ROMA Nervi tesi nel Pd sul caso Cancellieri. Mentre la Procura di Torino passa ai raggi x il comportamento del ministro della Giustizia e le sue telefonate - per capire se ha rilasciato false dichiarazioni ai pm sulle sue conversazioni con Antonino Ligresti e quindi decidere se indagarla per falsa testimonianza prima di passare gli atti a Roma per competenza territoriale - la questione delle dimissioni di Annamaria Cancellieri deflagra tra i democratici. Diventando quasi un caso congressuale. E’ Pippo Civati il primo a rilanciare il caso, annunciando di essere pronto a presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti, diversa da quella del M5S che il Parlamento dovrà votare mercoledì prossimo. «Siccome per la serie “gli argomenti stupidi del mondo” il Pd dice di non poter sfiduciare il ministro perché non si può votare la mozione del M5S, segnalo che ne possiamo presentare una noi: presenterò un testo all’assemblea del gruppo», scrive sul suo blog uno dei quattro candidati alla segreteria Pd. «La Cancellieri è una persona perbene ed è una donna delle Istituzioni per questo si deve dimettere prima della mozione di sfiducia, in questa vicenda si intrecciano fin dalla prima telefonata una serie di messaggi per cui sembra che la legge non sia uguale per tutti», conferma anche Renzi, ieri in tv da Fabio fazio. «Deciderà il gruppo, quanto a me al riguardo condivido le parole e i gesti del premier e del capo dello Stato», ribatte Dario Franceschini. Le carte si scopriranno martedì quando l’assemblea del gruppo parlamentare deciderà se e come comportarsi mercoledì quando si voterà sulla mozione grillina. Alla quale potrebbe aggiungersi quella dei democratici. E già, perché la poltrona del ministro della Giustizia questa volta è davvero a rischio. Tra i democratici infatti non sono più solo Civati, Renzi e Cuperlo a chiedere a Epifani di rivedere la posizione del partito sul caso. Anche tra i ministri infatti comincia a serpeggiare malumore per lo scossone che la questione potrebbe provocare sull’opinione pubblica e sulla stessa tenuta del governo. Già in fibrillazione per la scissione del Pdl e per un immancabile rimpasto che soprattutto i fuoriusciti del nuovo centrodestra danno per scontato. «C’è una questione di opportunità politica, credo che il ministro Cancellieri sia la prima persona interessata a valutare con Letta, se ci sono le condizioni per a fare il Guardasigilli con serenità», dice Cuperlo chiedendo che ogni aspetto della vicenda sia chiarito e «che non rimangano ombre perché non sarebbe accettabile che le dichiarazioni del ministro vengano poi smentite dalle circostanze». In serata è Stefano Fassina a parlare. «Civati deve ricordarsi che fa parte di un partito e decisioni così rilevanti si prendono insieme: c’è un limite, anche alle strumentalizzazioni», premette Fassina. Quanto alla Guardasigilli il viceministro conferma che sarà l’assemblea dei gruppi di martedì a decidere la soluzione per uscire dall’imbarazzo. Ma ammette: «Il rapporto con la Cancellieri si è incrinato». Per tutta la giornata si sono rincorse voci che davano per imminente il passo indietro del ministro. Chi la conosce bene assicura che è «serena e con la coscienza a posto perché non ha mentito». L’ex prefetto di ferro attende «fiduciosa nel lavoro dei magistrati», la fine dell’incubo. Di dimissioni per ora non ne parla. Almeno fino a quando potrà contare sulla stima di Napolitano e di Letta.