Trasporto pubblico verso tagli drastici, aumento delle tasse sempre più probabile. La guerra degli emendamenti in Parlamento, unita alle tensioni tra giunta e maggioranza, complica ancora la partita del bilancio di previsione 2014, che Ignazio Marino vorrebbe approvare in tempi strettissimi. L’ultima notizia riguarda il ritiro dell’emendamento al decreto sugli enti locali, presentato dal senatore Pd Felice Casson, che prevedeva un canale diretto tra Stato e Campidoglio (bypassando la Regione) per l’erogazione dei fondi destinati al trasporto pubblico locale. L’emendamento, che peraltro non piaceva al governatore Nicola Zingaretti, è stato cassato. Quindi sarà ancora la Regione a dover trattare con il Governo questi soldi, come per tutti gli altri Comuni del Lazio, girandoli poi a Palazzo Senatorio. Un iter più lungo, che mette seriamente a rischio la richiesta di 300 milioni avanzata dal sindaco per il tpl. E, con questo, la tenuta dei della prima bozza della manovra 2014 preparata dall’assessore al bilancio Daniela Morgante, che ha l’obiettivo non semplice di recuperare 1.200 milioni di euro. Oggi sulla questione ci sarà un vertice tra Marino e i capigruppo di maggioranza, che venerdì incontreranno la Morgante.
IL BUCO ATAC
In questa situazione non sarà facile reperire le risorse necessarie a garantire il servizio di Atac. L’azienda guidata da Danilo Broggi è stretta tra un debito che supera i 700 milioni di euro e un nuovo piano generale del traffico cittadino, preparato dall’assessore alla mobilità Guido Improta, che prevede un incremento dell’utilizzo del trasposto pubblico. Peraltro le ultime norme consentono al Comune di rivedere (al ribasso) il contratto di servizio, con oltre 100 milioni in meno da versare nelle casse di via Prenestina, su una spesa che nell’anno in corso si è attestata su 463 milioni, tra trasporto di superficie, metropolitane e parcheggi di scambio. Il prossimo anno, peraltro, l’Atac avrà bisogno di 500 milioni per garantire il funzionamento del sistema di trasporto pubblico, che comprende anche la messa in esercizio della prima tratta della metro C e del prolungamento della B1. E non sarà più possibile spostare altri debiti sulla gestione commissariale, come deciso quest’anno dalla giunta capitolina. Una cosa è chiara: in via Prenestina dovranno razionalizzare il servizio di trasporto pubblico, per ridurre i costi. E dall’emendamento di Linda Lanzillotta al decreto salva Roma spunta un’ipotesi che desta forte preoccupazione: «licenziamenti per motivi economici» nelle società municipalizzate in perdita: l’Atac, in questo senso, è in prima linea. Un centinaio di milioni potrebbero però essere recuperati grazie alla centrale unica degli acquisti dell’amministrazione comunale, che comprenderà anche le municipalizzate.
LA MANOVRA
Intanto, a Palazzo Senatorio si continua a discutere su un bilancio 2014 sempre più a ostacoli. Come si recupereranno i soldi mancanti? Il primo dato si trova, a pagina 33, nella delibera sulla manovra 2014, nello schema del bilancio pluriennale 2013-2015: le entrate tributarie previste, nei prossimi dodici mesi, aumenteranno di 353 milioni. Un dato, questo, che rende improbabile evitare l’aumento dell’addizionale Irpef dallo 0,9 all’1,2 per cento, peraltro reso possibile da una norma nazionale ad hoc ispirata proprio dal Campidoglio. Dall’incremento delle rendite catastali dovrebbero arrivare 115 milioni in più, ma il resto andrebbe ricavato dalle altre imposte locali: occupazione suolo pubblico e tassa di soggiorno, ma anche Irpef. Soffriranno anche i dipartimenti, per i quali sono previsti tagli per oltre 300 milioni. Molto dipenderà anche da quando si arriverà all’approvazione: dal 1° gennaio l’amministrazione spenderà seguendo i criteri del bilancio 2013 e ogni ritardo nell’iter della manovra 2014 renderà più difficile far quadrare i conti.
Michela Giachetta