Ministro Bianchi, quello che sta succedendo sul caso Telecom può ripercuotersi anche sulla privatizzazione di Alitalia con gli stranieri costretti a scappare?
«L'intera discussione - risponde il titolare dei Trasporti - non potrà non avere un'influenza per una vicenda che riguarda asset strategici. E l'interesse del governo è evidentemente del tutto legittimo. D'altra parte arrivano richiami...».
Sì, da Bruxelles, rispetto a presunte spinte protezionistiche nel sistema Italia...
«E' un richiamo che ha tanta l'aria di essere un allarme "al fuoco al fuoco" quando il fuoco si è già acceso. Aggiungo che ci sono delle regole che non sono nella testa di questo o quel commissario, ma sono scritte e dalle quali non si può derogare. Noi a quelle regole ci stiamo attenendo. D'altra parte ritengo legittimo che il governo decida come regolare i propri comportamenti rispetto a questioni di carattere assolutamente strategico come il possesso dell'infrastruttura telematica o della compagnia di bandiera. Inviterei piuttosto a non dimenticare come, per esempio, Germania e Francia hanno difeso i loro interessi senza che nessuno abbia loro rammentato di non violare le regole».
Insomma, rimanda al mittente certi richiami?
«Direi proprio di sì. Il ribadire che ci sono degli interessi nazionali nel rispetto di una comunità che ci vede partecipi non può essere considerato un delitto di lesa maestà. Cioè le linee strategiche di un Paese è giusto che le tracci e le governi il Paese».
E non teme che per Alitalia possa accadere quello che è accaduto con gli americani di At&t per Telecom?
«I fondi americani sono lì e poi non vedrei tanti motivi per fuggire. La procedura adottata per Alitalia è assolutamente lineare. E poi è un paragone che non si può fare. Telecom è un caso che scoppia non per l'azione messa in campo dal governo italiano, me per i comportamenti di un proprietario».
Qualcuno ha parlato di regole poco chiare nel bando di gara Alitalia. Per esempio, la possibilità del Tesoro di intervenire a partita aperta.
«Intanto le regole dopo una certa data non sono state cambiate. Ragionare successivamente sui piani industriali non significherà far entrare altri partner, ma individuare la soluzione migliore per Alitalia».
Lei comunque è per l'italianità?
«Non vorrei passare per un difensore ad oltranza dell'italianità, ma sono convinto che le funzioni strategiche di uno Stato devono essere governate dallo Stato».
Immagina una sorta di golden share?
«No, ma credo che una quota parte della partecipazione azionaria di Alitalia il Tesoro dovrebbe mantenerla. Diciamo un 10% che consentirebbe un posto in un Cda, visto che sarà necessario un tempo non breve per applicare il piano industriale. Sarebbe una garanzia per lo Stato e per chi avrà acquistato la compagnia».
Senta ministro, l'ex presidente del Consiglio Berlusconi, si è detto pronto ad entrare in Telecom per garantirne anche l'italianità.
«Il segretario del mio partito (Pdci; n.d.r.) onorevole Diliberto, dice di essere preoccupato, be' io sono preoccupato almeno quanto Diliberto. Sì, credo proprio che si aprirebbe uno scenario preoccupante».