ROMA. Due terzi «a chi, lavoratore, pensionato, disoccupato, affronta con maggiore difficoltà il cammino della propria esistenza, a chi è più povero, alle famiglie numerose». Il resto «alle imprese e alle politiche per la crescita, lo sviluppo e gli investimenti in infrastrutture». Romano Prodi, presidente del consiglio, in una lettera aperta al «Corriere della sera», prima, e in un'intervista al Tg1, poi, indica la destinazione del cosiddetto «tesoretto», i soldi in più del previsto che il fisco potrebbe incassare quest'anno.
La priorità, conferma Prodi, resta comunque l'abbattimento del debito pubblico. «Il percorso di ripianamento del debito - dice il presiedente del consiglio - continua, anzi andrà anche più veloce. Ma non si può uccidere il Paese per ripianare il debito».
Poi torna sulla destinazione dei due terzi a famiglie e lavoratori. «Noi abbiamo solo guidato il processo - dice - ma in questi mesi con una politica seria gli italiani hanno rimesso in ordine i conti. E abbiamo delle risorse che gli italiani hanno accumulato e si meritano. Più che tesoretto la chiamerei ricompensa».
Quanti soldi sono? Nella Trimestrale di cassa una cifra di extragettito è già stata indicata: 2 miliardi e mezzo. Ma c'è chi ipotizza che a fine anno possano essere anche 7 e mezzo se non, addirittura, il doppio. «10 miliardi - dice Paolo Moretti, del Consiglio nazionale dei ragionieri commercialisti - è una cifra verosimile».
L'indicazione di Prodi piace a tutto il centrosinistra, da Rifondazione ai Comunisti italiani (anche se Sgobio vorrebbe dare tutto a lavoratori e pensionati), all'Udeur con Mastella che non perde il gusto alla battuta: «Siamo d'accordo, bene così, sennò che centrosinistra sarebbe, ma per dirlo bastavano 10 righe e non una paginata sul Corriere». Qui ci si può leggere in trasparenza un disappunto per altri aspetti contenuti nella lunga lettera del presidente del consiglio. Per esempio quello legato ai tempi che saranno «senza nessuna concessione al calendario elettorale», oppure l'altro tema forte: i costi della politica. «Sono esplosi i costi complessivi della poltica - dice il presidente del consiglio - sia a livello centrale che a livello locale. Ed essi sono nettamente superiori a quelli degli altri paesi europei».
Questo dei costi della politica è tema che piace a Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria: «Una cosa che ho visto nella lettera - dice - e ne prendo atto con soddisfazione, è quello che noi da tempo sosteniamo cioè i costi della politica che sono l'altro grande tema della spesa pubblica: dove vanno a finire le tasse dei cittadini che le pagano onestamente, a cominciare dalle famiglie. Troppi stipendi, troppe direzioni non produttive: da questa presa di posizione ci aspettiamo delle iniziative. Minor costo della politica significa che finalmente le tasse si possono diminuire».
Dal centrodestra si attacca il presidente del consiglio perché, è l'accusa, ha fatto propri meriti che sono del governo precedente. A parziale smentita di questa tesi arriva il viceministro Vincenzo Visco che, nel calcolo dell'eventuale extragettito, osserva che occorre andare con i piedi di piombo proprio perché «i dati relativi al primo bimestre 2007 si confrontano con le entrate dell'analogo periodo del 2006 e nei prossimi mesi, man mano che la base di riferimento diventerà il periodo del 2006 in cui il gettito fiscale ha cominciato a crescere velocemente (da quando il centrosinistra è andato al governo ndr) i progressi di quest'anno potrebbero apparire meno robusti».
Qualcuno, sempre nell'opposizione, vede nelle parole di Prodi una smentita al ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. «La lettera di Prodi è coerente con le posizioni da me espresse nella nota introduttiva della relazione unificata sulla finanza pubblica - dice il ministro - mi pare che sia la linea che stiamo seguendo».