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Data: 19/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Padoa-Schioppa si allinea alla Confindustria. «Gran parte del tesoretto andrà al deficit». Rifondazione: non ci sarà l'intesa

Il ministro dell'Economia gela i sindacati: 7,5 miliardi servono alla finanza pubblica, i restanti 2,5 sono sufficienti per le famiglie

ROMA. Prima la buona notizia: con la Finanziaria 2008 non ci sarà bisogno di fare una manovra correttiva perché, spiega il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, «siamo in anticipo di 10 miliardi strutturali». Poi la cattiva: «Sette miliardi e mezzo di questi 10 di extragettito (il cosiddetto tesoretto) saranno destinati alla correzione dello 0,5% del deficit, così come chiede Bruxelles», aggiunge.
Che è bene da una parte, ma gela dall'altra tutte le aspettative di tagli all'Ici, di contributi per gli affitti e quant'altro ipotizzato in queste settimane. Già, perché gli altri 2 miliardi e mezzo sono stati messi per intero sul tavolo della concertazione ovvero destinati - spiega Padoa-Schioppa ai sindacati - «alle tutele, alla previdenza, alla contrattazione di secondo livello». Prodi, da Seul, conferma che questo è l'intendimento del governo: «E' una prima, non esaustiva, applicazione delle linee guida indicate nella lettera al Corriere». Cioè destinare i soldi in più per due terzi ai lavoratori, ai pensionati e ai disoccupati, e per un terzo alle imprese. I sindacati si preoccupano per l'accenno alle pensioni e per la scarsezza delle risorse. D'accordo con loro è il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero: «2 miliardi e mezzo non sono per nulla sufficienti». Sul piano politico, invece, arriva lo stop immediato di Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista: «Le parole pronunciate da Padoa-Schioppa - dice - qualora corrispondessero alla linea del governo provocherebbero l'impossibilità di definire un'intesa in seno alla maggioranza di centrosinistra».
Soddisfatti per quanto detto dal ministro si dicono invece gli industriali. Anche perché è stato loro detto che eventuali soldi in più verranno resi disponibili solo con tagli alla spesa pubblica. «Il risanamento della finanza pubblica - dice Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria - è un punto di riferimento ineludibile e punto di partenza indispensabile».
La concertazione parte frenata, nonostante il ministro Padoa-Schioppa ce la metta tutta per spiegare i vantaggi delle scelte del governo. «Due miliardi e mezzo sono sufficienti per allineare l'Italia sugli standard dei paesi con uno stato sociale più compiuto - dice - ci permette di integrare in maniera sostanziale le carenze e le insufficienze del sistema dello stato sociale in due campi: pensioni basse e mondo del lavoro intermittente». Sulle pensioni chiarisce: «Qui i giovani sono penalizzati tre volte: destinano ai pensionati attuali una quota alta di quello che guadagnano, sono privi di adeguate tutele in materia di ammortizzatori sociali e avranno pensioni più modeste di quelle che assicurano ai pensionati attuali». Ma attenzione, «non si tratta di fare una riforma, se togliamo la legge Dini e la legge Maroni il sistema è da riformare, altrimenti è da ritoccare». Ritoccare limando lo scalone, ma anche rivedendo i coefficienti di rivalutazione. E qui i sindacati fanno muro.

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