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Pescara, 20/03/2026
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Data: 31/01/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Scatta l’inchiesta sull’incarico alle Pari opportunità. Quell’assegnazione andata alla donna che passò la notte con il governatore. Parla Chiodi «Non ho causato alcun danno alla Regione». Ribadita l’intenzione di ricandidarsi alle elezioni di maggio

PESCARA Si allarga l'inchiesta su Rimborsopoli, e a far ampliare il raggio d'azione dei magistrati che si stanno occupando dell'inchiesta, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio, sono anche le notizie apparse in questi giorni sui quotidiani. Al centro dell'attenzione per il momento è il governatore Gianni Chiodi, indagato per peculato e truffa nell'indagine sui presunti rimborsi illeciti e su cene e pernottamenti per due persone a spese della Regione. La sua confessata scappatella con una donna che ha dormito con lui nell'albergo Del Sole a Roma, nella prestigiosa zona Pantheon, e che non era sua moglie, ha attirato l'attenzione della Procura che vuole capire meglio come sono andate le cose. E questo non solo per il fatto che il presidente della Regione ha ospitato nella sua stanza una persona che non aveva nulla a che fare con il viaggio istituzionale, ottenendo il rimborso dagli uffici contabili regionali senza precisare che a dormire e ad usufruire dei servizi dell'hotel erano stati in due, quanto perché quella stessa persona, alcune settimane dopo, riuscì a sbaragliare il campo delle 22 concorrenti in corsa ed ottenne un incarico di quattro anni alle Pari opportunità della Regione.
Nessun fascicolo a parte. La Procura per il momento continua le indagini del fascicolo-madre, quello che vede indagati in totale 25 personaggi eccellenti fra presidenti e assessori regionali, compiendo però tutte le verifiche e gli accertamenti del caso per chiarire la regolarità di quell'incarico assegnato alla donna che trascorse la notte con Chiodi. E il primo atto sarà quello di acquisire in Regione tutta la documentazione relativa a quell’assegnazione. La donna ha rilasciato anche un’intervista ad un quotidiano nazionale dopo che la presidente della Commissione regionale per elle Pari opportunità, Gemma Andreini, aveva chiesto le sue dimissioni. «E' singolare -aveva detto la donna che si era accompagnata a Chiodi- che la Commissione chieda soltanto le mie dimissioni. Come mai non chiedono anche quelle del governatore?». La donna non ha nessuna intenzione di dimettersi anche perché sostiene di aver agito nella massima trasparenza e di non essere stata minimamente avvantaggiata da quella fuga d'amore con il governatore. Ma a questo punto la magistratura, con la «notitia criminis in mano», non può far altro che compiere tutti gli atti di indagine necessari per verificare la correttezza di quell'incarico pubblico finito, forse per pura coincidenza, in capo alla donna che divise la stanza con il numero uno della Regione.
ASCOLTATI COSTANTINI E VERI’
Intanto sono iniziati, in anticipo rispetto a quanto programmato dalla Procura, gli interrogatori degli indagati. Per motivi personali, Carlo Costantini e Nicolettà Verì hanno chiesto e ottenuto un anticipo e sono stati ascoltati mercoledì scorso. Costantini ha rigettato ogni accusa sostenendo di essere addirittura creditore di alcuni rimborsi come quelli autostradali mai chiesti. Avrebbe sostenuto anche che il costo della stanza d'albergo divisa con un'altra persona sarebbe stato lo stesso e dunque non avrebbe inciso per le casse regionali. E ogni accusa ha respinto anche la Verì. Due indagati le cui posizioni sono comunque marginali rispetto a Chiodi, Pagano, Castiglione e Febbo che daranno la loro versione dei fatti il 4 febbraio.

Parla Chiodi «Non ho causato alcun danno alla Regione»
Ribadita l’intenzione di ricandidarsi alle elezioni di maggio

PESCARA Ci ripensa Gianni Chiodi. Aveva detto: «Chiarirò tutto ai magistrati il 4 febbraio. Dopo parlerò agli abruzzesi». Ma quattro giorni di attesa devono essergli sembrati una eternità. Troppa la tensione accumulata dopo essere finito su tutti i media nazionali (persino i programmi radiofonici più popolari, da Il ruggito del coniglio ad Edicola Fiore) per la Rimborsopoli-rosa su cui indaga la Procura di Pescara, e per la sua stessa ammissione: «Una debolezza quella ragazza in hotel». Cose che toccano la credibilità istituzionale ma anche la famiglia, la sfera più intima. E allora il governatore torna a raccontare la sua verità: «Non ho causato alcun danno alla Regione. Questo deve essere chiaro. Anzi, in questi anni giunta e Consiglio hanno fatto un lavoro straordinario in condizioni difficilissime». Poi la vicenda più delicata di cui si sta occupando la Procura, la notte trascorsa in un hotel romano a cinque stelle in compagnia di una donna che avrebbe poi ottenuto un incarico in Regione: «Le questioni legate alla mia sfera personale privata, che ho voluto ammettere per lealtà, non mi hanno condizionato in alcun modo nelle scelte di governo». Quanto alle presunte fatture gonfiate di alberghi, biglietti d'aereo e ristoranti: «Non un solo euro è stato distratto per fini personali e presto sarà dimostrato. Oggi sono in grado di dire che restituisco agli abruzzesi una Regione migliore».
Infine la conferma che Chiodi non ha alcuna intenzione di dimettersi, né di rinunciare alla candidatura bis a governatore: «I giudizi, a volte severi, le disapprovazioni ma anche le sentite manifestazioni d'affetto e di vicinanza che mi hanno sommerso in questi giorni, mi danno ancora più forza e determinazione per condurre una campagna elettorale che, se queste sono le premesse, sarà una vera battaglia che condurrò con tutte le mie energie e con a fianco l'intero popolo del centrodestra». Uno dei paradossi è proprio questo: da qui alla data del voto del 25 maggio, a meno che tutto non venga chiarito prima, la campagna elettorale di Chiodi dovrà concentrarsi sulla vicenda giudiziaria che lo ha investito insieme con altri 24 tra consiglieri e assessori regionali, la maggior parte dei quali di centrodestra. Lo stesso scivoloso terreno giudiziario sul quale, nel 2008, Chiodi aveva aperto la sua campagna elettorale dopo la Sanitopoli che aveva travolto la giunta Del Turco, avviando una campagna moralizzatrice senza precedenti, anche se le responsabilità penali di ieri e di oggi, contestate dalla stessa Procura pescarese, sono molto diverse. E chissà quanti rimpianti per non aver votato a novembre, come Chiodi avrebbe voluto prima di cedere alle pressioni del suo partito. Ora, invece, ci sono davanti quattro giorni per chiarire tutto con i giudici e quattro mesi per conoscere il verdetto degli elettori. Un’eternità, appunto.

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