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Data: 27/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Centenario della Cgil. La lotta dei contadini per la terra. Una mostra fotografica organizzata dalla Camera del Lavoro di Avezzano

AVEZZANO. Le lotte contadine in una mostra fotografica. L'iniziativa è della Camera del Lavoro per festeggiare il centenerio della nascita. La mostra verrà inaugurata domani alle 10,30 all'Arssa e rimarrà aperta fino al 6 maggio. Le foto coprono un arco di tempo che va dal secondo dopoguerra alla prima metà degli anni '60, passando attraverso le battaglie per il lavoro e l'eccidio di Celano, per arrivare all'esproprio dei possedimenti del principe Torlonia e alla conquista della terra da parte dei lavoratori grazie alla Riforma agraria dell'ottobre 1950, più nota come «Legge stralcio».
In un documento la Cigl ripercorre le tappe di quella che fu definita «l'epopea contadina e popolare». Subito dopo il prosciugamento del lago, i contadini aspiravano all'affitto diretto dei terreni, ma il criterio seguito da Torlonia fu invece quello di concedere a signorotti locali grossi appezzamenti che poi subaffittavano "a coppe" ai contadini, che «così venivano sottoposti a un duplice sfruttamento: dei signorotti e del principe». Torlonia aveva riservato circa 1.000 ettari per le sue aziende a conduzione diretta nelle quali venivano occupati braccianti. Una tra le più consistenti si trovava nel comune di Ortucchio. Proprio qui, nel 1913, vi fu il primo sciopero per la difesa del salario che si concluse con successo.
Nel 1917 per la prima volta fu usata dai contadini la parola d'ordine: «Via Torlonia dal Fucino, la terra a chi la lavora». Nel 1920 è questa la parola d'ordine che ispira il movimento per l'occupazione della terra sull'esempio dell'occupazione delle fabbriche da parte degli operai. Ai contadini al fronte, nella guerra del '15-18, era stata promessa la terra. Una volta smobilitati chiesero il mantenimento della promessa, ma di fronte alla sordità del governo e del principe, l'unica alternativa rimaneva la lotta. I contadini riuscirono a ottenere contratti diretti di affitto. Per lungo tempo quelle terre furono chiamate «le terre dei combattenti».
Con l'avvento del Fascismo le condizioni dei contadini peggiorarono. «Le "guerre del regime" che caratterizzano gli anni Trenta fino al 1944», si legge nel documento della Cgil, «sono un accelleratore implacabile della miseria contadina».
Nel 1944 i contadini di Ortucchio occupano l'azienda di Torlonia e la reazione padronale e poliziesca è spietata: viene ucciso Domenico Spera, il primo caduto per la terra. Nel 1949 viene pubblicato il breve saggio «Il Fucino, Torlonia e i contadini» di Renato Vidimari, comunista e dirigente nazionale della Federterra, che diviene «una sorta di Bibbia del movimento di lotta che esplode nell'inverno 1949-50». Il 6 febbraio 1950 migliaia di braccianti e contadini, scendono in lotta: è lo «sciopero a rovescio» per la sistemazione di tutta la rete idrica e stradale del comprensorio. Lo «sciopero a rovescio» si conclude con la conquista di un imponibile di manodopera. Alla conquista del lavoro segue la conquista della terra con l'esproprio della piana del Fucino. Torlonia viene cacciato via e i contadini divengono padroni della terra che lavorano.

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