L'AQUILA. Non è stato un "crescendo rossiniano", come temeva il presidente della commissione Angelo Orlando. Il taglio alle indennità dei consiglieri regionali approvato ieri è stato un ritaglio, un'operazione di adattamento del testo base del dipietrista Alfonso Mascitelli, ritenuto troppo definitivo. Ma il taglio delle indennità ci sarà. Il termine utilizzato è "inefficacia". L'effetto sarà a tempo: la legge rende inefficace fino alla fine della legislatura l'aumento degli stipendi scattato a gennaio per un adeguamento automatico alle indennità dei parlamentari.
Toccherà a chi governerà la Regione nel 2010 decidere se mantenere il blocco dell'aumento o tornare all'automatismo di legge. Il provvedimento che riporta le indennità base dei consiglieri da 7600 a 7200 euro mensili è stato approvato a maggioranza dalla Commissione bilancio. Hanno votato a favore i consiglieri dell'Unione, mentre quelli di centrodestra si sono astenuti perché sono stati respinti i loro tre emendamenti.
Ora bisognerà aspettare il via libera del Consiglio regionale per vederne l'entrata in vigore (sarà la conferenza dei capigruppo a decidere quando ci sarà il voto in aula).
Se il provvedimento è a tempo determinato, ha spiegato Orlando, è perché lo è anche il motivo che l'ha ispirato, cioè l'aumento delle addizionali regionali di Irap e Irpef decisi dal Consiglio per ripianare i debiti della sanità: se per il 2010 ci sarà il ripiano del deficit, come previsto dall'accordo sottoscritto con il governo, le tasse verranno abbassate, ha aggiunto Orlando, e dunque il consiglio della prossima legislatura sarà più libero di decidere sulle indennità.
In realtà la spinta a tagliare gli stipendi dei consiglieri è arrivata innanzitutto dalle proteste di sindacati, associazioni datoriali e di semplici cittadini dopo che il nostro giornale per primo aveva pubblicato il 23 gennaio scorso la notizia degli aumenti. Il consiglio regionale aveva tentato di rimediare votando un ordine del giorno in cui si chiedeva ai parlamentari abruzzesi di presentare una proposta di legge alle Camere per modificare la norma nazionale che stabilisce l'automatismo tra stipendi dei parlamentari, dei magistrati e dei consiglieri regionali. Una soluzione chiaramente dilatoria e di scarsa efficacia, che ha spinto prima L'Italia dei Valori e poi An a presentare propri disegni di legge regionali. L'Ulivo ha tentato inutilmente di formulare una proposta unitaria, è toccato infine ai Ds rompere l'impasse e presentare un proprio disegno di legge. Ieri la scelta della Commissione è caduta sul testo dipietrista opportunamente emendato. Il più soddisfatto del voto è dunque il capogruppo dell'Italia dei Valori Bruno Evangelista: «Ci siamo mossi per primi, abbiamo presentato la proposta di legge a nome Mascitelli, senza la mia firma e senza il simbolo del partito perché fosse una proposta di tutti, e quella finezza penso che abbia pagato».
«Piena soddisfazione» viene espressa dal capogruppo Ds Donato Di Matteo. Soddisfatto sarà certamente l'assessore al Bilancio Giovanni D'Amico, al quale questa legge farà risparmiare 450.000 euro l'anno.