SULMONA. C'è la pausa caffè, la stazione chiude. E' successo ieri mattina, quando la prolungata assenza dell'addetto alla biglietteria ha mandato su tutte le furie alcuni viaggiatori, che dovevano acquistare il biglietto per il treno in transito di lì a qualche decina di minuti. Tutto è cominciato verso le 9.15 quando un paio di persone sono arrivate in stazione per comprare un biglietto per Roma.
«La biglietteria era chiusa», racconta R.A., uno dei viaggiatori, «ed era stato affisso il cartello con scritto "pausa di 15 minuti", così abbiamo aspettato che l'addetto tornasse, ma di minuti ne sono passati parecchi e non si vedeva nessuno». Intanto, l'atrio della stazione si è cominciato a riempire, almeno una decina di persone in attesa di fare il biglietto o chiedere informazioni (lo sportello svolge la doppia funzione). Qualcuno ha chiesto chiarimenti ad altri ferrovieri ma nessuno ha fornito risposte esaurienti.
«Erano almeno le 9.45», continua il viaggiatore, «quando l'addetto è tornato. Certo nessuno è partito senza biglietto, ma il servizio è stato comunque sospeso per un tempo troppo prolungato». I primi treni utili, per Pescara e Roma, erano infatti in partenza solo alle 10.40. Alcuni viaggiatori, però, non hanno escluso di interessare sull'accaduto le associazioni dei consumatori. «Purtroppo», hanno sottolineato alcuni presenti o «sono sempre gli utenti a sopportare carenze e disservizi».
Stupito da tanto clamore il diretto interessato butta acqua sul fuoco e spiega le motivazioni della sua assenza.
«Per ogni turno di lavoro abbiamo l'opportunità di usufruire di una pausa caffè di 15 minuti» sostiene il dipendente delle ferrovie, «e ho ritenuto opportuno di svolgerla quando non c'erano treni in partenza. Qualcuno, al mio ritorno, ha obiettato che mi fossi assentato per più tempo di quanto dicesse il biglietto ma è anche vero che qui in stazione non c'è più il punto di ristoro».
Dal 1 gennaio, infatti, il bar ha chiuso i battenti (non c'è neanche una macchinetta erogatrice di caffè o bevande) per cui è venuto meno un servizio primario, non solo per i ferrovieri, ma anche per i viaggiatori in attesa di treni o coincidenze. Il personale di servizio per la pausa caffé, in alternativa al vecchio thermos, deve addirittura ricorrere all'auto. «Da quando non c'è più in stazione»», aggiunge l'addetto alla biglietteria, «per un caffé dobbiamo raggiungere il bar dello sport, all'ingresso della villa comunale, a circa 800 metri». Una situazione che espone a imprevisti di varia natura. Il problema, a quanto pare, origina dall'esosità di Trenitalia, che per i locali del punto di ristoro chiede 1.500-2.000 euro al mese. Troppi, visto il calo di movimento viaggiatori causato dal taglio di troppi servizi.