PESCARA Luigi De Fanis, assessore regionale alle politiche culturali, veterinaria e sicurezza alimentare, eletto nelle liste del Pdl, risulta iscritto nel registro degli indagati per reati piuttosto pesanti e legati alla sua attività politica e istituzionale: concussione, peculato e truffa, le accuse che ipotizza la procura della Repubblica di Pescara a suo carico. E’ una bufera sul Pdl e sulla giunta Chiodi all’inizio della lunga volata elettorale. A dare origine a questa delicata inchiesta, peraltro da mesi sulla bocca di tutti negli ambienti regionali e nota probabilmente allo stesso indagato, la denuncia di un imprenditore che avrebbe subìto la richiesta di tangenti da parte dell'assessore per la realizzazione di un evento culturale. Gli elementi raccolti dagli inquirenti a carico dell'esponente politico sarebbero numerosi e circostanziati grazie appunto alla collaborazione fornita dalla presunta vittima di De Fanis. Nel fascicolo figurerebbero anche altri indagati, non politici, ma funzionari e impiegati regionali, stretti collaboratori dell'assessore o che comunque sarebbero stati a conoscenza di quanto accadeva in assessorato. Si parla anche di un'Associazione culturale molto vicina a De Fanis, se non addirittura indirettamente guidata dallo stesso assessore tramite un presidente di facciata, che potrebbe avere a che fare con la concessione di contributi erogati per manifestazioni ed eventi culturali: una sorta di raccoglitore di fondi regionali. Una inchiesta che potrebbe anche allargarsi visto che la magistratura starebbe vagliando altre posizioni e accertando se quella dell'imprenditore denunciante sia l'unico episodio o se invece la richiesta di mazzette fosse diventato, purtroppo, un malcostume dell'assessorato guidato dall'esponente Pdl. Il meccanismo della tangente sarebbe quello classico del do ut des: in sostanza se vuoi che la Regione ti dia il contributo per questa manifestazione, per questo evento, qualcosa deve tornare a me altrimenti non se ne fa nulla. Ed è in questo senso che probabilmente è da intendersi il presunto reato di truffa, nel senso che la contabilità potrebbe essere stata "aggiustata" per trovare il denaro per soddisfare la richiesta di tangente.
Come spesso avviene in questo tipo di inchieste, l'attività investigativa ruota molto anche attorno alle intercettazioni telefoniche e non solo e dunque non è escluso che il magistrato e gli investigatori abbiano già acquisito elementi certi su questa presunta mazzetta oltre a quello che avrà potuto raccontare la gola profonda dell'inchiesta, la cui collaborazione potrebbe essersi rivelata determinante. De Fanis era stato eletto in Regione nel 2009: nel Chietino fu il secondo degli eletti dietro Febbo.