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Pescara, 22/03/2026
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Data: 16/11/2013
Testata giornalistica: Il Centro
L’Europa boccia la legge di stabilità. Stop a 3 miliardi del bonus investimenti. Letta: «I nostri conti vanno bene, troppo rigore soffocherebbe la ripresa»

BRUXELLES Lo schiaffo arrivato da Bruxelles è forte, ma anche la risposta italiana è stata decisa. Sulla legge di stabilità è scoppiata ieri la prima crisi tra governo e Commissione europea, con Olli Rehn che dice che il nostro debito è troppo alto e facciamo poco per ridurlo, dunque non meritiamo il premio per gli investimenti, mentre Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni dicono che il commissario non ha capito cosa sta succedendo con la manovra. Su tutto sovrasta l'instabilità politica, che spaventa: «Con il pieno rispetto direi che ogni giorno di quest’anno è stato per l’Italia un momento molto sensibile», ha sottolineato Rehn. La bocciatura è arrivata nell'ambito dell'esame annuale che la Commissione deve fare sulle manovre di bilancio dei paesi dell'euro. Il punto peggiore è che l’Italia non potrà usare il bonus per gli investimenti nel 2014. Si tratta tre miliardi che il governo aveva inserito nella legge di Stabilità e che non avrebbero influito sul conto del deficit. Per la Commissione «l’Italia non può godere del vantaggio poiché non sarà realizzato il minimo aggiustamento strutturale richiesto per portare il rapporto tra debito e Pil su un percorso di riduzione sufficiente». E’ quello che prevede il Fiscal compact, e il nostro debito non si appresta a scendere almeno fino al 2015. E anzi «c’è il rischio che il percorso di riduzione venga fermato nel 2014». Risponde subito il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni dicendo che il giudizio della Commissione «non preoccupa» e «non comporterà altri oneri per i cittadini italiani». Poi accusa la Commissione «di non aver preso in considerazione tutte le misure che avranno effetto nel corso dell'anno». Per Saccomanni «la crescita del debito è la risultante della recessione e dell’accelerazione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione», che la Commissione ci ha autorizzato a fare, dunque il premio che viene negato oggi, sostiene Saccomanni, «ce lo siamo già preso perché con questo canale abbiamo ridato all’economia quello di cui aveva bisogno». Letta ammette che l'Italia si è presa qualche libertà, ma «troppo rigore soffocherebbe la ripresa», ha detto, ribadendo che «abbiamo fatto i conti giusti, la manovra funzionerà e siamo dentro le regole». Ai calcoli di Bruxelles, sostiene il governo, mancano alcuni provvedimenti che daranno effetti positivi: la spending review, che potrebbe portare, a regime, a risparmi fino a 30 miliardi, ha detto Saccomanni, poi la riforma del sistema fiscale, le privatizzazioni, il rientro dei capitali all'estero, la rivalutazione delle quote del capitale della Banca d'Italia (un miliardo e mezzo). Il premier ha anche annunciato che presto saranno messe in campo altre misure sul lavoro che si rivolgono non solo ai giovani. La Cig, ha spiegato, «non basta per i lavoratori che perdono il lavoro e hanno difficoltà a essere ricollocati». Letta torna anche sul ruolo della Germania, e ricorda: «Ai tedeschi ho detto “guardate che avete voi il futuro dell'Europa sulle spalle”. Ma gli ho anche detto che se restano forti da soli, resteranno così per poco e resteranno in un deserto».

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