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Pescara, 24/03/2026
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Data: 13/11/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Champagne con i soldi regionali. Arrestato l’assessore alla cultura De Fanis, nei guai altri tre. Tangenti per manifestazioni culturali, due indagati e la segretaria ai domiciliari. L’intercettazione a Torino: «Cameriere, champagne...»

La denuncia del musicista: «Mi disse che per avere il contributo serviva una somma per lui»
L’accusa di peculato: l’auto blu usata per la raccomandazione alle Poste di Roma

PESCARA «Facciamo mille a me e mille a te». E’ il 10 settembre e in piazza Unione, vicino al palazzo del consiglio regionale, ci sono l’assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis e un musicista con il registratore che ha avvertito gli investigatori che quello è il giorno dell’incontro per la presunta tangente. Nella piazza sono nascosti anche gli uomini della Forestale che riprendono l’incontro, lo sviluppo delle indagini nate dalla denuncia del musicista Andrea Mascitti, l’appuntamento chiave dell’inchiesta che torna a scuotere la Regione e che parla di presunte tangenti non abbinate ad appalti per lavori pubblici ma a spettacoli con l’effetto che ai pochi fondi per la cultura corrisponde comunque, per l’accusa, la richiesta di tangenti: 1.000, 2.000 mila euro. L’assessore: «Ci vuole per forza una somma». Concussione, truffa e peculato sono i reati che hanno messo nei guai il terzo assessore della giunta di centrodestra di Gianni Chiodi, il titolare della Cultura De Fanis, 53 anni, che da ieri si trova agli arresti nella sua casa di Montazzoli in provincia di Chieti: per l’accusa l’assessore avrebbe chiesto a Mascitti, presidente della Società italiana di cultura onlus, delle «somme» – «ci vuole per forza una somma» – per ottenere contributi regionali per le manifestazioni. Con l’assessore, nell’inchiesta del procuratore capo Federico De Siervo e del pm Giuseppe Bellelli, è stata arrestata ai domiciliari anche la sua segretaria Lucia Zingariello, 34 anni residente a Guardiagrele, mentre il giudice per le indagini preliminari Mariacarla Sacco ha disposto l’obbligo di dimora per Rosa Giammarco, la donna originaria di Pettorano sul Gizio e responsabile dell’Agenzia per la promozione culturale della Regione, ed Ermanno Falone di Vasto, rappresentante legale dell’associazione Abruzzo Antico. «La raccomandazione». La procura contesta all’assessore e alla sua segretaria anche il peculato perché i due, per i pm, avrebbero usato la macchina della Regione per viaggi privati a Roma e Bologna: «Per raccomandare alle Poste di Roma il fratello della Zingariello», scrive il gip gettando un’ombra, poi, anche su una bottiglia di champagne che, per l’accusa, sarebbe stata pagata con la carta di credito della Regione. «De Fanis non ha preso tangenti», dice il suo legale Domenico Frattura, «è noto con quanta parsimonia e oculatezza amministri il poco denaro a disposizione del suo assessorato». La denuncia: gonfia le spese. L’inchiesta nasce dalla denuncia di Mascitti, anche titolare della ditta Musica Arte international, che il 2 marzo si reca dagli ispettori della Forestale Nicola Alfonsi e Michele Brunozzi e racconta di aver chiesto un sostegno economico per il concorso di musiche per film Mario Nascimbene Award di Orsogna e per un evento al salone del libro di Torino in occasione dei 150 anni dalla nascita di D’Annunzio da cui prende il nome l’inchiesta, il Vate. Mascitti illustra: «Lontano da occhi indiscreti l’assessore mi ha chiesto di quantificare dettagliatamente ogni voce di spesa e che, poi, avrei potuto aggiungere 3-4 mila euro per me (ma ne avevo già previsti 5 mila per il mio lavoro) e avrebbe potuto aggiungere 3-4 mila euro per lui. Ha aggiunto: “Ci vuole per forza questa somma per me o non si può fare”, non avrei ottenuto il finanziamento. Avrei dovuto quindi gonfiare le spese. Stupito da un tale mafiosa richiesta», prosegue Mascitti, «vedendomi crollare il mondo addosso, sono riuscito solo a dire “se è cosi”». E’ da quel momento che partono le indagini con la collaborazione del musicista che ha spiegato: «Non realizzare l’evento avrebbe significato la fine del mio lavoro nel mondo della cultura che tanto amo». Nascimbene Film e Salone di Torino: «Segui le istruzioni». Sono due, in particolare, gli episodi per cui l’assessore avrebbe chiesto presunte tangenti a Mascitti ponendo l’imprenditore, come sottolinea il gip, «ad un out-out: seguire le istruzioni oppure desistere dall’organizzazione». Secondo la ricostruzione l’imprenditore avrebbe presentato il preventivo per le manifestazioni che, poi, dice l’accusa, sarebbe stato «gonfiato» dall’assessore. Nel caso dell’evento proposto per il salone del libro di Torino De Fanis avrebbe chiesto «la dazione di circa 1000-1.500 euro» e per quello del Nascimbene Award di Orsogna «la dazione di 4 mila euro». Racconta l’imprenditore che per il concorso per film «De Fanis ha iniziato a conteggiare le spese e ha apportato di suo pugno modifiche e cancellazioni sulle varie voci raggiungendo, per l’evento, 22 mila euro. A questo punto mi diceva che dovevo gonfiare le spese fino a 30 mila euro in modo di far uscire una somma anche per loro». «Andiamo tutti in galera». L’imprenditore, non solo ha registrato gli incontri, fotografato i documenti con le cifre che sarebbero state scritte dall’assessore ma nell’ordinanza ci sono poi le intercettazioni. Molte riguardano De Fanis e la sua segretaria Zingariello a cui l’assessore raccomanda: «Fatti dire l’importo». Il gip descrive la donna come «intermediaria nell’attività illecita» mentre Falone viene descritto come un «prestanome» di De Fanis, legale rappresentante dell’associazione Abruzzo Antico dove, per i pm, «sarebbero transitate le erogazioni dei contributi regionali per gli eventi». Si arriva, quindi, al 10 settembre quando Mascitti sarebbe stato avvertito – è scritto nell’ordinanza – da De Fanis così: «I soldi di Torino sono arrivati». Viene programmato l’incontro, controllato dalla Forestale, e l’assessore consegna «una busta con un assegno di 4.400 euro relativo al pagamento organizzato dalla società di Mascitti in occasione del salone di Torino». «Al momento della consegna», prosegue il gip, «De Fanis dice a Mascitti “che facciamo mille a me e mille a te” e Mascitti chiede con quali modalità». «De Fanis risponde: preleva mille euro giustificandole come spese personali, poi mi chiami al telefono». All’obbligo di dimora c’è quella che il gip descrive come «una funzionaria infedele», ovvero la responsabile dell’Agenzia per la promozione culturale Giammarco che, preoccupata, avverte l’assessore al telefono: «Andiamo tutti in galera».

L’intercettazione a Torino: «Cameriere, champagne...»

PESCARA Alberghi pagati e una bottiglia di champagne: ci sono anche queste spese tra le contestazioni all’assessore regionale Luigi De Fanis e alla sua segretaria Lucia Zingariello, da ieri agli arresti domiciliari. Spese per cui, sottolinea il gip, «occorrerà acquisire la documentazione a riscontro ma il contenuto delle conversazioni telefoniche appare sufficiente al disinvolto uso di denaro pubblico». Qual è? Ecco il testo dell’intercettazione. De Fanis: «Stiamo al Caffè Torino, ho offerto io una bottiglia di champagne». Zingariello: «Come al solito tu». De Fanis: «E che devo fare amore mio? Ora vedo di pagarla con la cosa della Regione: viene 130 euro la bottiglia». Zingariello: «Beh, pagala con quella della Regione». De Fanis: «E a me piace fare così». Zingariello: «Eh». De Fanis: «Purtroppo chi nasce signore e dispendioso è così». Zingariello: «Scusa ma pagala con quella dello Regione almeno una volta». De Fanis: «Io e te io e te passem li guai se stem uniti li frechem tutte quadagnem quindici spendeme vent». Nella ricostruzione il giudice per le indagini preliminari Mariacarla Sacco fa riferimento anche al viaggio dell’assessore e della sua segretaria a Torino, per partecipare alla manifestazione «D’Annunzio, il principe di Montenevoso tra musica e poesia» organizzato da Mascitti e proposto al Salone del libro il 16 maggio. E’ in questo momento che emerge il ruolo dell’associazione di Ermanno Falone, all’obbligo di dimora con l’accusa di truffa. Falone è il rappresentante dell’associazione Abruzzo Antico che, per l’accusa, avrebbe «ottenuto un ingiusto vantaggio simulando maggiori spese per ottenere un maggior contributo regionale». Tra queste, ci sarebbe anche la trasferta torinese in cui, dice l’accusa, «si recano anche gli amici di Lucia a spese dell’associazione». Le intercettazioni parlano di «sei camere per Massimiliano, Sabrina, Maria Giustina», nomi estranei all’inchiesta.

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