Ritardi annosi sull’erogazione delle somme da contratto di servizio, sui contributi agli aumenti salariali apportati dal Governo per il contratto nazionale del lavoro e sui costi del personale distaccato. E ancora, milioni di euro arretrati sul servizio svolto dagli ausiliari del traffico, sui bus disabili e perfino sulle agevolazioni tariffarie. Sono almeno 10 anni che Campidoglio e Pisana mancano, in tutto o in parte, l’appuntamento con il saldo dei conti nei confronti di Atac. Un atteggiamento, da parte delle istituzioni, che ha contribuito a portare l’azienda sull’orlo del fallimento. Nonostante, secondo stralci di bilancio aggiornati di cui è in possesso «Il Tempo», ad oggi la società di Via Prenestina vanti crediti complessivi nei confronti di Comune e Regione per 1,2 miliardi di euro. Che per altro nel corso dell’ultimo anno la Giunta regionale avrebbe provveduto a estinguere, ma con gran parte del denaro che si sarebbe fermato in Campidoglio, senza mai arrivare nelle casse di Atac.
Il dato più pesante riguarda la voce Ccnl, Contratto collettivo nazionale di lavoro. Ogni volta che i sindacati e il Governo in carica si accordano sul ritocco al rialzo degli stipendi, questo aumento grava sulle casse pubbliche, che deve rimborsare. In questo caso, Atac al dicembre 2013 doveva ancora ricevere la somma di 129 milioni da Roma Capitale e di ben 397 milioni dalla Regione Lazio, per un totale di ben 526 milioni di euro.
Copiosi ritardi anche sul contratto di servizio con Roma Capitale. Ad oggi, il Campidoglio è in arretrato con l’azienda di ben 310 milioni, ovvero 45 milioni in più rispetto al credito risalente al dicembre 2012. E si tratta di denaro, quello del contratto di servizio, su cui l’Atac, in quanto società pubblica, basa la sua stessa esistenza e, dunque, opera la sua programmazione. C’è poi la partita delle agevolazioni tariffarie per le categorie protette. Il debito del Comune su questa voce è arrivato a toccare 56,7 milioni, quello della Regione invece si attesta sui 32,1, per un totale di 88,8 milioni. E in tutto ciò, il Campidoglio deve all’Atac anche 43,2 milioni per il servizio svolto dagli ausiliari del traffico fra il 2002 e il 2008, mentre la Regione non ha ancora saldato del tutto il corrispettivo per le ferrovie concesse, ad oggi sceso a 82,3 milioni. Altre voci di credito minori, ma comunque significative, riguardano poi il personale distaccato in Comune (5,5 mln) e in Regione (1,1 mln), il servizio scuolabus e disabili (2,2 mln dal Comune), e perfino gli asili nido (581mila euro).
A fronte di questa situazione creditoria, come più volte sottolineato nei giorni scorsi, esistono dei debiti che Atac ha nei confronti di Regione e Comune. Ma questi arriverebbero a toccare quota 570 milioni, di cui 384 verso Roma Capitale e 186 verso la Regione Lazio. Un importo minore, dunque. D’altronde, è stato lo stesso assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta, ad affermare nei giorni scorsi che «la gestione di Atac nel 2013 è sostanzialmente in pareggio». Eppure, a quanto pare, il fallimento sarebbe dietro l’angolo. Ieri, lo stesso Improta ha spiegato che «nei prossimi giorni faremo chiarezza in relazione alle partite debitorie e creditorie nel bilancio 2013», anche per «capire quali sono le voci economico-finanziarie che dovranno essere cancellate perché non hanno una disponibilità finanziaria per essere coperte». Sempre ieri, sul Corriere della Sera, l’assessore capitolino al Bilancio, Daniela Morgante, ha posto come tema centrale il recupero dell’evasione tariffaria, a suo dire pari al 40%: un dato che però, se reale, ad oggi varrebbe appena 80 milioni circa. Sulla situazione creditoria di Atac e dopo le notizie pubblicate dal nostro giornale, ora freme la politica romana: «No alla svendita - grida il capogruppo di Fdi, Fabrizio Ghera - Bisogna rilanciare l’azienda e tutelare i dipendenti». Il deputato di Ncd, Vincenzo Piso, attacca: «Imbarazzante il duello fra Atac e l’assessorato al Bilancio. Nell’amministrazione capitolina regna il caos».