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Pescara, 24/03/2026
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Data: 13/11/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
La carta di credito della Regione per lo champagne. Il trucco dell’assessore per far uscire tangenti dai finanziamenti «Scriviamo 4.400 euro di spese, la differenza ce la dividiamo io e te»

PESCARA L'Associazione Abruzzo Antico era la piccola cassaforte dell'assessore Luigi De Fanis e della sua segretaria Lucia Zingariello. Presieduta solo formalmente da Ermanno Falone, ma gestita dall'esponente politico. E il giudice lo dice chiaramente: «Si evidenzia in modo chiaro il raffinato modus operandi di De Fanis: la dazione in denaro dovrà essere corrisposta da Mascitti transitando formalmente per "la nostra associazione" (Abruzzo Antico), gestita da De Fanis e Zingariello, associazione beneficiaria dei contributi regionali erogati dalla commissione interna di valutazione composta dal dirigente del servizio e dai funzionari dallo stesso nominati con proprio atto dirigenziale». Come dire tutto in famiglia.
«L'indagato De Fanis - aggiunge il giudice - utilizza l'Associazione come filtro attraverso cui far transitare le erogazioni dei contributi regionali per gli eventi culturali con l'assoluta complicità e consapevolezza di Falone» e riporta una frase dell'assessore a Falone: «L'albergo poi tanto lo paga l'associazione, poi ti spiego. Dovete solo anticipare e poi tu stesso ti ridai i soldi».
E per chiudere meglio il cerchio della tangente dell'imprenditore Mascitti, De Fanis decide di inglobare l'associazione onlus del musicista nella sua Abruzzo Antico. E non arretra neppure quando la presidenza del consiglio regionale adotta una delibera per disciplinare l'organizzazione di eventi e per la concessione dei contributi. Chiama anche Nazario Pagano e gli dice: «Ma Nazà che cazzo avete combinato...che tutto quello che è stato fatto prima è stato fatto contro legge, con questa delibera io non posso fare diversamente perché la Corte dei Conti mi mette le manette».
Ma la disinvoltura della coppia è evidente anche in relazione all'imputazione di peculato in quanto i due avrebbero utilizzato l'auto blu della Regione per i viaggi effettuati a Roma e Bologna, «dissimulando le finalità esclusivamente personali e private dei viaggi (raccomandazione del fratello della Zingariello presso la sede delle Poste Italiane di Roma e visita medica della stessa Zingariello a Bologna) dietro la dichiarata finalità istituzionale». Ma non solo perché c'è un altro episodio che emerge da una intercettazione telefonica tra l'assessore e la segretaria che è emblematica del disinvolto utilizzo dei soldi della Regione per questioni futili come l'acquisto di una bottiglia di champagne. Questo il breve e sconcertante dialogo tra i due. Lui: «Mo stiamo al Caffè Torino, mo ho offerto io una bottiglia di champagne; Lei: «come al solito tu»; Lui: «e che devo fare amore mio? Mo vedo di pagarla con la cosa della Regione, viene 130 euro la bottiglia»; Lei: «e bè pagala con quella della Regione»; Lui: «A me piace fare così. Purtroppo chi nasce signore e dispendioso è così». E poi l'assessore chiude la telefonata con una frase in dialetto agghiacciante: «Io e te passem li guai se stem uniti, gli frechem tutt, guadagnem quindici e spendem vent».

Il trucco dell’assessore per far uscire tangenti
dai finanziamenti «Scriviamo 4.400 euro di spese, la differenza ce la dividiamo io e te»

PESCARA Una delle intercettazioni più significative tra Luigi De Fanis, la segretaria Lucia Zingariello e la vittima, è quella in cui i due prendono accordi con Mascitti per far uscire la mazzetta gonfiando la fattura di un evento. Zingariello a Mascitti: «Vabbè, tu hai scritto adesso 2.100, sono le spese vere». De Fanis: «E invece quello che presentiamo sono 4.400». Mascitti: «Sì esatto, però io qua non c’ho messo niente». De Fanis: «Ci deve uscire anche per la nostra associazione». Mascitti: «Quello che volete io non ho messo niente». De Fanis: «2.100 sono dunque le spese vere, senza alcun guadagno. Questo è quello che ti diamo: 4.400. Allora facciamo così la differenza facciamo 1150 alla nostra associazione e 1150 a te». Interviene la segretaria: «No no, nessun conto. Aspetta che ti dico io come dobbiamo fare». De Fanis: «Ma lui non lo inglobiamo nella nostra (associazione Abruzzo Antico)? Tu sei inglobato nella nostra associazione così non rispondi manco. Noi così d’emblée ti diamo 4.400». Mascitti: «E poi io vi ridò...». De Fanis: «Bravo».
Sulla nota del budget dell’evento, dove Mascitti aveva riportato le spese vere, è lo stesso assessore che opera correzioni, consegnando i suoi appunti poi nelle mani degli inquirenti. «Le modifiche annotate sul preventivo del concorso Mario Nascimbene award - scrivono gli inquirenti - consistono nella cancellazione di alcune voci e nel ridurre il compenso per l’organizzatore da 4.000 a 3.000 euro. La riduzione viene giustificata da De Fanis per rientrare nel budget al fine di poter inserire nella medesima voce "Il loro compenso" di 3-4.000 euro». Con il telefonino Mascitti registra l’intera conversazione che poi consegna agli investigatori.
In un’altra intercettazione telefonica De Fanis parla con la segretaria per sapere di Mascitti: «Devo sapere subito a stretto giro Mascitti per Torino quanto fa?». Zingariello: «Gi’, quel cretino la mail non me l’ha mandata». De Fanis: «Allora telefona dal fisso e fatti dire». Zingariello chiama subito Mascitti, avendo in linea l’assessore sul cellulare. Zingariello: «Andrea quindi in tutto è 4.000?». De Fanis la incalza: «Compreso il nostro?», ricevendo conferma positiva da Mascitti». L’assessore le pensa comunque tutte e in una delle tante intercettazioni, tornando su Nascimbene: «Senza problemi se io riesco, nelle remore di un bilancio disastroso, perché solo quello è il motivo. Appare ad esempio ventidue!!! Vorrà dire che le tremila e cose poi ce le dividiamo io e te». Anche i colloqui con la dirigente Rosa Giammarco sono emblematici. «Giammarco - scrive il gip - esterna preoccupazione sul fatto che un soggetto le ha inviato una mail nella quale riferiva che non era in grado di fare una proposta (evidentemente alla Regione per avere un contributo), chiedendole esplicitamente "quanto mi date?". La Giammarco ripete più volte a De Fanis "andiamo tutti in galera" perché non poteva rispondere a tale mail senza lasciare traccia. Infatti nel corso della conversazione dice a De Fanis di non scrivere niente a tale persona, bensì di dirglielo a voce».

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