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Pescara, 24/03/2026
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Data: 15/03/2014
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Un comunista salva il sindaco Mascia. Fallisce la congiura dei 22 consiglieri comunali per far cadere la giunta Acerbo: «Con l’arrivo del commissario sarebbero aumentate le tasse»

PESCARA Un comunista Doc salva Mascia. Il sindaco ex An terrà la fascia fino alla fine naturale del mandato e il Consiglio comunale sarà sciolto il 10 aprile, come da copione già scritto. Insieme al consigliere di Rifondazione comunista, anche Fausto Di Nisio (Gruppo indipendente) ha detto no al ribaltone in extremis. Il golpe del centrosinistra, con l'aggiunta di Fli e degli Udc si è rivelato un fallimento clamoroso. Mascia da parte sua avrà la soddisfazione di tagliare tutti i nastri che vuole, fra cantieri chiusi e semiaperti, di qui all'alba del voto di domenica 25 maggio. La pantomima in piazza Accademia, sotto e dentro lo studio del notaio Massimo D'Ambrosio, è stata davvero grottesca e l'esito è degno della migliore tradizione sinistrorsa dei Cipputi e dei Tafazzi. Il Pd si è affannato per convogliare i 21 consiglieri utili a rovesciare sindaco e Giunta e, per qualche minuto, si è pensato che la manovra stesse per andare in porto. Poi sono cominciati i distinguo trasformatisi ben presto in aperti dissensi, sino alla rottura conclusiva. Alla fine della fiera, i 20 consiglieri che hanno firmato le dimissioni (i 17 di giovedì più i tre di ieri) sono rimasti tutti col classico cerino in mano, con Acerbo e Di Nisio che hanno bagnato loro il naso. Acerbo, benché sia stato il primo firmatario del documento portato poi dal notaio, non ha confermato la sua preziosa sigla "perché ci sono importanti atti sui quali vale la pena vigilare - ha spiegato - e sui ritengo opportuno mantenere i poteri all'assise civica affinché vigili attentamente". Più esplicito Di Nisio, che aveva voglia di rompere già due giorni fa e che l'ha ufficializzato ieri in Consiglio comunale, dopo che l'assessore Marcello Antonelli, con una pubblica dichiarazione, ha assicurato "l'impegno della maggioranza a non presentare alcun atto che non sia condiviso dall'opposizione". Di fronte a questa ammissione di impotenza, Di Nisio ha vita facile: "Capito perché non ho firmato dal notaio? La maggioranza non c'è più nei fatti, il sindaco nemmeno si è presentato in aula, e io non sono tipo da uccidere un uomo morto". Dietro la scelta di Di Nisio c'è anche un motivo più stringete: "Se avessimo fatto cadere la Giunta sarebbe arrivato il commissario prefettizio che avrebbe immediatamente aumentato le tasse perché la situazione economica dell'Amministrazione è disastrosa, benché l'assessore Filippello dica il contrario. Allora, la Giunta non deve cadere e restare in carica perché a lei spetta prendersi la responsabilità di ritoccare le tasse comunali e non può cavarsela dando la colpa al commissario prefettizio. Troppo comodo, firmando quel documento dal notaio avremmo fatto solo un favore al centrodestra". Sembra facile, eppure gli altri venti consiglieri non l'hanno capito andando incontro a una débacle colossale che avrà sicuramente conseguenze sul piano dell'immagine di una coalizione che si candida a governare la città nei prossimi cinque anni, ma che non è capace di presentarsi coesa nemmeno davanti al notaio, per di più dopo aver preparato il golpe da un mese. Una figuraccia tira l'altra e stavolta parliamo della storia del ballottaggio che si doveva svolgere domani e che invece non si farà più perché Antonio Blasioli si è allineato agli ordini di scuderia, togliendo il disturbo a Marco Alessandrini, che è ufficialmente lo sfidante al trono del centrodestra.

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