LANCIANO «Il dottore non ha mai preso tangenti, né da chi lo ha denunciato né da altri, questo sia chiaro: le accuse che gli vengono mosse sono gravi, ma a nostro avviso ci sono grossolani equivoci alla base di tutto che chiariremo nelle sedi opportune». A parlare è l'avvocato Domenico Frattura del foro di Lanciano, il legale cui l'assessore alla Cultura della Regione Luigi De Fanis, "il dottore" come lo chiama Frattura, ha affidato la propria difesa dalle accuse pesanti di concussione, peculato e truffa aggravata. «Chiariremo tutto, c'è piena fiducia nell'operato della magistratura: al momento solo questo riteniamo di dover comunicare, anche perché essendoci indagini in corso non vogliamo assumere atteggiamenti che potrebbero essere in qualche modo male interpretati», spiega l'avvocato al telefono mentre rientra dal tribunale di Pescara a Lanciano. «Ho raggiunto questa mattina il dottore a Montazzoli, a casa sua, dove si trova ai domiciliari», racconta Frattura. «Come sta? Come ogni persona perbene che alle 6 di mattina si sente suonare a casa sua per la notifica di una misura cautelare del genere è provato da quello che sta succedendo, ma per il resto è sereno perché ha comunque la coscienza a posto, sa che non ha mai ricevuto né tantomeno chiesto alcuna tangente», sottolinea a più riprese l'avvocato. A suonare all'alba a casa De Fanis sono stati gli agenti della Forestale di Pescara, tra le mani la notifica del gip di Pescara. «Abbiamo letto solo quella con il dottore, dobbiamo ancora acquisire e esaminare le carte in vista dell'interrogatorio di garanzia, ma riteniamo che quello che ha dato luogo a questa misura sia tutto un equivoco», ribadisce l'avvocato di De Fanis. «L'interrogatorio di garanzia dovrebbe esserci lunedì prossimo, lì forniremo tutte i chiarimenti necessari», spiega Frattura. Fino a quel giorno e fino a quando non verrà revocata la misura cautelare, De Fanis non potrà avere contatti con l'esterno. «Non so se qualcuno della Giunta abbia provato a chiamare o a mandare messaggi tramite la famiglia, non credo e comunque abbiamo avuto molto da fare», chiosa l'avvocato Frattura. Ieri pomeriggio il legale ha diffuso un comunicato in cui veniva rimarcata la «parsimonia e l'oculatezza con cui il dottor De Fanis ha amministrato il poco denaro a disposizione del suo assessorato, pagando di tasca propria molte delle spese sostenute per lo svolgimento della sua attività istituzionale, senza neppure chiedere il rimborso».
«De Fanis incompetente non sa cos’è una fattura»
SULMONA «Ho ricevuto un avviso di garanzia dove mi si dice se possibilmente dalle 21 alle 6 non devo lasciare Pettorano». Rosa Giammarco, la responsabile dell’Agenzia di promozione culturale di Sulmona colpita da obbligo di dimora nell’ambito dell’operazione Vate, sembra non essere neanche consapevole delle pesanti accuse che le sono mosse, né di quella che, a tutti gli effetti, seppur in modo lieve, è una misura cautelare e cioè l’obbligo di dimora. Eppure gli uomini del corpo forestale, ieri mattina, si sono presentati di buon ora nella sede dell’Apt, quartier generale dell’amministrazione dei fondi della legge 43 destinati agli eventi culturali che, sostiene l’accusa, in parte venivano dirottati nelle tasche dell’assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis. Per oltre sei ore gli inquirenti, alla presenza della stessa indagata, hanno analizzato file e carte, uscendo poco dopo pranzo con due computer sequestrati e un paio di faldoni: tutta l’attività di gestione contabile e amministrativa, insomma, riferita ai finanziamenti della 43 e in particolare all’evento del Salone del Libro di Torino.
«Ci è stato affidato un incarico amministrativo e contabile - si difende la Giammarco - abbiamo verificato la compatibilità dei finanziamenti che sono stati impegnati e abbiamo proceduto normalmente. Il giudice non sa che io ho fatto da burocrate, che ho liquidato le pratiche su un programma che era stato approvato». Per la magistratura, però, Rosa Giammarco era «consapevole» di quanto accadeva, delle fatture gonfiate e dei rapporti tra l’associazione di facciata (Abruzzo antico) e l’assessore De Fanis. «Tutto è riconducibile all’assessore, perché tutti vanno dall’assessore a perorare le cause - continua Giammarco -. Io gli dicevo quanto aveva ancora in cassa di volta in volta, facevo l’aggiornamento». Anche quella frase che spunta nell’ordinanza di custodia cautelare, in cui Rosa Giammarco paventa la galera all’assessore: «Mascitti, che io ho conosciuto solo a Torino - spiega - mi aveva chiesto di mettere per iscritto quanto gli davamo. Così gli ho detto se era pazzo, che non doveva permettersi e ho avvertito De Fanis che se avesse risposto saremmo andati in galera». Per lei, in fondo, l’assessore non aveva idea di come funzionasse la burocrazia: «Io ho visto nell’assessore De Fanis più che altro una persona incompetente - racconta Giammarco - lui è molto disponibile e aperto a raccogliere le istanze del territorio, ma è incompetente da un punto di vista tecnico. Non sa come è fatta una fattura, non sa che ci va fatta la Diva, non sa che va fatta la ritenuta d’acconto, non distingue il netto dal lordo». Per questo era stata incaricata lei a gestire il mezzo milione di fondi della 43, comprese quelle fatture incriminate e gonfiate per far uscire la cresta all’assessore: «Io non posso pensare che un fattura di 3-4 mila euro sia gonfiata - spiega Giammarco - all’evento di Torino c’era Michele Cucuzza e questi sono professionisti che costano. Per me, anzi, era un affare».