La Confcommercio ha presentato il ricorso al Tar Abruzzo contro la riqualificazione e pedonalizzazione parziale di corso Vittorio Emanuele. Una mossa dirompente anche a livello politico perché crea una frattura grave tra l'Amministrazione in carica e chi, appunto Confcommercio, la sostenne cinque anni fa in campagna elettorale. Una mossa destinata a lasciare il segno anche nella prossima campagna elettorale perché sul progetto di corso Vittorio Emanuele la Confcommercio ha già fatto intendere di poter spostare almeno tremila voti da una parte all'altra. Nel 2008 fu il presidente dell'Ascom Ezio Ardizzi, con il plateale gesto dell'inchino, a benedire la vittoria di Luigi Albore Mascia che aveva riaperto la rampa dell'asse attrezzato, chiusa dalla Giunta D'Alfonso con Armando Mancini assessore al traffico. Ed è lo stesso Ardizzi a sancire una rottura sicuramente dolorosa perché arrivata dopo una lunga serie di riunioni con sindaco e assessori nella speranza che il progetto non andasse in porto. Il ricorso, preparato dall'avvocato Angelo Tenaglia, punta direttamente sulla illegittimità del progetto e chiede, in particolare, l'annullamento, previa sospensiva, della delibera della Giunta comunale che ha dato il via libera ai lavori di infrastrutturazione e riqualificazione delle strade e piazze che dovrebbero portare alla realizzazione dell'arteria di collegamento fra piazza della Repubblica e il crocevia via Teramo-via De Gasperi. Si tratta, in pratica, dell'arteria sulla quale dovrebbe confluire il traffico di corso Vittorio Emanuele in seguito alla chiusura dovuta alla riqualificazione e pedonalizzazione prevista. «Nel merito, - spiega no i vertici di Confcommercio - il ricorso si basa sul fatto che la delibera è viziata per incompetenza assoluta in quanto assunta dalla Giunta quando la pianificazione urbanistica è invece di competenza esclusiva del Consiglio. Inoltre, il provvedimento è viziato e illegittimo per eccesso di potere poiché avrebbe richiesto la modifica del Piano regolatore generale, mentre la Giunta ha evitato ciò qualificando l'intervento come «minimo e indispensabile per adeguare la viabilità esistente al codice della strada». È invece evidente che si tratta di realizzare una nuova strada in quanto nessuno ha mai utilizzato qualsiasi zona dell'area di risulta come strada di collegamento fra via Teramo-via De Gasperi e piazza della Repubblica». La chiosa di Ardizzi alla clamorosa decisione è che «il ricorso al Tar fa seguito alle tante riunioni e iniziative già intraprese per evitare uno spreco di denaro della collettività per l'ennesima opera inutile. Permangono tutte le perplessità e soprattutto la convinzione che non è possibile la chiusura al traffico veicolare della principale arteria cittadina».