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Data: 12/11/2013
Testata giornalistica: Terre marsicane
Trasporto ferroviario e disservizi - Pendolari, All’odissea quotidiana si aggiunge quella del week-end. Maltempo, foglie cadute, scambio dei binari, passaggi a livelli aperti, sulle cause dei ritardi dei treni, nella tratta Roma-Avezzano, si potrebbe scrivere un libro; a pagare: solo i pendolari

Tagliacozzo – L’odissea quotidiana, per i pendolari che ogni giorno dalla Marsica viaggiano fino a Roma e ritorno, non trova soluzioni. E nel week-end, invece di migliorare, peggiora.

Dopo aver segnalato la scorsa settimana ritardi inaccettabili verificatesi in mattinata sulla tratta Avezzano-Roma, stavolta a pagare il dazio del disagio e sono stati i pendolari che rientrano in serata.

Il treno partito ieri sera dalla stazione Tiburtina alle 19,33 che doveva arrivare a Tagliacozzo alle 21,14 è giunto con quasi un’ora di ritardo (per l’esattezza 48 minuti dopo). E la causa? «La pioggia e il vento hanno comportato un pesante rallentamento della velocità da Castel Madama a Roviano» spiega Angelo, uno dei pendolari di Tagliacozzo presenti sul treno. «E una volta giunto a Carsoli - già in ritardo - il convoglio si è fermato per altri 20 minuti, a causa di uno scambio dei binari mal funzionante».

Sabato sera: ragioni diverse, stessi ritardi. «Sempre il treno serale delle 19,33 partito da Tiburtina - prosegue - è rimasto fermo quasi un’ora a Tivoli, perché stavolta il passaggio a livello di Castel Madama era aperto e bisognava attendere che i Carabinieri andassero a fermare le auto, per consentire al treno di passare».

I motivi dei ritardi si possono definire grotteschi, ridicoli, insulsi, assurdi. Certo è che ogni giorno vengono serviti, su un piatto d’argento, a questa gente che non sa più a chi appellarsi, per far valere i propri diritti di cittadini-lavoratori.

Ma su una tratta che parte dalla Capitale e si dirige verso l’Abruzzo, regione nota in tutto il mondo per i suoi monti (pari al 65% della superficie totale), patria dei monti Simbruini (quelli confinanti con il Lazio), del gruppo Sirente-Velino, ma ovviamente anche della Maiella, del Gran Sasso, del Parco Nazionale e dei Monti della Laga, è accettabile che venga percorsa dai convogli più scadenti, con motrici obsolete incapaci di affrontare come si deve le salite? E’ accettabile che un tragitto percorso da centinaia di migliaia di persone tutti i giorni “per lavoro” sia bistrattato da Trenitalia, ma anche dalle istituzioni regionali e nazionali in questo modo?

Fiumi di parole, spese in un mare di riunioni, da assessori e consiglieri regionali, sottosegretari, dirigenti, amministratori vari, eccetera, che non portano mai da nessuna parte.

Possibile che non sia chiaro a tutti, che quel percorso attraversa località di montagna, con altitudini - che già dopo Castel Madama - superano i 500 metri sul livello del mare? Per arrivare a Carsoli con 616 mlm, a Tagliacozzo con 750 mlm e ad Avezzano con 695 mlm. E in quanto tali, caratterizzate – ovviamente - da un clima autunno-invernale rigido e con “copiose” precipitazioni.

E allora se già i bambini delle elementari conoscono tali informazioni, perché quotidianamente si continua ad umiliare tali lavoratori, sottoposti già a gravi difficoltà a causa della crisi economica, offrendo loro solo questo scadente trasporto? Disagi, ritardi, ansia, malcontento, inoltre, si riverberano sui luoghi di lavoro (perché i titolari d’azienda, vale la pena ricordarlo, non sempre vogliono farsi carico di tali disfunzioni) e sulle famiglie. Spesso ci si riempie la bocca parlando di qualità della vita, ma dov’è la qualità della vita di queste persone, a cui non viene riconosciuto neanche il minimo rispetto come cittadini?

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