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Pescara, 13/05/2026
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Data: 03/05/2006
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Fino all'ultimo il suo «no» al «progetto Gaucho». Fusione Autostrade e Abertis: Gamberale e i motivi del suo dissenso



ROMA - Ha stroncato il «progetto Gaucho» davanti al consiglio di amministrazione senza fare una piega. Aggiungendo pure con perfida ironia che «Gaucho», il nome utilizzato per definire il piano di fusione fra Autostrade e Abertis, «in spagnolo significa mandriano». Lo ha fatto con una relazione, come lo stesso Vito Gamberale ha comunicato al termine della riunione con la quale gli sono stati revocati i poteri, «lasciata agli atti della società». Agli atti, appunto, perché nessuno dimentichi. L'amministratore delegato ha spiegato di aver motivato il suo dissenso affrontando «gli aspetti concessori, i vincoli della privatizzazione, il rapporto di concambio sotto i vari profili, compreso quello per il Paese in generale, la governance, il merger, la sede, le strategie». Un dissenso totale, che tuttavia, lascia intendere, era rimasto segreto prima che fosse reso noto «proprio dalla società con due comunicati stampa redatti e diffusi», ha affermato Gamberale nella serata di ieri, «senza che l'amministratore delegato fosse consultato, nei quali è stata pubblicizzata una mia lettera riservata indirizzata al presidente». Il comunicato di due pagine finisce con i ringraziamenti di rito. Insomma, un divorzio traumatico, ma che forse gli eventi degli ultimi giorni hanno soltanto accelerato. Gli incarichi più importanti che il manager abruzzese ricopriva nel gruppo erano comunque in scadenza con l'approvazione del bilancio 2005: tanto la presidenza di Autostrade per l'italia, quanto il posto da amministratore delegato di Autostrade spa. Fino al 2008 avrebbe invece mantenuto i posti da consigliere di Impregilo, della Igli e di Schemaventotto, la holding con cui i Benetton controllano il gruppo autostradale. Mentre al 2007 era fissata la scadenza dai consigli dell'Autobrennero e delle Autovie venete. Gamberale sarebbe invece rimasto fino al 2009 amministratore delegato delle Autostrade Sud America. Ma nel nascente gruppo avrebbe avuto un ruolo simbolico.
E ora? Sette anni fa, chiudendo la sua esperienza a Telecom Italia, Gamberale andò in pensione a 55 anni con 75 milioni di lire al mese: il trattamento previdenziale più alto corrisposto dall'Inps. Ma non è il tipo da andarci davvero, in pensione. Così c'è già (Claudio Sposito) chi lo ha messo in pista per gestire un grande fondo per le infrastrutture. Sempre che il suo nome non spunti ora di nuovo per qualche incarico pubblico.

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