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Pescara, 24/03/2026
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Data: 12/03/2014
Testata giornalistica: Il Messaggero
Irpef più leggera oggi il piano Renzi «La copertura c’è». Sul deficit la Ue apre. Alta tensione con sindacati e Confindustria. Sconti fiscali. Salgono le detrazioni si studia il calo dell’aliquota del 38%. La riduzione del prelievo entrerebbe in vigore da luglio

ROMA Oggi è il D-day. «Il giorno», per dirla con Matteo Renzi, «in cui per la prima volta sarà messa nelle tasche degli italiani una significativa quantità di denaro». In primis con il taglio del cuneo fiscale, valore: 10 miliardi. Un tesoretto che, grazie a una sforbiciata dell’Irpef, dovrebbe finire ai lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 15mila o 25 mila euro all’anno. Con alcune eccezioni però a favore delle imprese, come gli sgravi per chi assume.
Ma nel menù del Consiglio dei ministri di questo “mercoledì da leoni”, c’è anche la riforma del lavoro battezzata dal premier jobs act. E ci sono il piano casa, gli interventi per l’edilizia scolastica e la restituzione alle aziende dei debiti della Pubblica amministrazione.
A sentire palazzo Chigi sarebbe risolto il problema delle coperture. Essenzialmente grazie a una “concessione” strappata a Bruxelles dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: il rapporto deficit-Pil nel 2014 passerebbe dal 2,6% al 3%. Uno scatto che varrebbe 6,4 miliardi.
LA CONCESSIONE EUROPEA

«La questione delle coperture è superata», dicono i collaboratori di Renzi, «abbiamo lavorato ventre a terra e recuperato ben 20 miliardi di cui ne utilizzeremo solo 10: 6,4 miliardi portando dal 2,6% al 3% il rapporto deficit-Pil, 7 miliardi dalla spending review, 3 miliardi grazie al calo dello spread e alla conseguente riduzione delle spese per finanziare il debito, 1,6 miliardi di Iva rastrellati grazie ai pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione e 2 miliardi con il rientro dei capitali dalla Svizzera». Misura, quest’ultima, che proprio ieri però ha subito un brusco stop: il decreto diventerà un semplice disegno di legge dopo una bocciatura in Commissione.
In più in serata il ministro Padoan, non aveva ancora potuto vistare il lavoro fatto da Renzi e dal sottosegretario Graziano Delrio, in quanto rimasto più a lungo del previsto a Bruxelles. E al Tesoro c’era chi non escludeva un rinvio. Con il governo che oggi potrebbe limitarsi ad esaminare le linee di indirizzo, facendo invece slittare ai prossimi giorni il varo del decreto. Di sicuro c’è solo che ieri è stato annullato il pre-Consiglio, dove si limano i dettagli dei provvedimenti. Che il Consiglio dei ministri, inizialmente previsto per la mattina, è slittato al pomeriggio. E che Renzi, ieri sera, ha scritto in un tweet: «Il lavoro di queste ore procede molto bene. Domani alle 17 conferenza stampa con i provvedimenti». E ha lanciato il nuovo hastag: «#lasvoltabuona».
LA TENSIONE

Resta alta la tensione tra governo e parti sociali. Renzi ha reagito con un’alzata di spalle a chi gli chiedeva dei «penultimatum» di Giorgio Squinzi e delle minacce di sciopero di Susanna Camusso: «Ce ne faremo una ragione». Non è tardata la replica del capo degli industriali: «Renzi se ne farà una ragione, noi però abbiamo una ragione sola e l'abbiamo in mente molto precisa. E’ il bene del nostro paese». E Squinzi è tornato a invocare una sforbiciata all’Irap delle aziende.
Dura anche la leader della Cgil, Camusso: «Chi si è presentato al Paese con l’idea che avrebbe cambiato verso e avrebbe introdotto il nuovo, usa degli argomenti di una antichità straordinaria. Nella nostra memoria di governi che si sono presentati nella logica dell'attacco al sindacato ne abbiamo una lunga sequenza. Ma in realtà con una idea in fondo antica: quella di immaginare che si può prescindere dal lavoro e dalle sue forme organizzate quando si disegna la direzione verso cui va il Paese». Critico anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: «Un premier deve avere un atteggiamento più equilibrato, deve rispondere delle proprie responsabilità e deve favorire la coesione e non la divisione. Renzi ha il diritto e dovere di ascoltare tutti e di fare le proposte, ma scaricare responsabilità sulle forze sociali è intollerabile». Quasi a saldare l’asse con Renzi, ecco invece il segretario della Fiom, Maurizio Landini: «Renzi rappresenta un elemento di novità e i voti che ha preso nel corso delle primarie indicano che c’è una grande parte del Paese che desidera cambiare. E in questi ultimi 20 anni è stato cambiato poco. Io il Paese lo voglio cambiare».

Salgono le detrazioni si studia il calo dell’aliquota del 38%. Non escluso anche un potenziamento degli sconti familiari
La riduzione del prelievo entrerebbe in vigore da luglio

LE MISURE
ROMA Un intervento concentrato sulle detrazioni per lavoro dipendente ed eventualmente su quelle sui carichi familiari (che dunque riguarderebbero anche le altre categorie di contribuenti) che guardi ai redditi più bassi. È questo lo schema al quale sta lavorando il governo sul capitolo fiscale; il consiglio dei ministri di oggi dovrebbe iniziare l’esame ma l’approvazione del provvedimento arriverebbe solo in una successiva riunione, qualche giorno dopo.
Confermata la scelta di concentrare le risorse disponibili sull’Irpef, lo schema prevede di applicare una detrazione fissa, al posto di quella attuale decrescente, tra gli 8 mila e i 15 mila euro. In questo modo si ottiene l’effetto di limitare al 23 per cento l’aliquota marginale effettiva, alleggerendo il peso fiscale su eventuali aumenti di retribuzione o straordinari. Tra i 15 mila e i 55 mila euro la detrazione sarebbe decrescente, ma potenziata rispetto alla curva attuale: il beneficio per i redditi medio-bassi arriverebbe a 80-100 euro al mese.
LE ALTRE IPOTESI
Questa è l’ipotesi base, ma fino all’ultimo vengono valutate anche altre possibilità. Ad esempio l’intervento potrebbe riguardare non solo le detrazioni per lavoro dipendente ma anche quelle per carichi familiari, percepite anche da lavoratori autonomi e pensionati. È c’è un’altra idea che viene presa seriamente in considerazione: un abbassamento di 3 punti dell’attuale aliquota del 38 per cento, applicata sulla quota di reddito tra i 28 mila e i 55 mila euro, che dunque scenderebbe al 35 per cento. Il significato politico è chiaro: un gesto di forte attenzione verso il ceto medio. Ci sono però alcune controindicazioni tecniche: la curva delle aliquote verrebbe in qualche modo sbilanciata ed inoltre per la copertura del mancato gettito si potrebbe rendere necessaria una stretta sui redditi al di sopra dei 120 mila euro, che di fatto sarebbero soggetti ad una nuova aliquota del 46 per cento al posto dell’attuale 43. Naturalmente anche una scelta del genere avrebbe un chiaro significato politico, quello di inasprire il prelievo sui redditi più alti. Dunque la decisione finale sarà probabilmente presa questa mattina.
I TEMPI DEL PROVVEDIMENTO
In ogni caso è improbabile che il provvedimento sul cuneo sia già approvato oggi. Più verosimilmente dopo il primo giro di tavolo in Consiglio dei ministri, e un chiaro annuncio della direzione da prendere, gli aspetti tecnici saranno definiti nei giorni successivi. Per quel che riguarda l’entrata in vigore degli sgravi, l’esecutivo è orientato a farli partire da luglio, con l’evidente vantaggio di dimezzare la copertura finanziaria necessaria, oltre che di rendere possibili i relativi adempimenti tecnici. In ogni caso le novità sarebbero rese note in anticipo, prima della scadenza per le elezioni europee fissate al 25 maggio. Resta confermata la scelta di destinare alle imprese, almeno in questa prima fase, semplificazioni normative e fiscali ma non un intervento di riduzione del prelievo.

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