LANCIANO «L’ho detto per scherzo, per vanteria, per fare colpo su Lucia Zingariello di cui ero innamorato. Ma no, non volevo uccidere mia moglie». Non si vedevano da due mesi l’ex assessore Luigi De Fanis e la sua segretaria Lucia Zingariello che, ieri, sono arrivati al tribunale di Lanciano: lui, al centro di un ritrovato ritratto di famiglia, stretto tra la moglie Rosanna Ranieri e la figlia, e lei accompagnata solo dal suo legale, coperta da un cappuccio e dai vetri scuri dell’auto. Tre protagonisti di un triangolo e dell’appendice noir per cui De Fanis, sua moglie Ranieri e l’ex amante Zingariello sono stati chiamati ieri a dare spiegazioni al pm Rosaria Vecchi prima singolarmente e poi in un faccia a faccia tra De Fanis e la segretaria. De Fanis ha cercato di uccidere la moglie? No, per l’ex assessore regionale alla Cultura ancora agli arresti domiciliari dal 12 novembre che per due ore è stato interrogato dal pm accompagnato dai suoi avvocati Massimo Cirulli e Domenico Frattura. «Premetto di aver commesso un errore nei confronti della mia famiglia», ha detto l’ex assessore al magistrato. «Chiedo scusa a mia moglie: non ho mai voluto ucciderla né ho mai pensato di separarmi da lei. Ero invaghito di Zingariello, ma quella dell’avvelenamento è stata una vanteria per dimostrare che potevo fare tutto per lei». Sarebbe questo, secondo l’assessore, il binario in cui ricondurre la vicenda del presunto avvelenamento: «Una farsa», come hanno commentato, poi, i suoi avvocati. L’audio registrato. A dare il via all’inchiesta è stata Zingariello quando, durante l’interrogatorio sostenuto a Pescara per difendersi dalle accuse di presunte tangenti, ha raccontato al pm Giuseppe Bellelli della volontà di De Fanis di avvelenre la moglie. La donna avrebbe anche registrato una sorta di confessione dell’ex assessore che è stata sequestrata dagli inquirenti: un audio registrato con il telefonino da Zingariello. E’ in questo file, che è in mano alla procura di Lanciano, che è contenuta la chiave di questa vicenda ma su cui, ieri, l’ex assessore ha glissato: «E’ vero ho detto quelle cose al telefono, ma non era vero niente volevo solo fare colpo su Zingariello». De Fanis, quindi, avrebbe fatto il gradasso perché innamorato, spingendosi anche a registrare il vomito della moglie proprio per rendere credibile all’amante le sue intenzioni. Ma quella nausea, secondo la difesa, sarebbe stata provocata da un virus e non da un tentativo di avvelenamento. E’ stata questa la versione dell’ex assessore che, dopo due ore di interrogatorio, ha lasciato il posto alla moglie Ranieri che è stata ascoltata dal pm per altre due ore. La donna, poco tempo fa, aveva scritto una lettera di difesa del marito dicendosi al sicuro, non in pericolo e spiegando di non aver subìto nessun tentativo di avvelenamento. De Fanis, l’amante e la cena sul trabocco. E’ stato più rapido, invece, il confronto tra Zingariello entrata nella stanza della procura come persona informata dei fatti. La donna, accompagnata dall’avvocato Umberto Del Re, avrebbe dato al pm la stessa versione dell’interrogatorio a Pescara: «De Fanis mi ha detto che voleva avvelenare la moglie con un farmaco», avrebbe ripetuto la donna. «Zingariello ha ribadito al pm di Lanciano quello che aveva detto al pm pescarese», ha aggiunto il suo avvocato Del Re. Alle 15.30, dopo essere stati ascoltati separatamente, De Fanis e l’amante sono entrati insieme nella stanza del pm per un confronto durato poco più di dieci minuti in cui i due non si sono guardati. E’ all’ex assessore che il pm avrebbe chiesto se anche in una cena su un trabocco nell’agosto 2012 insieme a dieci persone avesse espresso quell’idea di avvelenare la moglie. E lui avrebbe negato: «No, non ricordo quella cena», avrebbe detto l’assessore aggiungendo che se davvero fosse stato così allora sarebbe stata la conferma di uno scherzo. La segretaria invece avrebbe ricordato il particolare di quella cena e ridimensionato, poi, le stesse parole dell’ex assessore: «Non ci ho creduto», avrebbe detto la donna. De Fanis è uscito dalla stanza ed è tornato a casa con la moglie. L’ex assessore si trova ancora ai domiciliari e il 6 febbraio saprà se l’istanza presentata dai suoi avvocati per tornare in libertà verrà accolta o meno dal tribunale del Riesame.
E la segretaria fugge dietro i vetri oscurati
La mattinata di Lanciano. L’avvocato: «Un giorno dirà tutto, non le ha fatto piacere rivedere De Fanis»
LANCIANO È uscita di corsa da una porta secondaria del tribunale, cappuccio in testa ben stretto tra le mani, appena ha sentito il clacson dell’auto del suo avvocato, Umberto Del Re. È salita quasi al volo, sul sedile posteriore del Suv nero dai vetri oscurati. Ed è grazie a quei vetri che lei, Lucia Zingariello, la segretaria di Luigi De Fanis – che con le sue affermazioni ha fatto sì che si aprisse un fascicolo, anche a Lanciano, contro l’ex assessore per tentato omicidio nei confronti della moglie, Rosanna Ranieri – è riuscita ad evitare i flash dei fotografi e a rimanere lontana dalle telecamere. Anche quando la barra del cancello del tribunale ha fatto le bizze e non la lasciava andare via, dopo la giornata trascorsa in Procura. Giornata che si è aperta alle 10 con l’arrivo in tribunale, tutt’altro che inosservato, di lui: l’ex assessore. Giacca blu e jeans, De Fanis, apparso sereno e con la barba lunga mentre discuteva con i suoi avvocati Massimo Cirulli e Domenico Frattura, è arrivato puntuale insieme proprio alla moglie, in cappotto nero, e alla figlia. Nessuna porta secondaria o ascensori per la famiglia che è entrata compatta dall’ingresso principale, sotto gli occhi curiosi dei curiosi attratti dalla ressa di giornalisti e fotografi. E insieme a piedi è salita fino in Procura, dove però era impossibile entrare. Quando De Fanis ha iniziato a rispondere alle domande della pm, l’attenzione si è spostata sull’arrivo della Zingariello. Ma la segretaria, che pare abbia cambiato anche colore dei capelli, è riuscita a dribblare tutti, entrando dalla porticina e salendo in Procura in ascensore. Un’ora e mezza di domande e di confessioni per De Fanis. «Si sta discolpando», la prima frase detta dall’avvocato Cirulli dopo un’ora di interrogatorio. Poi, alle 14,15, i legali sono usciti per prendere l’acqua dal distributore automatico. Pochi commenti: «Era uno scherzo, De Fanis non parlava sul serio». Altre ore di interrogatorio e alle 15,50 De Fanis, moglie, figlia ed avvocati hanno lasciato il tribunale, uscendo dal retro. Ma non si sono nascosti alle telecamere. «Sono serenissimo», le uniche parole di lui. Dopo dieci minuti, invece, c’è stata la “fuga” della Zingariello. «Dovete capirla, è agitata, quando finirà l’indagine chiarirà pubblicamente quanto accaduto», si lascia sfuggire l’avvocato. E su De Fanis? «È ovvio che non le ha fatto piacere rivederlo...».