ROMA Ancora ventiquattro ore. Poi il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, alzerà il velo sul suo piano di riduzione della spesa pubblica. Un piano atteso con sempre maggiori aspettative, soprattutto dopo la bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione europea. Il lavoro di Cottarelli è guardato con interesse da Bruxelles ed è l’ultima carta rimasta nella manica di Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni per trovare nuove risorse per il prossimo anno. L’obiettivo è di recuperare almeno 2-3 miliardi di euro immediatamente. E il lavoro più avanzato sul quale si potrà agire immediatamente riguarda il settore sanitario, dove si punta a razionalizzazioni che permettano almeno 1-1,5 miliardi di risparmi senza incidere sulle prestazioni. Le Regioni insieme al ministero stanno lavorando al nuovo patto per la Salute, di cui uno degli elementi fondamentali saranno i costi standard. Le cinque Regioni «benchmark», quelle che faranno da modello, sono già state scelte (Umbria, Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Veneto). Tra queste dovrebbero esserne ora selezionate tre. Le Regioni comunque, hanno deciso di far partire il meccanismo. Nei giorni scorsi il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, si è detta pronta a compiere tutti gli atti necessari per rendere operativa la riforma. La legge di Stabilità potrebbe essere un contenitore adatto.
GLI ACQUISTI
I costi standard e il Patto per la salute potrebbero portare ad una razionalizzazione importante della spesa sanitaria nel tempo. Ma Cottarelli, che nei giorni scorsi avrebbe incontrato anche il Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, avrebbe sul tavolo anche altre opzioni. Come per esempio, la messa a punto di un sistema centrale di controllo della spesa sanitaria. Un passaggio questo delicato e da declinare con attenzione per evitare di finire nella tagliola della Corte Costituzionale, visto che la sanità è una materia di loro competenza. Non solo. La voce «aggredibile», quella degli acquisti dei beni e servizi, è stata già più volte sforbiciata negli ultimi anni. I consumi intermedi ormai sono sotto i 30 miliardi di euro. I corrispettivi sono stati tagliati del 5% ed è stato introdotto l’obbligo di rinegoziare i contratti con i fornitori quando i prezzi unitari sono superiori al 20% di quelli individuati dall’Osservatorio per i contratti pubblici.
Quello di riuscire in qualche modo a centralizzare la spesa della Sanità, è anche uno degli obiettivi del relatore alla manovra per il Pdl (nella scissione è rimasto nella pattuglia dei governisti), Antonio D’Alì, che ha presentato un emendamento per assegnare la gestione del servizio sanitario a delle Macroregioni. Si tratterebbe in pratica di realizzare delle economie di scala facendo massa critica.
La Sanità sarebbe gestita da enti con un bacino di cittadini-utenti di 6-13 milioni di persone. Una proposta che costituirebbe un primo passo verso una maggiore centralizzazione della spesa sanitaria. Obiettivo che potrebbe trovare orecchie attente in Cottarelli.