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Data: 27/04/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Call center, la fabbrica dei precari. La Slc-Cgil contro Cisl e Uil. Genovesi: a Sulmona e Chieti hanno firmato contratti che eludono le norme

Scimia: «Un contratto a tempo determinato è un sogno»

L'AQUILA. Ore davanti al computer, cuffia in testa e l'ascolto di tantissime richieste da soddisfare in pochi secondi. E' la vita dei lavoratori dei call center, un lavoro precario che in Abruzzo coinvolge oltre 2 mila 400 persone. Tutte in attesa di un contratto definitivo, che però rimane un miraggio. Ieri a fare il punto della situazione regionale sono scesi in campo il sindacato delle telecomunicazioni della Cgil. Una conferenza stampa per riferire come l'Abruzzo sia una sorta di area libera, almeno per le imprese.
L'Abruzzo non può continuare ad essere una «zona franca per i gestori di call center chiamati a stabilizzare i lavoratori precari». Questa la posizione della Slc Cgil, che ha poi lanciato un appello ai gestori. All'incontro tenuto all'Aquila hanno preso parte i segretari provinciale, Marilena Scimia, regionale, Sergio Di Marcantonio, e generale, Alessandro Genovesi della Slc.
«In questa regione», ha detto Genovesi, «c'è un caso che è diventato di interesse nazionale, quello della "3G" di Sulmona e Chieti. I rappresentanti di Cisl, Uil e Ugl hanno firmato un accordo di stabilizzazione che non rispetta la circolare-Damiano, che prevede contratti differenziati e adeguati a seconda delle mansioni nell'impresa entro il 30 aprile. In base all'accordo, dal 1 gennaio 2008 e fino al 31 dicembre 2010, saranno stabilizzati 195 lavoratori dei 400 in organico, ma con contratti a tempo determinato appunto per due anni e non a tempo indeterminato, come invece vuole la legge».
«Bisogna notare», ha aggiunto Scimia, «che quest'anomalia ha messo in crisi gli altri gestori regionali, perchè la "3G" in questo modo può applicare prezzi bassissimi, attuando una concorrenza sleale verso gli altri». In Abruzzo sono 710 i lavoratori impiegati, e 1.750 lavoratori a progetto, su un totale di 44 aziende ispezionate.
«In Abruzzo per come sui stanno facendo gli accordi oggi, la possibilità di rendere meno pecari i rapporti di lavoro, non ancora esiste», spiega marilna Scimia, «purtroppo si fanno accordi dove nessun lavoratore viene stabilizzazto con contratto a tempo indeterminato e, quelli che vengono presi con contratto a tempo determiato non c'è la garanzia per il futuro. Dopo due anni, infatti, l'azienda può decidere di mandare tutti a casa, senza obbligo di rinnovare il contratto. Insomma siamo addirittura precari nella precarietà».
A livello nazionale però qualcosa si muove. «E' il caso di Taranto dove sono stati stabilizzati circa 1700 lavoratori a tempo indeterminato», fa presente la delegata della Cgil, «un risultato postivo così come accaduto anche in altre regioni. In Abruzzo invece siamo molto indietro. Ci appelliamo però agli ispettori del lavoro che, dal 2 di maggio, facciano le opportune verifiche».

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