PESCARA Non minimizza, il governatore dell’Abruzzo. «Le accuse sono gravi, ma al momento non ho elementi per ulteriori valutazioni», dice Gianni Chiodi commentando a caldo la notizia degli arresti che ora scuotono la sua Giunta. «Nelle prossime ore, conosciute le condotte, faremo le nostre valutazioni - aggiunge -. Mi auguro che l'assessore possa chiarire la sua posizione. E' stata una sorpresa per tutti». A Chiodi si rivolge il capogruppo del Pd in Consiglio regionale per invitarlo a revocare l’incarico a De Fanis e a nominare al suo posto la scrittrice Dacia Maraini, che per tredici anni ha organizzato il Festival di Gioia dei Marsi, saltato la scorsa estate anche per il mancato sostegno della Regione. Per Camillo D’Alessandro la Maraini è una delle vittime dei «maltrattamenti» inferti alla cultura dalla politica della Regione. «Sono arrabbiato, al pari degli abruzzesi, perché la cultura è stata trattata peggio di un torneo di bocce», protesta D’Alessandro. Alfonso Mascitelli, segretario regionale dell’Idv, ricorda invece che il caso De Fanis «è il quarto infortunio giudiziario» in ordine di tempo per la Giunta regionale e non può essere derubricato a un fatto personale, occasionale o a un semplice incidente di percorso. «Sfruttando la vicenda di Del Turco, Chiodi si era presentato agli abruzzesi come il novello paladino della moralità e dell'etica - ricorda Mascitelli -. In questi anni invece la sua Giunta, con la media giudiziaria di un assessore ogni quindici mesi, ha saputo solo dimostrare una gestione scientifica del potere imperniata di clientelismi, favoritismi e affarismi vari. A questo punto Chiodi non può più avere alibi o pretesti nel rinviare vergognosamente le elezioni. Il peggior danno economico è la sua permanenza oltre i limiti consentiti dalle leggi e dalla Costituzione. Se ha un minimo di senso di responsabilità, dopo questo fatto gravissimo, indica subito le elezioni». Identica richiesta viene avanzata dal M5S e dal parlamentare Daniele Toto di Fli. La notizia degli arresti fa rispolverare al consigliere regionale del Movimento 139 Carlo Costantini la sua battaglia contro il provvedimento con cui la Giunta regionale «si era auto-approvata il regolamento per la gestione dei fondi destinati alla cultura». Costantini all’epoca contestò «l’ampio margine discrezionale riservato alla presidenza della Regione e all’assessorato alla cultura, cui veniva demandato un pieno potere sulla scelta finale delle associazioni da finanziare». Il collegio per le garanzie statutarie gli diede ragione nell’agosto del 2012, ritenendo che la Giunta non potesse approvare da sola, senza il controllo del Consiglio, i criteri per l’erogazione di contributi . «Ma Chiodi e la sua Giunta - dice Costantini - hanno fatto per lungo tempo orecchie da mercante, limitandosi a cambiare le regole solo nel luglio scorso».
«Sono serena Non ho fatto nessuna irregolarità»
SULMONA «Sono tranquilla. Non riesco a capire i motivi di questa misura cautelare. Noi, come ufficio regionale, abbiamo gestito la parte amministrativa e contabile sul Salone del Libro di Torino, ma tutto si è svolto nella maniera più trasparente possibile. Sono certa, infatti, che dai dovuti controlli si accorgeranno che uno più uno fa due». Sono le parole pronunciate ieri mattina dalla responsabile dell'Apt di Sulmona, Rosa Giammarco, quando, intorno alle 11.15, è entrata in ufficio; qualche ora prima, alle sette, era stata sottoposta alla misura cautelare dell'obbligo di dimora per aver «gonfiato pare consapevolmente una fattura riguardante gli eventi celebrativi dell'anniversario dei 150 anni della nascita di Gabriele d'Annunzio». La dirigente è apparsa provata, ma non si è sottratta ad alcuna domanda. Così, intrattenendosi con i giornalisti, ha detto che «secondo quello che risulta, i fatti contestati sarebbero la presentazione del libro di Michele Cucuzza e poi alcune rappresentazioni teatrali. Tutti piccoli eventi. Io, oggi, mi sento serena e penso di non aver fatto nulla di irregolare. Comunque sia - ha continuato - lasciamo che la giustizia faccia il suo corso». La Giammarco, secondo quanto scritto nel dispositivo, non potrà lasciare la propria abitazione dalle 21 di sera alle 7 di mattina, ma di giorno potrà recarsi al lavoro. La notizia degli arresti è arrivata alle prime ore di ieri mattina. La responsabile dell'Apt, come l'assessore regionale alla cultura, Luigi De Fanis, è stata raggiunta nella sua abitazione a Pettorano sul Gizio dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, perchè coinvolta nell'inchiesta «Il Vate». Sono stati proprio loro a comunicarle la misura cautelare dell'obbligo di dimora. Subito dopo, una decina di uomini delle compagnie dell'Aquila e Sulmona si sono recati all'interno dell'Agenzia di Promozione Culturale di Sulmona, dove sono cominciate le prime perquisizioni. Circa cinque ore di controlli incrociati, tra computer e faldoni di documentazione. Alle 14 di ieri la Forestale ha sequestrato tutta la documentazione e i file che riguardano l'erogazione dei fondi della legge 43.