ROMA «Non potevamo chiedere un discorso più vantaggioso per noi di quello che ha fatto Renzi. Un discorso di sinistra-sinistra». Questo il giudizio di Angelino Alfano sull’intervento del neosegretario del Pd all’assemblea di Milano. Ospite a ”In mezz’ora“ di Lucia Annunziata, il leader del Nuovo centrodestra, che riconosce «essere cominciata la partita» che alla fine lo vedrà contrapposto a Matteo Renzi, afferma che il segretario democrat questa partita l’ha iniziata «giocando solo palloni della vecchia sinistra. Potevamo temere da Renzi - spiega Alfano - invasioni di campo sulle imprese, sui moderati, ma lui ha fatto un discorso di sinistra radicale sull’immigrazione, sul lavoro, sul sindacato e le unioni gay che a noi va benissimo».
Il ministro dell’Interno appare comunque gratificato da questa radicalizzazione delle posizioni in campo: «Renzi - dice - ha posto i suoi temi, che sono quelli di sinistra, noi porremo i nostri. Vediamo se Letta troverà la sintesi». Infatti, Alfano - pur valutando positivamente la richiesta di Renzi di un «contratto di governo» - riconosce al solo Enrico Letta il ruolo di «interlocutore: è con lui che noi abbiamo fatto un patto per il governo, ed è lui che deve trovare il modo per mettere d’accordo le parti». E per quello che si preannuncia come un lungo duello, il leader dell’Ncd sceglie la prima pedana di scontro, quella del finanziamento pubblico dei partiti, su cui Renzi ha fatto ieri uno dei suoi primi affondi. «Io - dice Alfano - sono tra i delusi da Renzi: l’unica cosa che doveva dire, se voleva fare sul serio, era ”tagliamo da domani, e non dal2017, il finanziamento pubblico“. Invece, ha giocherellato con Grillo. Perché domani un renziano non presenta una modifica al decreto per far valere l’abolizione da subito? A noi - motteggia il vicepremier - che ce frega? Non abbiamo neanche un euro, siamo liberi, siamo i più liberi».
IMMIGRATI E UNIONI CIVILI
Meno distanti sembrerebbero le posizioni tra i due sull’immigrazione e sulle unioni civili. Dove, pur con netti distinguo, Alfano concede che sullo jus soli «si può lavorare, collegandolo strettamente al ciclo scolastico dei bambini nati in Italia. Ma se questo significa aprire le frontiere a tutti, siamo assolutamente contrari». E quanto alle unioni gay, il ministro dell’Interno dichiara «grande rispetto per l’affettività di chiunque» e disponibilità verso «garanzie patrimoniali, intervenendo sul codice civile», ma conferma la sua opposizione alla proposta renziana di ”civil partnership“, perché «la famiglia, fatta da un uomo e una donna che si sposano per procreare, non si tocca».
Problematico, ma non privo di aperture verso i partner del Pd, l’atteggiamento sulla riforma elettorale. Alfano boccia decisamente il ritorno al Mattarellum, si dichiara a favore del sistema di elezione dei sindaci: «E’ quello che funziona meglio e salvaguarda il bipolarismo». Il principio da salvare, dice il leader dell’Ncd, è quello di «un premio di maggioranza che consenta al vincitore di governare» e su questo si compiace che «Renzi ci abbia raggiunto sul nostro terreno manifestando, invece dell’irritazione anti-presidenzialista della sinistra, un atteggiamento favorevole al rafforzamento dei poteri del premier».