In attesa del rimbalzo della retata di ieri, ritualmente rinviati a quando «ne sapremo di più», cinque sono i filoni di inchiesta, con coinvolgimenti pesanti anche negli alti gradi della burocrazia, a partire dalla zarina dei fondi comunitari Vanna Andreola, imputata nel caso Ecosfera, per proseguire con Antonio Iovino, ex dirigente delle risorse umane implicato in una parentopoli arrivata in verità piuttosto sgonfia al filtro dell’udienza preliminare. Succose anche le ampie pennellate di malcostume veniale, tipo la lettera del numero due Alfredo Castiglione all’ambasciatore di Albania per sponsorizzare la compagna danzatrice. Davvero complicato il rapporto della giunta di centrodestra con la materia culturale.
E su tutto quel «Gianni queste cose le conosce perfettamente», trascritto da un’intercettazione tra Carmine Tancredi, il socio rimasto a presidiare lo studio commerciale di Teramo, e l’allora assessore alla protezione civile Daniela Stati. L’inchiesta è quella relativa all’inceneritore di Teramo costata la poltrona al potente assessore alla sanità Lanfranco Venturoni, poi risorto come capogruppo del Pdl in consiglio regionale. Telefono galeotto anche nel caso del contatto con Riccardo Fusi, il costruttore toscano arrestato per gli appalti del G8 e interessato al primo consorzio per la ricostruzione del centro storico dell’Aquila: «Il mio numero di telefono è questo - dice il governatore - se lo vuol segnare per cortesia?».
Il buon giorno dell’esecutivo post sanitopoli, si vede nei mesi orribili dell’estate 2010, a neanche un anno dall’insediamento. Il 2 agosto scattata la retata per gli appalti del dopo terremoto alla galassia Finmeccanica: Daniela Stati, l’assessore alla protezione civile, si dimette in tempo e se la cava con la misura blanda dell’interdizione, ma in carcere finisce il padre Ezio, ex assessore regionale di Forza Italia, e ai domiciliari il compagno Marco Buzzelli. Il 22 settembre sono domiciliari anche per Lanfranco Venturoni, assessore alla sanità in una stagione che definire delicata è il minimo, ma soprattutto big dell’ala teramana del Pdl. Il cuore del cuore del nuovo potere abruzzese: l’inchiesta, infatti, riguarda la costruzione di un inceneritore di rifiuti a Teramo e i rapporti tra la politica e il re dei rifiuti Rodolfo Di Zio. Tra gli indagati, in un processo oggi stralciato in tre tronconi, anche i due parlamentari Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, quest’ultimo indicato anche come king maker di De Fanis in occasione del rimpasto del 24 gennaio 2011. È il frutto avvelenato di un bipolarismo di rendita, che in Abruzzo regola l’alternanza sulle disgrazie giudiziarie altrui più che sui meriti propri, di molti gattopardismi imprenditoriali e burocratici e di una buona dose di ipocrisia politica. «Gianni queste cose le conosce perfettamente», dicono nel cerchio magico. Il dato politico è come sia stato possibile ignorarle per un’intera legislatura.
Chiodi: «Accuse gravi e sciacalli già in azione»
L’AQUILA Atmosfera da Day after all'Emiciclo, dove tutti bisbigliano e schivano sguardi indiscreti. Il consiglio regionale, fissato per le 11 riuscirà a riunirsi solo alle 13.30; nel frattempo consiglieri e assessori vagano come anime in pena in un girone dantesco. De Matteis e Gatti dribblano i microfoni. Parla, invece, il consigliere Idv Carlo Costantini che parla di «squallore politico» e individua nel regolamento della legge 43 «il peccato originale» di tutta la vicenda, e il capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro che, andando oltre la vicenda giudiziaria, si mostra indignato «per come sia stata maltrattata la cultura in Regione dove neanche un euro è stato speso per sostenere il progetto L'Aquila Capitale della Cultura». Sembra peraltro una beffa del destino che l'assessore alla Cultura finisca nella bufera proprio nel giorno in cui L'Aquila si presenta al Mibac per la candidatura a capitale della Cultura. Molti sono gli increduli: «Conoscendo De Fanis stento a pensare che possa aver preso soldi per sè, altre cose non le so», commenta il capogruppo del Pdl Lanfranco Venturoni. Cerca di tenere la barra diritta, mostrandosi molto lucido il presidente della Regione, Gianni Chiodi: «La notizia degli arresti e le accuse formulate sono molto gravi. Valuteremo il da farsi. Spero che gli accusati siano in grado di chiarire la loro estraneità». Dimissioni, rimpasto? Tutto in stand by, certo è che il caso comporterà «le solite strumentalizzazioni politiche - spiega - e le azioni di sciacallaggio». Anche il presidente dell'Assemblea, Pagano opta per un low profile. Il segretario regionale Pd, Paolucci coglie la palla al balzo per invocare le elezioni a marzo e chiedere le dimissioni di Chiodi. Bordate da Vacca, Cinque Stelle «Gli episodi su cui si dovrebbe fare chiarezza sono diversi: a iniziare dalla verifica sulle graduatorie trasmesse dalla Regione al Miur su sicurezza e manutenzionei nelle scuole». Chiude Toto (Fli): «C’è una responsabilità politica in questa storia, Chiodi se la assuma fissando subito la data del voto»