Rinviati a giudizio il presidente della Provincia, Valter Catarra, l'ex amministratore unico della società Teramo Lavoro, Venanzio Cretarola, e il responsabile del personale della società in house Salvatore Lagatta, che è anche sindaco di Bussi. Ieri l'udienza preliminare davanti al gup Domenico Canosa per l'inchiesta sulla Teramo Lavoro istruita dal pm Stefano Giovagnoni. Le porte del processo si spalancheranno il 6 maggio. A costituirsi parte civile in azione popolare al posto della Provincia, che non lo ha fatto, un cittadino elettore e contribuente, Alfiero Di Giammartino, assistito dall'avvocato Tommaso Navarra, che ha chiesto come risarcimento 4 milioni di euro.
Il presidente Catarra è accusato di abuso d'ufficio in concorso con Cretarola e Lagatta; truffa e falso in concorso solo con Cretarola, finito a processo anche per peculato. Un'ipotesi di reato, quest'ultima, che fa riferimento ai soldi fatti sequestrare dalla Procura. In particolare agli 11mila euro del Fondo sociale europeo Abruzzo (Fas) 2007/2013 di cui l'ex amministratore unico si sarebbe appropriato, secondo l'accusa, in maniera illecita. Al momento dell'assunzione di Cretarola a coordinatore di progetto, Catarra sapeva che il contratto era invalido per difetto di rappresentanza perché si stavano violando le regole della trasparenza, pubblicità ed imparzialità. Questo sostiene la Procura. In questo modo si procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale all'allora amministratore unico, equivalente a 42mila euro. Da qui l'accusa di abuso d'ufficio in concorso con Lagatta che ha sottoscritto il contratto in quanto responsabile del personale e con lo stesso Cretarola che non avrebbe avuto la professionalità adeguata per svolgere quella mansione. Si parla, invece, di relazione generale di attività e time sheet in riferimento all'accusa di falso per Cretarola e Catarra (che avrebbe dato il concorso morale). Mentre secondo gli inquirenti la truffa si configurerebbe nell'aver falsamente dichiarato, Cretarola, di aver svolto il ruolo di coordinatore di progetto e per questo di aver percepito l'ingiusto profitto di 42mila euro quale retribuzione. E di questo Catarra ne sarebbe stato perfettamente a conoscenza. «Un risultato scontato, viste le premesse - dice il presidente della Provincia -. L'unica cosa di cui mi rammarico davvero è che dovrò aspettare a lungo prima di potermi difendere, prima di poter rendere noti tutti quegli elementi che oggi non possono essere valutati. E quando questo accadrà, dopo che saranno state distrutte vite e reputazioni, probabilmente, non interesserà più nulla a nessuno».
«Ero e sono a conoscenza della gravità dei fatti connessi con la Teramo Lavoro quale dirigente della Uil, settore pubblico impiego - commenta Di Giammartino, il cittadino che si è costituito parte civile -, in tale veste ho assistito decine di lavoratori precari che purtroppo oggi sono rimasti senza lavoro. Ho ritenuto doveroso continuare a tutelarli».