L’appello al governo: «Priorità è la messa in sicurezza di tutto il territorio L’avvio dei cantieri della ricostruzione farà crescere di molto il Pil nazionale»
L’AQUILA «Le aree di accoglienza non servono prima, ma dopo una catastrofe naturale. Prima, serve la prevenzione. Ossia: la messa in sicurezza di tutto il patrimonio edilizio del Paese, affinché non ci sia un’altra tragedia come quella aquilana». Nella battaglia per spingere il governo ad adottare una strategia programmata nella ricostruzione il sindaco Massimo Cialente questa volta è appoggiato da un parterre di suoi colleghi d’eccezione: i primi cittadini della Val di Susa, arrivati in città per dire «No alla Tav, sì alla ricostruzione dell’Aquila». Una quindicina di sindaci di altrettanti comuni della provincia di Torino (Avigliana, Venaus, Villar Focchiardo, Mattie, Novalesa, Mompantero, Giaglione, San Giorio, Vaie, Oulx, Rivalta, San Didero, San Ambrogio, Caprie), oltre al presidente della Comunità montana Valle Susa, Sandro Plano e a un componente del movimento «No Tav», Guido Fissore, ieri alle 13 sono scesi dal pullman, hanno visitato la città e incontrato l’amministrazione comunale e infine si sono confrontati con i cittadini all’Auditorium del Parco del Castello, appuntamento organizzato dal comitato 3e32. Un incontro, quest’ultimo, avvenuto in una circostanza drammatica, nel giorno della morte di Fabrizio Pambianchi, animatore dei comitati cittadini. «La casa non può diventare la nostra tomba», ha detto Cialente, aprendo il primo incontro nella sede del Comune a Villa Gioia. E allora «facciamo una rivoluzione, noi sindaci d’Italia, tutti insieme, per indurre i governi a cambiare strategia, a modificare l’agenda delle priorità». E non è una priorità la linea ferroviaria di 235 chilometri Torino-Lione, per il trasporto commerciale; lo è, invece, la ricostruzione dell’Aquila, simbolo di «uno Stato che non sa difendere i cittadini» e lo è altrettanto «la messa in sicurezza di tutti gli edifici pubblici d’Italia». «Da Nord a Sud», ha rimarcato il presidente della Comunità montana Valle Susa, «perché la nostra è una battaglia culturale. Tutta l’Italia è sismica e gran parte del suo territorio è a rischio idrogeologico. È urgente porre rimedio a questa fragilità per il futuro dei nostri figli con gli ingenti fondi previsti per un progetto inutile e dannoso per la Val di Susa come la Tav, che serve per il solo trasporto merci, o per l’acquisto di caccia militari e armi, si può far partire una maxi-operazione di messa in sicurezza», ha aggiunto Plano. «Non siamo sindaci ribelli; forse siamo gli unici sindaci normali», ha poi sottolineato, rimarcando che «al centro delle azioni di governo dev’esserci la sicurezza pubblica». Per Cialente (che il 20 novembre andrà a San Sepolcro, nel Torinese, per un incontro analogo, mentre il 16 il gonfalone del Comune sarà presente in Val di Susa in occasione di una manifestazione contro la Tav) «si ha paura di discutere». «Sono settimane», ha ricordato, «che chiedo al ministro Trigilia di venire all’Aquila, ma non ricevo risposta». E proprio al governo il Comune ha chiesto di fare un calcolo per verificare il Pil che una mastodontica messa in sicurezza del Paese sarebbe in grado di generare. Un calcolo al quale, però, «il governo ancora non mette mano. Vuol dire che lo faremo da soli, con l’aiuto di esperti». Intanto il sindaco si dice già sicuro del fatto che «l’apertura di centinaia e centinaia di cantieri per il recupero edilizio porterebbe a un aumento impressionante del Pil, aumento che il progetto Tav non può generare».