A muovere le acque già limacciose per il caso De Fanis, sono stati gli agenti della squadra mobile di Pescara che sono andati praticamente a tappeto: negli uffici della giunta regionale all’Aquila e a Pescara, ma anche a Giulianova a casa di Sorgi. E sembrerebbe, non è confermato, anche in alcuni studi di professionisti nel Teramano. Hanno preso carte e computer.
Nella galassia dei settori gestiti da Sorgi (tanti, delicati e collegati a molti interessi: Affari della presidenza, politiche legislative e comunitarie, rifiuti, programmazione, parchi, territorio, ambiente, energia), i poliziotti hanno fissato la loro attenzione nuovamente sui fondi Ipa e hanno acquisito materiale su atti e delibere che hanno accompagnato l’attività della Regione Abruzzo, tecnicamente autorità di gestione per la realizzazione dei progetti europei relativi ai paesi che si affacciano sull’Adriatico. Se due anni fa si parlava di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione aggravata, per quello che trapela da Procura e Mobile di Pescara, la prima ipotesi di reato a carico di Sorgi è quella di turbativa d’asta.
Sorgi infatti è il dirigente regionale che si è occupato il settore Affari comunitari dopo la sospensione di Giovanna Andreola, a sua volta esautorata dal servizio in questione alla luce dell’arresto avvenuto nel gennaio 2012 proprio nel quadro dell’operazione Caligola. In quell’occasione, la Procura dell’Aquila indagò dodici persone tra cui la Andreola e il marito, i coniugi titolari della società Ecosfera, l’ex segretario della giunta Del Turco Quarta e altri tra funzionari e imprenditori coinvolti nel sistema di favori e assunzioni fittizie collegate ad appalti pilotati nel settore della cooperazione internazionale.
«RIVOLGETEVI ALLA PROCURA»
Per quel filone di indagine il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per i dodici indagati: per undici di essi, dopo due rinvii, il prossimo 9 gennaio è attesa la decisione sul processo. Il dodicesimo indagato, l’ex sindaco di Pescara, D’Alfonso invece ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato.
Ora la Mobile di Pescara ha avuto mandato di continuare ad indagare sulla concessione di appalti relativi alla cooperazione internazionale e sulle modalità di svolgimento dei bandi che, nel caso dell’inchiesta Caligola, avevano - secondo l’accusa - un marcato carattere di opacità confermato dalle relazioni e dai contenuti delle intercettazioni raccolte nel corso dei mesi. Antonio Sorgi, raggiunto ieri sera telefonicamente non ha voluto esprimersi nel merito della vicenda: «Sono stanco, è stata una giornata lunga, la Procura sta facendo i suoi accertamenti, è meglio che vi rivolgiate a loro».