione Fidanza: «Sarà un’operazione a costo zero». Gallerati: «Facciamoci un museo»
MONTESILVANO Per 34 anni, fino al 1963, è stata tappa del tragitto del trenino dell’ex Fea, la ferrovia elettrica abruzzese, che da Pescara conduceva a Penne. Oggi invece è perlopiù ricettacolo di rifiuti e punto di ritrovo serale per sbandati. Ma chissà che, a breve, non ritrovi almeno in parte l’interesse di una volta. Si tratta della vecchia stazione ferroviaria di Montesilvano, in pieno centro, a qualche centinaia di metri di distanza dallo scalo oggi operativo. Sede, per qualche tempo, di raduni per boy scout, e oggi stabile abbandonato, la stazione dell’ex Fea, grazie a un decreto legge, è ora infatti entrata nel mirino dell’amministrazione comunale. Infatti l’articolo 56 bis del decreto legge 69 del 21 giugno 2013, convertito in legge con modificazioni dalla legge 98 del 9 agosto 2013 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 194 del 20 agosto 2013), ha introdotto delle procedure semplificate per il trasferimento agli enti territoriali di immobili dello Stato, in attuazione del decreto legislativo 85 del 28 maggio 2010: ovvero, il cosiddetto federalismo demaniale. Un investimento a costo zero, che i Comuni e altri enti locali possono effettuare, attraverso l’Agenzia del Demanio, già dal primo settembre scorso e fino alla fine del mese in corso. «Abbiamo già deciso che interverremo in questo senso», ha fatto sapere l’assessore con delega alla valorizzazione del patrimonio, Enzo Fidanza. «L’istanza per la richiesta scadrà il 30 novembre prossimo, e tra l’altro non comporterà nessun aggravio per le casse comunali». Davvero a costo zero, visto che la domanda al Demanio andrà inoltrata attraverso l’applicativo telematico del sito internet dell’Agenzia. «Tuttavia», continua Fidanza, «ancora non abbiamo discusso di ciò che faremo del sito, che certamente non rappresenta l’unico obiettivo dell’amministrazione, per quanto riguarda le acquisizioni dei beni dello Stato». Chi invece ha già le idee chiare su quale dovrebbe essere la destinazione dell’antica stazione, è Renzo Gallerati, ex sindaco della città, appassionato di storia delle ferrovie e ora alle pubbliche relazioni del Museo storico del treno. «Se l’ex stazione dovesse entrare in possesso del Comune, visto che Montesilvano ha diverse esigenze, io penserei innanzitutto a un museo. Poi», continua Gallerati, «in alternativa suggerirei di poterne fare un luogo di aggregazione per gli anziani, oppure ancora un centro per impianti sportivi. Senza dimenticare il fatto», precisa l’ex primo cittadino, «che oggi ben due università della terza età, una presieduta da Giuseppe Tini, e l’altra da Maria Rosaria Pallione, sono senza una sede». Secondo Gallerati, «un’altra possibilità potrebbe essere quella di farci una biblioteca. Insomma, tutto sommato sarebbe il caso che tornasse a essere un luogo che richiami la memoria. Infine», conclude Gallerati, che l’altro ieri ha presentato un libro, al Museo delle Genti d’Abruzzo, intitolato «Dai cavalli animale ai cavalli motore», scritto insieme con Raffaele Ambrosini, Norma D’Ercole e Annalisa Massimi, «naturalmente direi che, proprio per evitare che giunga a una situazione simile a quella attuale, che è uno scempio, la nuova sede abbia anche un sistema di vigilanza contro i vandali». Un tuffo nel passato nostalgico, dunque, se davvero l’ex stazione dovesse tornare a disposizione dei cittadini, perché in qualsiasi veste farebbe tornare in mente ricordi mai sbiaditi. Come la testimonianza del figlio di un ex capostazione, Ugo Mastrangelo. Carlo, infatti, il 20 giugno scorso, in occasione della rievocazione del cinquantennale dell’ultima corsa delle ferrovie elettriche abruzzesi, ha raccontato di quando «oltre agli studenti, che andavano a scuola a Pescara, col treno viaggiavano i contadini, con pollame e uova». Pollame che è ritornato anche nei ricordi di una studentessa di allora, Anna Amicone, quando lo stesso giorno ha riportato in auge episodi in cui le galline, sistemate sotto ai sedili, dentro alle gabbie, «a volte di colpo fuoriuscivano e si mettevano a svolazzare nelle carrozze».