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Data: 12/11/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Meno tasse sui redditi bassi. Scontro sulla casa ipotesi condono. Dai lavoratori ai pensionati esenzione per altri 5-6 milioni

ROMA Pd e Pdl, o almeno un gruppetto di senatori dei due partiti, concordano sull’idea di esentare dall’Irpef tutti i contribuenti che hanno un reddito inferiore a 12 mila euro. Invece sulla tassazione immobiliare le proposte dei due principali partiti divergono, spaziando da una riscrittura totale delle attuali norme, con l’istituzione di un nuovo tributo unico (Tuc), all’esenzione per l’abitazione principale, alla previsione di tetti alle aliquote e di detrazioni. È presto per dire quanta parte delle novità contenute in questi ed altri emendamenti presentati dalle varie forze politiche si tradurranno in reali modifiche al testo della legge di Stabilità. Ieri il ministro Saccomanni si è detto non spaventato delle oltre 3 mila proposte di modifica, che saranno «vagliate dalla Ragioneria generale dello Stato»: come di consueto lo spazio per le correzioni parlamentari esiste ma è limitato dal vincolo dei saldi. Il titolare dell’Economia, che ha parlato all’inaugurazione della scuola tributaria della Guardia di Finanza, è stato anche protagonista di uno scambio a distanza con il presidente di Confcommercio Sangalli: se il ministro vede avviata una ripresa che si consoliderà nel 2014, purché ci sia stabilità politica, Sangalli parla di imprese «stremate» destinata a restare in forte difficoltà anche il prossimo anno.
I DUBBI DEL VICEMINISTRO
Sul punto specifico delle possibili modifiche al regime Irpef il viceministro all’Economia Fassina si è mostrato piuttosto perplesso, evidenziando come un meccanismo di detassazione esteso e generalizzato, oltre ad essere molto costoso per il bilancio pubblico, rischierebbe di premiare anche i contribuenti più ricchi. In realtà negli emendamenti Pd-Pdl, praticamente uno fotocopia dell’altro, si parla piuttosto di esenzione per tutti coloro il cui reddito complessivo è al di sotto della soglia dei dodicimila euro. Secondo alcuni dei firmatari della proposta, il mancato gettito sarebbe di 1,8 miliardi; ma a seconda dell’esatta formulazione il costo potrebbe essere ben più alto. In ogni caso sia il Pd che il Pdl ritengono di poter ricavare la copertura finanziaria da una drastica riduzione delle spese per consumi intermedi (sostanzialmente gli acquisti della pubblica amministrazione) che verrebbero limitati al 70 per cento di quelle del 2012.
LA VENDITA DELLE SPIAGGE
La situazione è ancora più incerta sul fronte della casa. La proposta forse più innovativa rispetto all’assetto delineato nel testo del governo porta tra gli altri la firma di Antonio D’Alì, relatore del provvedimento per il Pdl, e del senatore Sacconi. Prevede la nascita di una nuova imposta, il tributo unico comunale, che sintetizzato in “Tuc” arricchirebbe anche il campionario di acronimi in materia. Il Tuc si articolerebbe in due distinte componenti, una patrimoniale a carico dei proprietari, con aliquota dell’8,1 per mille, e una sui servizi indivisibile variabile tra l’1 e l’1,5 per mille. In ogni caso sarebbe esclusa l’abitazione principale. La copertura finanziaria arriverebbe dalla cessione alle imprese interessate delle strutture balneari (che però è una voce una tantum). Gli emendamenti del Pd prevedono invece per l’abitazione principale detrazioni sul modello di quelle dell’Imu, ed altri sgravi legati alla situazione familiare.
Sempre da D’Alì per il Pdl è poi arrivata la proposta, già annunciata nei giorni scorsi, di una sanatoria sulle cartelle esattoriali che permetterebbe di definirle versando l’80 per cento del dovuto, e frutterebbe alle casse dello Stato.

Dai lavoratori ai pensionati esenzione per altri 5-6 milioni

ROMA Un’esenzione generalizzata sui redditi fino 12.000 euro avrebbe l’effetto di azzerare il prelievo Irpef per circa 5-6 milioni di contribuenti: non solo dipendenti e pensionati ma anche lavoratori autonomi e titolari di redditi diversi. Il numero esatto dei teorici beneficiari non è facilissimo da verificare a causa della presenza delle detrazioni per carichi di famiglia, che riducono a annullano il prelievo anche al di sopra degli attuali livelli di esenzione. Sicuramente però si avvantaggerebbero di questa novità (concepita in emendamenti parlamentari ma finora non confermata dal governo) determinate categorie come quelle dei lavoratori precari o con impiego a tempo parziale, dei pensionati a basso reddito, delle partite Iva che a torto o a ragione denunciano imponibili bassi. Se l’esenzione fosse applicata esattamente nella forma proposta dai firmatari dell’emendamento il numero di coloro che non versano Irpef - e sono quindi definiti incapienti perché di conseguenza non possono beneficiare di alcuno sgravio aggiuntivo - salirebbe ad almeno 16 milioni, su un totale di 41 milioni circa di contribuenti.
LA SITUAZIONE ATTUALE
È bene ricordare che attualmente non esiste una soglia di esenzione assoluta per l’Irpef: i livelli di reddito fino al quale l’imposta non è dovuta dipendono dall’effetto delle detrazioni riconosciute alle varie categorie di contribuenti. Per i lavoratori dipendenti lo spartiacque di fatto è posto a 8.000 euro, per i pensionati a 7.500, per i lavoratori autonomi a 4.800. Non esiste invece una “no tax area” per chi denuncia solo redditi che non siano da lavoro o da pensione (ad esempio provenienti da affitti): questi contribuenti versano l’imposta anche su piccoli introiti.
IL FATTORE FAMIGLIA
Ma il livello effettivo dell’esenzione può essere più alto se oltre alle detrazioni per lavoro e pensione se ne considerano altre, e soprattutto quelle per carichi familiari: ad esempio una famiglia tipo composta da un solo genitore che lavora come dipendente dal coniuge e da due figli in base alle norme attualmente vigenti non paga Irpef se guadagna meno di 15.500 euro circa.
Tralasciando il fattore famiglia, una norma come quella ipotizzata in Senato comporterebbe - al di sotto dei 12 mila euro - vantaggi direttamente proporzionali agli importi dovuti oggi al fisco. Paradossalmente, il beneficio sarebbe massimo per chi non ha redditi da lavoro e pensione: questo tipo di contribuente risparmierebbe fino a 2.760 euro, ossia l’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota integrale del 23 per cento. Per i dipendenti invece il vantaggio potrebbe arrivare a 1.207 euro, per i pensionati a 1.317 e per i lavoratori autonomi a 1.814.
Se però l’esenzione non fosse fissata in senso assoluto, ma venisse invece ottenuta potenziando le attuali detrazioni, allora i vantaggi si potrebbero riverberare anche al di sopra dei 12 mila euro di imponibile. Ancora diversa sarebbe la scelta di prevedere una sorta di aliquota zero da applicare fino a questa soglia su tutti i redditi, compresi quelli di chi guadagna centinaia di migliaia o milioni di euro: ma si tratterebbe di una misura costosissima oltre che politicamente discutibile. Qualcosa di difficile da immaginare anche per i più fantasiosi tra i parlamentari.

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