ROMA L’aria che tira la descrive Valeriano Canepari, coordinatore della consulta dei Caf, spiegando che «in questi giorni c’è stata molta affluenza e nelle nostre sedi c'è un bel po’ di caos». Sono 4 milioni gli italiani che in questi ultimi giorni stanno facendo la fila presso gli uffici dei centri di assistenza fiscale sparsi in Italia per cercare di sbrogliare la matassa Imu. Ma la situazione resta annodata. Si va in cassa entro domani per il saldo che riguarda seconde case, immobili d'impresa, negozi, uffici, capannoni e fabbricati rurali. E non tutto fila liscio, anzi. Per dirla con le parole di un commercialista romano di lungo corso che in queste ore è alle prese con i fascicoli che riguardano i propri clienti «è assurdo che il governo abbia permesso ai comuni di rendere note le aliquote così tardi. Dovrebbe essere già tutto chiaro a marzo, non il 9 dicembre come è successo quest’anno. Così è evidente che si moltiplicano le possibilità di commettere errori nei calcoli».
LE CIFRE
Il problema è enorme, considerato che sono 17 milioni gli immobili coinvolti in questa delicata partita che, tra prima rata e saldo, vale circa 18 miliardi di gettito fiscale. «Ancora una volta – si sfoga un dirigente nazionale della consulta dei Caf – si stabiliscono scadenze senza fare i conti con la realtà. Tra il 9 dicembre e il 16 dicembre, in sei giorni lavorativi, i consulenti non solo devono reperire sui siti degli oltre 8 mila singoli comuni italiani la delibera, ma devono anche esaminare le aliquote, le detrazioni e i regolamenti per predisporre le procedure di calcolo, i modelli di pagamento e fornirli in tempo utile ai contribuenti per consentirgli di effettuare il versamento e non incorrere in sanzioni». Così, vista la situazione, si ricorre a qualche tecnica alternativa. «Riusciamo a gestire la situazione – spiega ancora Canepari – applicando le aliquote stabilite al 15 novembre, mentre il conguaglio, ovvero l'eventuale differenza, può essere pagata a giugno del prossimo anno».
Tuttavia per i contribuenti che non riusciranno a pagare l'Imu entro la scadenza di domani «le sanzioni scattano automaticamente, a prescindere dall'esistenza o meno di argomenti tecnici su cui procedere con la contestazione». In teoria non dovrebbe essere così in quanto lo statuto del contribuente prevede che quando è lo Stato a determinare le condizioni dalle quali possano scaturire inesattezze, il fisco può recuperare eventuali somme dovute e non versate, ma senza l’ulteriore onere di sanzioni e more. Sanzioni che, occorre ricordarlo, valgono lo 0,2% per ogni giorno di ritardo rispetto alla scadenza fissata. E in caso di mancato ravvedimento la sanzione può arrivare fino al 30% dell’importo, più gli interessi.
I SINDACI
Un’ancora di salvezza, su questo fronte, potrebbe arrivare per effetto dell’iniziativa assunta dall’Anci, l’associazione dei comuni, che negli ultimi giorni ha spinto sul governo affinchè non si applichino sanzioni in caso di ritardi o di errori. Errori però dietro l’angolo considerato il labirinto non sempre comprensibile dei valori moltiplicativi da applicare alle rendite catastali. Il comune di Milano, per dire, ne ha fissati addirittura 10 stabilendo, ad esempio, differenze in base al tipo di attività praticata nei negozi. Quanto alle aliquote, secondo le rilevazioni dei Caf, mediamente si pagherà l’1 per mille (con un esborso complessivo di 735 euro).
Ma sono molti i sindaci che hanno fissato l’aliquota sul livello massimo (il minimo è 7,6 per mille) del 10,6. E’ il caso di Milano, Napoli, Bologna, Genova, Firenze e Catania. E, ovviamente, di Roma che con 1.885 euro di versamento medio annuo è la città dove le seconde case sono maggiormente tartassate. A saldo compiuto, nella capitale si verseranno in media 92 euro in più rispetto a Milano (1.793 euro) mentre a Bologna ci sarà un esborso di 1.747 euro.