ROMA Più di mezzo milione di over cinquantenni non ha mai versato un contributo previdenziale. La maggior parte lavora (336.000), ma evidentemente lo fa in nero. Il rischio è che con l’avanzare dell’età queste persone non riescano «a provvedere in maniere autonoma al proprio sostentamento». L’allarme arriva dall’Istat, nel report ”transizione verso la pensione”, uno studio focalizzato sulla fascia d’età tra i 50 e 69 anni. Ed è un allarme da non sottovalutare perché questi 541.000 soggetti di certo non potranno essere lasciati a una vecchiaia che si prospetta di estrema povertà e diventeranno presto emergenza sociale da risolvere. Per il resto il rapporto (che mette a confronto i dati del 2012 con quelli del 2006) conferma il trend virtuoso imboccato dal nostro sistema previdenziale a seguito delle varie riforme: aumenta l’età media del pensionamento (58 anni, contro i 57, 1 del 2006), il numero medio di contributi versati passa da 34 a 35,4 anni. Ovviamente, nella fascia d’età 50-69 anni i tre quarti dei pensionamenti (2,6 milioni) sono anticipati. Dal punto di vista dei conti pubblici, grande è il contributo delle varie riforme. Secondo quanto sostenuto alla presentazione dell’ultimo rapporto Ocse sulla previdenza italiana da Gianni Geroldi, membro del Social protection commetee della Ue, le riforme messe in atto (dal 2007 al 2012) faranno risparmiare 480 miliardi di euro fino al 2040, ovvero lo 0,8% del Pil medio annuo per i prossimi 30 anni.
SENZA SOSTEGNO FUTURO
Gli over 50 senza contributi rappresentano l’8% della platea di riferimento. Tra le donne l’incidenza sale al 9,6%, contro il 6,7% degli uomini, con punte del 12% nel Sud. Come si diceva, la maggioranza di queste persone (336.000 su 541.000) è attualmente occupata, svolge mansioni poco qualificate per il 70% alle dipendenze, ha meno di 55 anni e non va oltre la licenza media. Ma quando il lavoro non si trova e bisogna comunque portare il cibo a tavola, allora si accetta di impiegarsi in nero anche se si possiede una qualifica alta (15,2%). In questo caso i settori più interessati sono istruzione, sanità e commercio.
LA FUGA
Solo il 3,5% degli occupati tra 55 e 69 anni, pari a 116 mila unità, si avvicina in modo graduale al pensionamento passando per un periodo di riduzione dell’orario. Il 63% dei pensionandi, quando si ritira, lo fa in modo netto. A volte è una vera fuga: il 43% va in pensione appena raggiunge i requisiti minimi. C’è però una piccola pattuglia (6,6% della platea) che pur percependo la pensione, continua a lavorare. Ma non per tutti è attaccamento e passione per la propria attività: sei su dieci lo fanno per motivi economici.