L’hanno definito “l’accordo dei mandarini” ed è quello sancito intorno alle 11 di ieri a piazza Sant’Andrea da Marco Alessandrini e Antonio Blasioli davanti ad una cesta piena di clementine, presenti l'ex assessore regionale Donato Di Matteo e i consiglieri Camillo D'Angelo e Giuliano Diodati. Blasioli ha rinunciato al ballottaggio e ha consegnato ad Alessandrini lo scettro di candidato sindaco del centrosinistra. Un esito auspicato dal Pd che in questi giorni ha lavorato molto per far sì che le primarie, che hanno visto trionfare i due giovani candidati, non diventassero motivo di scontro.
Blasioli si era preso tempo per riflettere e solo ieri ha deciso di fare un passo indietro. «Lo splendido risultato ottenuto al primo turno ha dimostrato che sono in tanti a credere al mio progetto, che oltre che amministrativo è anche politico - ha spiegato Blasioli -. Penso che il bisogno di rinnovamento sia stato siglato da quei 2560 voti. Io non ho mai voluto fare il sindaco ad ogni costo e conosco a fondo le regole delle primarie e delle alleanze». Blasioli sapeva bene che la sua battaglia sarebbe stata in salita, dopo le dichiarazioni di sostegno giunte ad Alessandrini dagli altri candidati, Teodoro e Di Pietrantonio su tutti. Ha voluto però sottolineare che la sua resa non ha nulla a che vedere con "prebende o richieste di poltrone".
«Cinque anni fa diventai assessore pur non conoscendo l'allora sindaco D’Alfonso e penso di aver dimostrato di essere in grado di guadagnarmi sul campo ogni cosa che ho ottenuto. Ho fatto un passo indietro solo per il bene della coalizione e a patto che alcuni dei miei punti programmatici, fra cui trasformare le golene nel lungosenna pescarese e sostituire la filovia in piccoli bus elettrici, venissero accettati». Dal canto suo, Alessandrini ha evidenziato la forza del nuovo team: «Siamo giovani, onesti e capaci: ora dobbiamo lavorare uniti per vincere la vera battaglia, quella di maggio».
Si conclude così la pagina delle primarie pescaresi, ma resta un dato su cui il Pd dovrà riflettere. La dirigenza provinciale ha più volte rischiato di spaccare il partito, rilasciando dichiarazioni quanto meno azzardate e intempestive proprio quando gli equilibri si stavano ricomponendo alla luce dell’esito delle primarie. Come pure hanno nuociuto indiscrezioni, poi risultate infondate overo smentite, circa un accordo segreto sulla base di presunti nomi e incarichi, utile solo a procurare amarezze e arrabbiature tanto a Blasioli quanto ad Alessandrini.