ROMA «Bene Renzi sui lavoratori dipendenti, ma gli sgravi adesso vanno estesi ai pensionati». Parola di Sergio Cofferati, l’ex numero uno Cgil, quello dei tre milioni al Circo massimo di qualche anno fa, ora europarlamentare del Pd.
Onorevole Cofferati, anche lei è convinto che Renzi faccia cose di sinistra?
«La priorità assoluta di questa fase è far crescere l’economia tenendo sotto controllo i conti, cosa che è mancata in tutti gli ultimi governi, come ha riconosciuto recentemente lo stesso Monti. Renzi vuole invertire la tendenza, combattere disoccupazione e povertà è di sinistra».
La convince anche la ricetta proposta?
«Per far crescere l’economia bisogna mettere in campo azioni per rilanciare la produzione. Ma la strada non è quella indicata da Squinzi, bensì quella del governo».
Tradotto?
«Il presidente di Confindustria ha chiesto di dare i soldi alle imprese e non alle persone perché, ha spiegato, sono le imprese che creano lavoro. Sì, ma prevalentemente per il mercato interno, che è quello che sta subendo il peggior arretramento».
E invece, dove bisognerebbe incidere?
«Si deve incidere sul lato dei consumi, quindi dei consumatori. La ripresa dei consumi come volano per la ripresa economica: è la giusta ricetta indicata dal premier. Ma resta un problema».
Quale problema?
«Gli sgravi riguardano al momento solo i lavoratori dipendenti, ma credo che debbano comprendere anche i pensionati. Se si parla di redditi sotto i 1.500 euro netti, allora si deve guardare anche ad altri, in primis ai pensionati».
Lavoratori dipendenti e pensionati uniti finalmente nella lotta?
«I primi hanno bisogno di incrementare la loro capacità di spesa, e hanno anche gli strumenti per farlo, la contrattazione. I secondi no, quella fascia di reddito anzi è già stata fortemente penalizzata da Monti, che ha bloccato l’indicizzazione. E il pensionato quel che perde non lo ritrova mai più».
Da ex leader sindacale, ha capito che cosa è successo nella triade sindacale, passata dalle critiche dure della vigilia al plauso subito dopo le misure e ora di nuovo alle critiche?
«Confesso che non ho capito bene. Ci sono state giornate tese, drammatiche quasi, seguite comunque da una reale apertura di credito. Che è quel che conta».
Tra Cgil e Fiom ci sono divergenze sulla legge di rappresentanza.
«Ci sono sensibilità diverse. Non regge più l’idea che un accordo sindacale venga esteso a tutti senza che gli interessati possano pronunciarsi sull’intesa che li riguarda. Ci vogliono certezze nuove che solo una legge nuova può dare. Abbiamo aspettato a lungo, ora va fatta».
Da ex sindacalista che consigli darebbe a Renzi, appena arrivato a palazzo Chigi?
«Più che consigli, direi che la concertazione non va intesa come diritto di veto, ma parlarsi serve a tutti».