Decine di migliaia in Piazza del Duomo Qualche contestazione anche a Genova per Cofferati e Pericu
MILANO. Fischi per il sindaco Letizia Moratti che partecipa a Milano alla manifestazione del 25 aprile. In suo soccorso arriva il presidente della Camera, Bertinotti: «Avere su questo palco il sindaco di Milano è una vittoria della democrazia». In effetti da molti anni il primo cittadino del capoluogo lombardo non partecipava alla festa di Liberazione. L'anno scorso Letizia Moratti (ora a capo di una giunta di centro-destra) si era presentata al corteo (insieme all'anziano padre, ex deportato nei lager nazisti) ed erano sorte infine polemiche. Non solo, ma allora era ancora in veste di candidato sindaco.
Stavolta, con la fascia tricolore addosso, Letizia Moratti è entrata in corteo all'altezza di corso Vittorio Emanuele ed è arrivata fino al Duomo. Una volta sul palco è stata a lungo fischiata da settori della piazza.
Nonostante questo, è riuscita a portare a termine il discorso ed ha già annunciato la sua partecipazione al corteo dell'anno prossimo. «Quella di oggi è stata una svolta - ha detto il sindaco -. È Milano che riafferma il ruolo cruciale che ha avuto nella Resistenza, quella Resistenza che ci permette oggi di avere pace e convivenza civile». Il sindaco ha detto di essersi commossa e di aver sentito "una grande unità al di là dei fischi". «Viva Milano libera, viva la Repubblica, viva l'Italia e viva la Resistenza», sono state le ultime parole dell'ex ministro del governo Berlusconi. Un attimo dopo Bertinotti è corso ad abbracciarla sul palco. «Se non avessi avuto il ruolo che ricopro - ha spiegato il presidente della Camera - avrei preso il microfono per spiegare perché, secondo me, non si doveva fischiare il sindaco. Il 25 aprile è il luogo dell'accoglienza, perchè in quel giorno è stata conquistata la democrazia. E il modo per far vivere la democrazia è il rispetto per tutti, quali che siano le differenze».
Diversa, naturalmente, è stata l'accoglienza a Milano per Bertinotti, che è stato accolto da lunghi applausi. Non tutto, comunque, è filato liscio anche per lui. Infatti i giovani del centro sociale "Il Cantiere" (che si sono a lungo strattonati con il servizio d'ordine di Rifondazione comunista) all'improvviso hanno fatto alzare in aria dei palloni con uno striscione. C'era scritto: «Berti-not in my name».
L'accusa, rivolta al partito di Bertinotti, è quella di aver raccolto voti nei movimenti pacifisti e poi di aver riappoggiato il finanziamento delle missioni militari, mentre il governo moderato di Zapatero ha immediatamente ritirato le truppe. «Ci è stato impedito di esprimere il nostro pensiero - ha detto un portavoce - e le nostre proteste. Fischiare Bertinotti non è un reato. Rifondazione parla di libertà e di democrazia e poi impedisce concretamente la loro attuazione».
Presenti a Milano anche i giovani padovani del centro sociale Gramigna al quale appartengono alcuni degli arrestati, il 13 febbraio scorso, perchè accusati di legami con il terrorimo e le Brigate Rosse. Il centro sociale ha prima attaccato a un palazzo e poi portato in corteo uno striscione con la scritta: «25 aprile 1945-2007 la Resistenza continua. Ora e sempre antifascisti partigiani». «Siamo venuti fino a Milano - hanno detto i giovani arrivati da Padova - per urlare che la lotta partigina e i suoi insegnamenti sono oggi più vivi che mai».
Fischi a Cofferati. I giovani dei centri sociali hanno fischiato, a Genova, anche gli interventi del sindaco Giuseppe Pericu e del sindaco di Bologna Sergio Cofferati. Questi, preso il microfono, ha risposto: «I più anziani hanno vissuto momenti più difficili dei vostri, ma nonostante questo ci hanno insegnato la tolleranza che voi non conoscete e hanno combattuto per garantire il rispetto delle idee degli altri». A Genova la manifestazione è stata turbata dalla presenza di una valigetta lasciata sulla scalinata del Duomo. I carabinieri l'hanno fatta brillate. «Non è stato uno scherzo idiota - è il parere di Cofferati - ma una pratica usata per creare un effetto particolare da parte di chi è molto attento alla dimensione simbolica del gesto».