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Data: 13/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«La politica ascolti il malcontento della gente». Del Turco: i socialisti nel nuovo Pd per creare una spinta riformista

PESCARA. Sarà, come lo indicano, «l'unica voce dissonante», nel quinto congresso nazionale dello Sdi che si terrà da oggi e fino a domenica a Fiuggi. Il presidente dalla giunta d'Abruzzo, Ottaviano Del Turco è, infatti, per la confluenza dei socialisti democratici italiani nel costituendo Partito democratico, il nuovo «soggetto politico» che vede tra i protagonisti i Ds e la Margherita. Il segretario nazionale del partito, Enrico Boselli è contro questo progetto, ipotizzando, invece, una alleanza con due Diessini anti partito democratico, Fabio Mussi e Gavino Angius. Del Turco parlerà sabato mattina, un intervento che vedrà anche punti di intesa con Boselli, come la Costituente socialista.
Presidente Del Turco lei al congresso dello Sdi, è l'unico presidente di giunta regionale. Un ruolo istituzionale che le impone un confronto su temi e richieste della società civile. Cosa dirà ai militanti dello Sdi?
«Che quello che attraversa il Paese non è una crisi che nasce da una maggioranza debole al Senato. E' una crisi di sistema perché si è prodotto un corto circuito, che sta separando il mondo delle istituzioni e degli eletti, dal mondo degli elettori e dei rappresentati».
Lei pensa che nel suo partito ci sia la giusta consapevolezza di questa crisi?
«Partecipo attivamente al dibattito. E' mio dovere rappresentare la situazione che vive oggi l'istituto regionale. Per esempio, la pressione fiscale che sta arrivando a livelli insostenibili, fa esplodere, in una misura inimmaginabile, un sentimento di avversione, verso le istituzioni e verso la politiche che le governano. Quindici anni fa, l'esplosione del malcontento nasceva dai fenomeni di "approviggionamento illegale", dei mezzi per sostenere i partiti. Oggi questa rabbia si manifesta anche per l'"approvioggionamento legale": stipendi e benefit; quelli che vengono considerate, a volte a ragione, a volte a torto, privilegi del potere».
Lei da che parte sta?
«Da tempo sostengo che in questa Regione ci sono troppi Consigli di amministrazione. Facciamo concorrenza a Wall Street, quanto a numero di consiglieri e, in qualche, caso persino nelle retribuzioni. Occorre smantellare questo sistema e restituire alla politica il gusto di essere il luogo del cambiamento e non il luogo della conservazione e della spartizioone dei poteri».
Lei spezzera una lancia in favore del Partito democratico, Boselli è contrario, pensa di convincere i delegati?
«Ricordo una grande lezione di Bobbio che faceva osservare che i partiti "medi e intermedi," cioè quelli che si collocano in una fascia elettorale che va tra il 15% e il 20%, rischiano di essere macchine di auto-conservazione degli apparati, di perpetuazione del potere a tutti i livelli e, dunque, macchine senza entusiasmo militante. Si provi ad osservare la differenza che passa tra le assemblee dei Ds e della Margherita o, anche, di An e dell'Udc, e invece il clima che si respira nelle assembee di Forza Italia. Le prime hanno un carattere dimesso e prive di qualunque entusiasmo verso il cambiamento, quelle di Forza Italia al contrario, per l'altissimo numero dei voti e la rappresentatività, ormai raggiunta da Forza Italia, hanno una carica di partecipazione e di entusiasmo, che a torto facciamo risalire al fascino perverso di Berlusconi Paperpon de' Paperoni. In realtà un partito che viaggia attorno al 30% è un partito che incarna comunque un progetto, che indica una prospettiva e produce il fascino che nasce dal protagonismo prodotto dalla forza elettorale e militante. Il partito democratico, deve affrontare questo scoglio, io penso che questo scoglio sia più facile da affrontare se si innesca lungo il percorso avviato da Ds e Margherita, una forte componente riformista. Il dissenso tra me e Boselli non riguarda la Costituente socialista: io e lui abbiamo lavorato 15 anni per questo obiettivo, il dissenso, semmai, riguarda il punto di riferimento, l'obiettivo politico per cui è indispensabile che i socialisti tornino nella stessa casa. Io penso che un obiettivo mobilitante capace di suscitare un nuovo entusiasmo è costituito dalla possibilità di innervare il partito democratico, dei contenuti e delle forme di partecipazione politica tipico del riformismo socialista».
Il segretario della Quercia, Fassino dice che anche Bettino Craxi come altre personalità della trazione socialista apparterrebbe al pantheon del Partito democratico, lei è d'accordo?
«Io non amo i pantheon, ce ne uno a Roma davanti al quale passo ogni volta che vado al Senato, non c'entro mai. Temo un processo di mummificazione del mio sentimento di riconoscenza verso i padri della Patria. Preferisco praticare le loro idee e non le loro tombe».
Ma una strada, un lungomare, una via di un a paese abruzzese lei la intesterebbe a Craxi?
«Sì, penso di sì. Mi piacerebbe che la gara fosse vinta dal mio paese, ma spero che ci siano altri Comuni che se la sentano di riconoscere a Bettino Craxi, il ruolo e il valore politico della sua esperienza»
La maggioranza regionale di centrosinistra è riuscita nel giro di boa sui conti della sanità. Ora cosa vede all'orizzonte?
«La prossima battaglia sarà ridimensionare l'apparato degli enti e Cda che assorbono risorse che andrebbero destinate ad altre cose. Un apparato che produce tra la gente un sentimento di irritazione verso una classe dirigente, che produce poche idee e molti Cda. Mi piacerebbe molto che la maggioranza che sostiene la mia giunta abbracciasse con entusiamo questa voglia di cambiamento. Io non so a che cosa attribuire il 60% dei consensi che hanno fatto vincere il centrosinistra se non a questo: una grande voglia di cambiare, rinnovare, rimettere le cose a posto. Adesso abbiamo cercato di mettere un poco di ordine alla sanità. Poi toccherà all'acqua, poi spero, che tocchi alle case popolari, ce ne sono poche e, spesso, molte di esse sono occupate da famiglie che da diverse generazione mantengono una singolare qualifica di povere. Mi chiedo se c'è qualche dannazione famigliare in questa condizione. Ho fiducia nell'assessore Mimmo Srour e so che, con la stessa saggezza, con cui ha affrontato il tema dell'acqua, saprà affrontare anche questo delicatissimo problema».

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