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Pescara, 22/03/2026
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Data: 16/12/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Renzi: entro un mese la riforma del lavoro. Affondo a Grillo: riforme o sei buffone. Zanonato: occupazione, subito il Testo Unico ma andranno coinvolti anche i sindacati.

MILANO Quindici mesi di «patto» col governo, quindi anni di «patto» con gli italiani. Comincia da qui la (difficile) avventura di Matteo Renzi alla guida del Partito Democratico. Lui prova a caricarla di entusiasmo mettendo sotto il tappeto gli strascichi livorosi lasciati dalle primarie. C’è altro a cui pensare. C’è, soprattutto, Grillo da sfidare con le elezioni Europee alle viste, lanciando uno slogan-hashtag pronto per essere twittato: «#Beppefirmaqui: noi rinunciamo ai rimborsi, ma tu fai con noi legge elettorale e riforme istituzionali».
GIOVANI E FACCE NUOVE

L’Assemblea del Pd comincia coi numeri ufficiali. Due milioni e 800 mila voti ai gazebo, a Renzi il 67 per cento. E si vede dalle mille facce che riempiono il salone della Fiera di Milano. Facce nuove, per lo più sconosciute, per lo più giovani. «Il voto delle primarie ci chiede una possibilità di cambiamento senza se e senza ma» dice. In prima fila c’è Enrico Letta, in maglione, come chi si sente a casa propria.
Il capo del partito e il capo del governo paiono in sintonia. Civati conferma: «Enrico e Matteo sono più vicini di quanto crediate». Letta ribadisce: «Uniti non ci batte nessuno». Così, quando il segretario detta la sua agenda al governo non crea turbamenti al premier che lo ascolta: «Se alle Europee avremo risultati balbettanti» dice Renzi «non potremo dare la colpa a Berlusconi o a Grillo, la colpa sarà nostra»..
Eccola, dunque, l’agenda. Il lavoro al primo posto: «Dobbiamo tornare a essere il partito del lavoro. In un mese presenteremo un disegno di legge che semplifichi regole e procedure per le aziende e che garantisca un sussidio a tutti quelli che hanno perso il posto». C’è anche altro: la modifica della Bossi-Fini e il riconoscimento dello «ius soli»; la scuola «da far ripartire e da valorizzare»; e le unioni civili: «Tema delicato, ma parleremo chiaro agli alleati di governo».
Tutto da fare in fretta. Perché quello che più preme a Renzi è dimostrare che il Pd, sotto la sua guida, è capace di cambiare marcia, di archiviare incertezze e tentennamenti, di «fare un riforma per trasformare il Senato in una camera delle autonomie, senza eletti né stipendi», di presentare una legge elettorale «che garantisca stabilità», di abolire le Province e dimezzare le indennità dei consiglieri regionali. Che Grillo lo sappia: «Noi siamo pronti. E tu? Se ti tiri indietro vuol dire che sei solo un chiacchierone, e che il buffone sei tu».
La sfida è lanciata. E subito respinta: «Avevi annunciato una sorpresina» manda a dire il comico «Invece è solo una scoreggina. Andiamo al voto subito col Mattarellum, la nuova legge elettorale la faremo poi». Renzi se la ride, convinto di poter mettere i Cinque Stelle nell’angolo. Pur sapendo che - e lo ammette - ha bisogno del consenso del partito. Di tutto il partito.
Per questo lo sconfitto Cuperlo viene nominato presidente dell’assemblea. Un segno di pacificazione che viene contraccambiato: «Matteo ha fatto una buona relazione». Certo, c’è ancora la parola rottamazione a rendere indigesto a molti il nuovo corso. Renzi prova a raffreddare i rancori: «Noi possiamo difendere la nostra storia solo se siamo in grado di cambiarla. Altrimenti la nostra storia finisce nel museo delle cere».

Zanonato: occupazione, subito il Testo Unico ma andranno coinvolti anche i sindacati

ROMA Ministro Zanonato, lei è un esponente non renziano del Pd, a maggior ragione è d’obbligo partire dalla domanda di base: che giudizio dà del discorso di investitura di Renzi?
«Renzi ha dimostrato che esiste una sintonia con il governo sia pure da una posizione di stimolo e di incitamento».
Tutto bene, quindi?
«A me è piaciuto molto Renzi quando ha insistito sul fatto che bisogna far leva sui grandi asset del nostro Paese per attrarre investimenti anche dall'estero. Abbiamo molti problemi ma dobbiamo essere positivi. Stiamo lavorando con il piano Destinazione Italia per valorizzare meglio le enormi opportunità che ci sono offerte dalla cultura, dal turismo, dall’innovazione, dal rilancio dell’industria manifatturiera».
Renzi ha parlato di un pacchetto lavoro da varare in un mese. Bello. Ma non le sembra troppo generico?
«Tutto tranne che generico visto che ha trattato l’argomento del lavoro nell’ambito di una relazione di un’ora. Piuttosto...».
Piuttosto?
«E’ importante che le riforme che Renzi intende sviluppare siano fatte d’intesa con il movimento dei lavoratori e non in atteggiamento di rottura con i sindacati. Non a caso Renzi si è incontrato con Landini. Detto questo condivido il ragionamento generale: in Italia c’è una massa enorme di persone, stiamo parlando di 7 forse anche 8 milioni di cittadini, che non trova lavoro o che, scoraggiato, ha smesso persino di cercarlo, oppure da lavoratore part time o lavoratore precario vorrebbe lavorare di più e meglio. E dunque a queste persone bisogna ridare speranza e contemporaneamente trovare una adeguata protezione. E’ fondamentale non dividere il mondo del lavoro».
Misure concrete?
«Innanzitutto il governo, su proposta del ministro Giovannini, ha già approvato un primo pacchetto di misure per facilitare, dal punto di vista fiscale, le assunzioni di giovani disoccupati, e lo stesso presidente Letta si è impegnato a usare i proventi della spending review per ridurre ulteriormente il cuneo fiscale. La nuova disciplina sulle start up sta contribuendo a genereare occupazione. Occorre certamente fare di più. Fra le priorità evidenziate nel Piano Destinazione Italia sottolineo quella di semplificare il nostro quadro normativo in materia di lavoro, ad esempio scrivendo al più presto un Testo Unico semplificato, per renderlo più chiaro e intelleggibile agli investitori internazionali».
Quindi state già lavorando sul tema del lavoro. Altri dettagli?
«Occorre poi potenziare l'apprendistato e riformare le nostre politiche attive, aiutando meglio i nostri giovani a trovare un lavoro o un percorso formativo attraverso lo strumento delle «Garanzia giovani» e mettere mano alle politiche per facilitare la ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in cassa integrazione o in mobilità».
Basterà tutto questo?
«Nel Dl Destinazione Italia approvato venerdì scorso ci sono misure utili al rilancio dell'economia, come il credito di imposta per gli investimenti in innovazione e ricerca. Tuttavia, la strada da fare perché le imprese tornino stabilmente ad assumere è ancora lunga. Dobbiamo consentire alle nostre aziende di giocarsela alla pari con i propri competitor europei, abbassando i costi dell'energia, migliorando le infrastrutture, continuando a facilitare l'accesso al credito e aumentando la liquidità, favorendo la digitalizzazione delle piccole imprese».
Non trova che Renzi abbia un po’ suonato la sveglia anche per l’operatività del governo sul fronte economico?
«Una delle cose più difficili da spiegare non è solo che il governo deve fare proposte realistiche ma che deve anche attuarle passo dopo passo. Faccio un esempio: con il vecchio decreto Fare/1 abbiamo rifinanziato la Legge Sabatini , ma poi abbiamo dovuto varare il decreto attuativo, farlo firmare dal Tesoro e poi farlo registrare dalla Corte dei Conti. Capisco, non è eccitante, ma senza questo lavorìo tutto rimane allo stato di chiacchiera».
Un’ultima domanda: Renzi ha parlato anche di un rilancio del manifatturiero italiano. Un suo cavallo di battaglia. Che intende fare?
«Intanto attuare le proposte appena delineate. Poi è vero che da noi non si apprezza abbastanza la forza del ”made in Italy”, un grandissimo marchio. Ma io giro molto per le fabbriche e tocco con mano l’enorme capacità manifatturiera degli italiani che si sta traducendo in una crescita dell’export. E’ importante che si sappia che la nostra bilancia commerciale è in attivo. Con il nostro export non solo ripaghiamo le materie prime ma diamo ossigeno alla nostra economia. Altro che dazi».

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