Esentare dall’Irpef i redditi inferiori ai 12.000 euro. È il contenuto di due emendamenti alla legge di Stabilità - uno proveniente dalle file del Pdl (prima firmataria Anna Cinzia Bonfrisco), l’altro da quelle del Pd (primo firmatario Giancarlo Sangalli) - per modificare il cuneo fiscale. Segno di una possibile intesa tra i due principali partiti della maggioranza, anche se c’è chi, come il sottosegretario Stefano Fassina, invita alla cautela invitando a considerare il tema delle coperture dei provvedimenti. E, dal canto suo, il Pdl torna alla carica con la proposta della cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali, che secondo i promotori Antonio D’Alì e Andrea Mandelli consentirebbe di racimolare in tempi brevi 800 milioni di euro da destinare al cuneo fiscale (cioè la riduzione del costo del lavoro) e alle pensioni. Un provvedimento che non piace però al Pd che lo considera una sorta di condono su tasse dovute e già accertate che in questo modo non sarebbero più riscosse per intero.
GLI ALTRI TEMI - Ma c’è anche chi propone di tassare tutto il salario di produttività al 10%. È l’idea avanzata in un altro emendamento da Maurizio Sacconi (presidente della Commissione Lavoro del Senato), che chiede di sostituire così il taglio del cuneo fiscale. L’imposta al 10% si applicherebbe in questo modo solo ai redditi inferiori ai 40.000 euro annui su una retribuzione lorda non superiore ai 6.000 euro.
Altri emendamenti Pd-Pdl presentati alla legge di Stabilità prevedono inoltre di reintrodurre gli sgravi per i figli, nella misura di 50 euro ciascuno. Tra le numerose proposte, il Pdl con Federica Chiavaroli punta a fare in modo che nel conteggio della nuova Trise si faccia riferimento alla capacità contributiva e in aggiunta siano previste le detrazioni mentre nell’emendamento a firma Nicoletta Favero si prevedono unicamente gli sgravi.
FASSINA FRENA - «È presto» per parlare di intesa tra Pd e Pdl sull’ampliamento della «no tax» area per i redditi fino a 12mila euro ha commentato dunque Stefano Fassina, che di fatto boccia l’idea: l’operazione, afferma, è «molto costosa e non è finalizzata soltanto ai redditi più bassi». Il viceministro all’Economia non pensa che il dibattito parlamentare modificherà la legge di stabilità: «Credo che resterà la parte sostanziale - ha detto - nessun partito in questi giorni in commissione bilancio ha messo in discussione i saldi» e «quindi la parte macroeconomica è assolutamente salvaguardata».
I SINDACATI - Sulla legge sono tornati a parlare anche i sindacati. «Penso che il presidente del Consiglio sbagli quando dice che l’impianto della legge di Stabilità non può essere cambiato — ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, secondo cui la legge — mantiene l’Italia nelle condizioni di un paese in deflazione e dove continua ad aumentare la disoccupazione». Nella mattinata di lunedì i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno avuto sul tema degli incontri, prima con i parlamentari di Sel e poi del Pd, alla ricerca di un consenso politico che rimetta al centro della legge di Stabilità il lavoro, il taglio delle tasse e la ripresa dei consumi. Proprio nel giorno dell’avvio dell’ondata di scioperi regionali che si concluderanno il 15 novembre prossimo.