ROMA Il «rottamatore» va avanti. Prima lo ha fatto in casa propria, ora magari vorrebbe farlo con i sindacati. Non per niente ha cancellato quello che era l’ultimo simbolo della cosiddetta concertazione: non ha incontrato nè la Confindustria di Squinzi nè i leader delle confederazioni, prima di varare il pacchetto ”tagliatasse”. Una sorta di liturgia che pure, prima di lui, avevano rispettato Prodi, Berlusconi, Monti e Letta. Nessun passaggio a palazzo Chigi. Matteo Renzi, come sforzo massimo, ha delegato il suo ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a «sentire» le istanze delle parti sociali. «Se poi non sono d’accordo - ha puntualizzato - ce ne faremo una ragione». . Il premier è fiducioso e al tempo stesso stupito dalla reazione del sindacato «Penso sia la prima volta - ha detto ai suoi collaboratori - che si minaccia uno sciopero contro un governo che vuol mettere direttamente i soldi in busta paga dei lavoratori». Come dire, non è che ci fermeremo di fronte a eventuali veti o lungaggini negoziali. Un atteggiamento che però rischia già di far saltare la santabarbara, comunque che ha esacerbato i rapporti almeno con una fetta del sindacato. Cgil in primis che ora si sente minacciata anche dall’asse tra il presidente del Consiglio e la Fiom di Maurizio Landini. Connubio innaturale, in chiave politica, sociale, culturale.
LA MINACCIA
Comunque, Susanna Camusso manda un avvertimento chiaro: o si cambia davvero o il sindacato reagirà. «Renzi - attacca il leader della Cgil - mi è parso disattento al fatto che c’è una parte del Paese che ha pagato un prezzo altissimo durante la crisi, che ha più volte cercato di invertire le politiche economiche proprio perché la crisi non continuasse a precipitare. Lui continua a fare annunci, a lanciare dei titoli, ma non si vede il merito di quei titoli. Per esempio, non ci è stato ancora spiegato cos’è il jobs act». Secondo il numero uno della confederazione di corso d’Italia non si sta giocando alcun derby Irap-Irpef tra sindacati e Confindustria. Più semplicemente, l’Italia vuole delle risposte. «E se le risposte ai lavoratori non arrivano o se si tolgono risorse e si riduce la coperta degli ammortizzatori ci sarà un problema di risposta al mondo del lavoro. Bisogna ridare potere d’acquisto a chi lo ha perso. Ricordo che è stato lo stesso Renzi a dire che i tagli del cuneo fiscale non avevano dato risultati perché fatti a pioggia. I nostri bilanci on line? Il premier consulti i siti dei sindacati e vedrà che li facciamo da 20 anni». Il direttivo di corso d’Italia, che si riunito domenica scorsa, ha ribadito che la riduzione delle tasse dovrà andare totalmente a beneficio di lavoratori e pensionati, che il jobs act merita sostanziali approfondimenti, che i contratti di inserimento vanno verificati nella sostanza e nei tempi. Lo sciopero? Costituirà soltanto un eventuale sbocco del dissenso.
Per Raffaele Bonanni, Renzi è stato semplicemente «costretto a fare sulle tasse quanto indicato dal sindacato. Non tener conto dei lavoratori e dei pensionati sarebbe stato per lui una prima sconfitta». Immagina o spera evidentemente, il leader della Cisl, che i 10 miliardi di benefici fiscali non prendano strade diverse da quelle per le famiglie: «Comunque dovrebbe essere più cauto. Sbaglia a sparare nel mucchio o addirittura a ingaggiare una storia con un’organizzazione come la Cgil». Sarà una segreteria unitaria, prevista per i prossimi giorni, a fissare la nuova strategia confederale. Ovviamente, anche alla luce delle decisioni che domani assumerà il governo. Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli «il dialogo sociale serve soprattutto in momenti drammatici come quello attuale e aiuta il governo a comprendere le ragioni delle imprese».
Infine, nessuno crede a una effettiva corrispondenza di amorosi sensi tra il premier e Maurizio Landini. Non hanno dubbi, nelle sedi sindacali: si tratta esclusivamente di una operazione strategica che tende a indebolire la Cgil attraverso una manovra a tenaglia, schiacciandola tra il riformismo di Cisl, Uil, Ugl e il radicalismo della Fiom. Maurizio Landini non raccoglie: «Renzi non pensi alle dinamiche interne alla Cgil, ma a quello che fa il governo e se riduce l’Irpef per i redditi più bassi va bene. La rivalità tra me e Susanna Camusso? Io sto al merito, la personalizzazione rischia solo di spostare il discorso».