PESCARA Tre parallele, tre punti di partenza e tre punti di arrivo uguali, tre mezzi diversi. Inutile dirlo, i tempi di percorrenza sono assolutamente diversi e assolutamente scontati, anche se le variabili da considerare sono tante e sarebbe semplicistico assegnare le medaglie prescindendo da un quadro più completo. Si parte da Santa Filomena, Pescara nord, per approdare a piazza Salotto, nel cuore della città. Il primo distinguo va fatto sul tracciato: l’autobus si muove obbligatoriamente lungo la Nazionale, la bicicletta percorre la strada parco e l’automobile transita sulla riviera. E allora vediamo subito i tempi, prima in un orario "tranquillo", come il primo pomeriggio, poi in un orario di punta, quasi sempre. Il cosiddetto "orario tranquillo" è quello con un traffico non esasperato e con la possibilità di trovare parcheggio senza troppe peregrinazioni. L’autobus (3 e 8), considerando i continui stop&go dovuti alle fermate, si muovono a poco più di effettivi 9 chilometri l’ora, quindi per coprire i 3,5 km di tracciato impiega dai 20 ai 30 minuti. Tempi ai quali vanno aggiunti i 5 minuti a piedi per andare dall’ex stazione a piazza Salotto , attraversando corso Umberto. È comunque ragionevole calcolare una mezz’ora d’impegno, sempre che si abbia l’accortezza e la fortuna di arrivare alla fermata giusto al passaggio del mezzo della Gtm. Se poi sulla nazionale c’è traffico - e questo accade nelle ore di punta e sistematicamente il mercoledì mattina a causa del mercato di piazza Duca degli Abruzzi - allora è meglio non abbandonarsi a pronostici, a meno che non siano pessimistici.
In bicicletta è difficile sforare con la tempistuca. In un quarto d’ora al massimo, senza massacrarsi di pedalate ma a una tranquilla andatura da passeggiata, la mèta si raggiunge senza ambasce: basta un po’ di attenzione agli incroci. Le variabili da considerare sono le condizioni meteo, e pure una robusta catena antifurto: in centro, se non sparisce la bicicletta intera, ne spariscono i pezzi (sellini, ruote e affini), senza alcuna possibilità di recupero né totale né parziale. Fenomeno totalmente trascurato dalle forze dell’ordine.
E passiamo all’automobile. Esclusa la nazionale, che mette a rischio di tempi biblici e ne dà l’assoluta certezza se si ha la sventura di capitare dietro a un autobus, la via più comoda per raggiungere il centro è la riviera. Con lo scontato rispetto dei 50 kmh ricordati dai dissuasori para-autovelox (nessuno sa se veri o finti), la zona della Nave di Cascella si raggiunge nella peggiore delle ipotesi in 7’. Ma poiché l’automobile, poi, non si può ripiegare in quattro e mettere in tasca, inizia l’autentica odissea della ricerca di un parcheggio. Parola tabù in estate, quando ogni centimetro disponibile viene fagocitato dai bagnanti, alcuni dei quali prendono d’assalto anche le aiuole. Parola scabrosa anche nella altre stagioni, quando, indipendentemente dal delirio dei cantieri simultanei che ha falcidiato i posti, lasciare l’auto in sosta è un terno al lotto. Se si è fortunati, ma davvero tanto fortunati, in 4-5’ spunta un posto con le linee bianche, allora i 2-3 kmn di giri e giretti possono essere un prezzo accettabile. Se si ha invece la sventura di dover lasciare l’automobile quando ormai è scattata la caccia tra residenti, commercianti, pendolari e chi più ne ha più ne metta, allora occorre ostentare una fede che sfocia nel fanatismo. Tre quarti d’ora di gironzolamenti vari e libidine da inquinamento sono la prassi che occorre seguire se non si vuol lasciare l’auto in garage. Il più delle volte il parcheggio si trova sì, ma a un chilometro di distanza: sottratto ai tre da coprire per lo spostamento, fa riflettere assai sull’uso delle quattro ruote. Che riparano dalla pioggia e dai malanni di stagione, ma non dalle arrabbiature e dal mal di fegato.