Bigliettazione parallela (e dunque illegale): è questa la malattia che ha contribuito ad affossare la già agonizzante azienda dei trasporti, l’Atac. Con un sistema che risultava facilmente attaccabile, dai semplici furti al trucco di staccare la corrente elettrica per aggirare i sistemi di sicurezza delle Pos, le macchinette delle biglietterie Atac che stampano i ticket. La grande falla dei biglietti fasulli di Atac è raccontata nella relazione della commissione d’inchiesta interna che arrivò ad alcune conclusioni ben sintetizzate dal titolo stesso del capitolo: «Secondo filone d’indagine, verifica delle criticità del sistema di sicurezza a causa delle quali erano intervenuti i fenomeni di clonazione e contraffazione dei titoli di viaggio e di frode in genere». Già allora la commissione d’inchiesta di Atac allegò una tabella in cui si mettevano in fila una serie di anomalie - dai furti alla contraffazione - dal 2001 al 2009. E già questo è una conclusione incredibile: come è possibile che un’azienda tanto importante abbia avuto una serie così lunga di guai nella gestione degli incassi per la vendita dei biglietti? Quale società privata avrebbe tollerato per un decennio una falla che faceva perdere acqua copiosamente? Prima segnalazione: novembre 2001 «contraffazione di abbonamenti mensili»; e poi proseguendo «rinvenimento di undici titoli di viaggio sospetti un anno dopo e una serie di biglietti non validi al capolinea della circonvallazione Cornelia»; 2003, biglietti falsi trovati in una tabaccheria, abbonamenti contraffatti; 2004, in una serie di controlli vengono trovate decine di biglietti contraffatti, ma a febbraio anche una tabaccheria che vende abusivamente titoli di viaggio; nel 2005 furti delle macchinette dei tabaccai che producono i biglietti e ancora titoli di viaggio contraffatti. E si potrebbe andare avanti ancora a lungo.
IL NAUFRAGIO
È vero: nel corso degli anni Atac ha presentato denunce, ideato contromisure, ma i risultati appaiono del tutto insufficienti. E torna la domanda iniziale: come è possibile che un’azienda di queste dimensioni si facesse raggirare, anno dopo anno?
I GUAI
La relazione della commissione d’inchiesta elenca alcuni punti deboli del sistema: scarsi controlli all’ingresso dei tornelli che non respingono automaticamente i biglietti che risultano non venduti, carenza di un sistema di verifiche di terzi. La black list, vale a dire i codici dei biglietti che non dovrebbero entrare, non è automatizzata, «e questo non permette di evitare l’esistenza di una bigliettazione parallela». Si legge nella relazione: «Nel settembre 2010, nell’ambito delle attività svolte dalla commissione, veniva incaricata la Direzione tutela vigilanza e sicurezza e la Direzione vendite di approfondire delle anomalie riscontrate nell’utilizzo delle apparecchiature di bigliettazione elettronica denominate Pos. Fu quindi attivata una indagine circa i possibili utilizzi fraudolenti del sistema di bigliettazione mediante i Pos in dotazione al personale aziendale delle biglietterie». Cosa scoprì l’indagine? «Esistevano in circolazione titoli di viaggio regolarmente validati ai tornelli ma non risultanti al sistema di rendicontazione dei biglietti venduti». Chiaro: c’erano passeggeri che inconsapevolmente passavano i tornelli con biglietti regolarmente acquistati ma quei soldi non finivano nelle casse dell’Atac. «Tale fenomeno era riconducibile per coincidenza spazio-temporale all’attività posta in essere da dipendenti aziendali nella qualità di operatori addetti alla bigliettazione». Come era possibile? L’operatore riusciva, «interrompendo il flusso di corrente elettrica dell’apparecchio emettitore del titolo di viaggio, a stampare biglietti validi non permettendo però la registrazione dell’emissione del titolo emesso in uscita dal Pos». Successivamente Atac introduce un elemento, l’ologramma, per evitare raggiri. Ma osserva la commissione: «I mezzi adottati non sono ancora sufficienti ed è opportuno approfondire le modalità d’acquisto e la gestione dell’ologramma Atac Spa attraverso l’intermediario italiano, per evidenti motivi di garanzia di assenza di falle nel sistema».