ROMA Renzi come Berlusconi. È Carla Cantone, sanguigna segretaria dei pensionati della Cgil (3 milioni di iscritti), a bollare con questo scomodo epiteto il premier. Prosegue dunque il grande freddo tra Renzi e la più grande confederazione sindacale, al quale si aggiunge anche un’irritata Cisl, dopo le nuove critiche del premier: alla trasmissione Che tempo che fa di domenica, aveva confermato l’abbassamento delle tasse, «pensando più alle famiglie» che al parere di Confindustria e dei sindacati. Concludendo così: «E se non sono d’accordo ce ne faremo una ragione». Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe comunque svelare la qualità e l’impatto di quella che Renzi continua a chiamare “manovra choc” per il lavoro e sul fisco. I sindacati non accettano di veder cancellata la concertazione, per di più su una battaglia centrale della loro storia come il taglio delle tasse sul lavoro. Frasi «sopra le righe» reagisce Raffaele Bonanni, segretario della Cisl. Renzi «non spari nel mucchio o addirittura ingaggi una storia con un’organizzazione come la Cgil perché sbaglia. Il ruolo che svolge lui non deve portarlo a fare questo. Un presidente del Consiglio dovrebbe avere più cautela». Perché «lui può fare tutte le scelte ma la cautela e la sobrietà sono d’obbligo - osserva Bonanni - Poi se vuole fare le riforme ben venga» e allora «sfidi sindacati e imprenditori sulle riforme, a quel punto si vede la differenza». Il premier, conclude, «deve rispettare i soggetti sociali, altrimenti non saranno rispettati lui e le politiche che fa». Ma non si tratta solo di bon ton o diplomazia. A parte la questione annunciata del possibile taglio dell’Irpef (o dell’Irap) e del cuneo fiscale, l’incognita è cosa contiene la scatola del jobs act. Su questo Susanna Camusso insiste. «Renzi deve sapere che se risposte ai lavoratori non arrivano o se si tolgono risorse e si riduce la coperta degli ammortizzatori» il mondo del lavoro «reagirà». Il segretario generale della Cgil spiega a Renzi che «il mondo non è fatto di derby. Il tema è a chi vuoi dare risposte». E per far ripartire i consumi e l’economia di questo Paese «bisogna ridare potere d’acquisto a chi l’ha perso, cioè a lavoratori e pensionati. Lui stesso dice che interventi erano stati fatti precedentemente sul cuneo fiscale ma non avevano dato risultati perché distribuiti a pioggia, credo che si risponda da solo sulle ragioni per cui chiediamo che queste risorse vadano a lavoratori e pensionati». Infine l’accusa più pesante: il premier è «disattento alla parte del Paese che ha pagato la crisi». In difesa del premier il responsabile Welfare del Pd, Davide Faraone: «Cosa voglia il segretario generale della Cgil faccio sinceramente fatica a comprenderlo. Curioso che minacci lo sciopero generale proprio quando Renzi sta per tagliare le tasse». Rincara la dose il senatore democratico Marcucci: «Il governo Renzi si è appena insediato e Camusso è già sul piede di guerra. Nasce così una nuova forma di mobilitazione, quella a prescindere». Intanto domani il Consiglio dei ministri varerà la manovra: jobs act, taglio del cuneo fiscale, abbassamento dal 15 al 10% dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti a canone concordati e intervento sull’Irap. «Più soldi a chi guadagna poco» ipotizzando un taglio dell’Irap che vale 10 miliardi. Sul fisco interviene Stefano Fassina, sottolineando che «il problema è che la provenienza di queste risorse è ancora ignota. Temo che il governo inciderà sulle prestazioni sociali». Il taglio dell’Irpef sarebbe «un segnale di fiducia» sostiene invece Damiano (Pd).